6 morti di troppo

6 morti di troppo

Quando la politica è irragionevole e il senso di appartenenza a un “gruppo” fa perdere ogni collegamento con la realtà e il buon senso viene travolto dalla violenza.


di Lamberto Colla 10 gennaio 2021 307esimo giorno dell’anno 1 dell’era  COVID-19 – domenica   

Da alcune settimane era noto che il popolo di Trump stava letteralmente marciando verso la capitale e, come una valanga, ia massa si ingrandiva mano a mano che si avvicinava a Washington. Un corteo pacifico, che alla fine si è trasformato in delirio collettivo,  arrivando persino a sfidare il cordone di sicurezza per “conquistare” un “selfie” all’interno del palazzo del potere. 

“Io c’ero”, qualcuno posterà orgogliosamente su Facebook, il poco glorioso ingresso al palazzo del Congresso  americano in una delle giornate più oscure della democrazia occidentale. 

Scene di rivolta che hanno riportato alla mente le immagini di Hong Kong, commentate però con toni molto diversi, così come venne commentato diversamente l’assalto alla Casa Bianca del giugno scorso quando il sistema di sicurezza obbligò il Presidente a rifugiarsi nel bunker dopo il lancio di alcune bombe molotov. 

La morte del povero George Floyd fu la giustificazione per caricare di responsabilità il Presidente Trump. Insomma una ghiotta occasione, da cogliere cinicamente, per far perdere consenso elettorale di una buona parte della società afro-americana. 

Ad Hong Kong invece le proteste e al violenza venivano raccontate con toni compassionevoli  in quanto la protesta riguardava l’avversario cinese, espressione di una dittatura interna che ormai aveva conquistato il mondo con una dittatura economica.

The House of the People” – scriveva il Messaggero il 20 giugno scorso – è stata circondata da un terzo livello di sicurezza. Dopo le inferriate di ferro battuto, dopo i blocchi di cemento, adesso quasi quattro chilometri di una palizzata di acciaio nero alto due metri e mezzo si snodano ad abbracciare sia la residenza presidenziale che i due giardini pubblici che sorgono davanti al suo ingresso, Lafayette Park, e alle sue spalle, il grande prato dell’Ellipse.” E ancora poche righe dopo “Tuttavia è inevitabile che allo stato attuale delle cose negli Usa, una Casa Bianca “fortezza blindata” diventi un altro simbolo della crescente frattura fra il presidente e i suoi concittadini.” 

Alla fine era stata colpa di Trump anche l’assalto alla Casa Bianca, quindi contro sé stesso? 

“Che tempo che fa” del 3 dicembre 2019 Roberto Saviano aveva parlato della rivolta di Hong Kong come di un esempio di ribellione in forza di una libertà negata. “Una rivolta organizzata – commentava lo scrittore – da ragazzi che hanno avuto il coraggio di ribellarsi al regime cinese perché si sono resi conto che la libertà senza la democrazia è come una casa senza fondamenta. Libertà senza democrazia significa che sei libero di consumare quello che vuoi, ma non puoi decidere del tuo destino né avere spazi di decisione con gli altri. Questi giovani, da soli, sono riusciti a mettere sotto scacco il governo di Pechino. Da soli, perché non hanno ricevuto il supporto delle democrazie occidentali, e chi gliel’ha dato lo ha fatto in modo molto timido per paura di rovinare i rapporti commerciali con la Cina. I ragazzi di Hong Kong – come i loro coetanei che sono scesi in piazza contro i governi in Iraq, in Cile e in Colombia – stanno dimostrando al mondo che le nuove generazioni possono essere, ovunque, il motore del cambiamento.” 

Anche in questo caso abbiamo assistito a una “assoluzione” intellettuale della violenza, di una certa parte. 

Nel nostro piccolo anche qui abbiamo avuto modo di assaporare come la violenza di massa possa essere diversamente giustificata da media e / o movimenti politici. La protesta con assalto ai poliziotti di Piacenza del febbraio del 2018 o, sempre nei stessi giorni, il manifesto comparso a Modena dove si inneggiava alle Foibe con la scritta “Maresciallo siamo con te, meno male che Tito c’è”,

Una pagina ben poco edificante di quell’Emilia che amiamo e che consideriamo intellettualmente sofisticata.

Ecco quindi che la rappresentazione faziosa della realtà ha sempre una finalità politica e anche una responsabilità nei disordini contribuendo a radicalizzare gli estremismi di ogni parte che infine conducono, inevitabilmente, a scontri con danni, vittime e saccheggi. 

Ridicolo e imbarazzante il racconto in diretta di Mentana durante l’assalto al Congresso americano. 

La regia passa, probabilmente per errore, scene di film di super eroi che, con lanciafiamme e altri strani ordigni, combattono non si sa bene contro chi. Super eroi scambiati per facinorosi manifestanti pro Trump e, non riconoscendo il campo di battaglia, Mentana e il suo collega giornalista, con tono di circostanza funerea, commentano che potrebbe trattarsi di  riprese trasmesse da altre città dove la protesta violenta sta dilagando. 

Altrettanto ridicola e, mai accompagnato da scuse, è stata la gaffe di Andrea Purgatori (La7) che nel documentare la crisi tra Iran e USA ha mostrato un video presentandolo come “le immagini dell’uccisione del generale Soleimani”. Il filmato in questione, però, è tratto da un videogioco di qualche anno fa, AC-130 Gunship Simulator.

Sarebbe perciò utile che un po’ di autocritica la facessero i detentori dell’informazione.

E quelli che applaudono la sospensione dei social di Trump pensino che potrebbe accadere anche a loro e che più in generale un privato che offre un servizio pubblico non può permettersi di bloccare l’informazione. Può farlo un organo politico o tecnico incaricato sempre dalla politica. Diversamente è un gravissimo attacco alla democrazia, al diritto di opinione e alla libertà

Lo stesso Massimo Cacciari, filosofo e uomo di sinistra, ha ribadito il suo disappunto: “C’è un problema di fondo, che è al di là e al di fuori di Trump. E’ inaudito che imprenditori privati possano controllare e decidere loro chi possa parlare alla gente e chi no. Doveva esserci un’autorità ovviamente terza, di carattere politico che decide se qualche messaggio che circola in rete è osceno, come certamente sono quelli di Trump”.

Bene ha fatto invece Joe Biden a tentare di smorzare gli animi e concedere una uscita, per quanto possibile onorevole, al suo avversario super sconfitto; meno bene la speaker del senato, Nancy Pelosi, a insistere sulla attivazione del 25esimo emendamento, ovvero l’esonero dalla carica di Presidente,  giustificato dal fatto che Trump è uno “squilibrato” e potrebbe far esplodere una guerra nucleare. 

Ricordiamo che Trump è stato l’unico presidente statunitense a non aver fatto alcuna guerra a differenza di Obama che con 7 conflitti detiene il record tra gli ospiti della Casa Bianca. 

Meglio che ciascuno di noi rifletta distaccato su quanto lo circonda e ripensi alla politica come un confronto di idee e non come un incontro tra squadre di calcio che si stanno giocando la finale del campionato di categoria. 

La faziosità spinta conduce agli estremismi più radicati di destra e di sinistra. 

Infine la pandemia e l’isolamento forzato che l’accompagna non sta certamente giovando alla socialità e al confronto, anzi gioca a favore dell’inasprimento delle invidie, dell’arroganza e degli egoismi.    

 I 6 morti di Washington potevano non esserci se il buon senso avesse albergato nelle teste di ciascuno di noi.

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