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Il “Banco Vince”… sempre! E’ crisi ma non per tutti

Il “Banco Vince”… sempre! E’ crisi ma non per tutti

“Il banco vince sempre» lo insegna la statistica. Per quanto la matematica resti un patrimonio di pochi, questo postulato è però ben noto a chi sta al Governo, di Stato, Regioni e pubblici apparati in genere. Nel caos pandemico c’è comunque qualcuno che ha il coraggio, si fa per dire perché non è coraggio ma solo spregiudicatezza, di migliorare la propria posizione economica. Il buongusto, il rispetto e la pietà dovrebbero essere rispolverati… vero senatore Morra? 

APE, ma che bella pensata!

APE, ma che bella pensata!

piaggio_ape_c-foto-m-huwylerChissà come l’avrebbe sottolineata il grande Totò. Ti mando in pensione prima, ti riduco l’importo e ti gravo di un mutuo ventennale. D’altronde se i mutui non li accendono i pensionati,unici possessori di entrate certe, chi li può stipulare? 

di Lamberto Colla Parma 23 ottobre 2016

Infine arriverà il 4 dicembre. Giornata della liberazione dal referendum.  Nella speranza che dopo la vittoria del SI o del NO si possa tornare a parlare di economia e soprattutto di lavoro con l’augurio che, con le teste sgombre da problemi elettorali, i benpensanti di Roma ritrovino un po’ di lucidità.

Credo, e non voglio essere sospettoso, che la lucidità intellettuale non sia stata da guida alla pensata dell’APE (Anticipo Pensionistico), semmai sia  stato il frutto di quella quota di cervello propensa al sadismo. 

Se all’inizio si poteva pensare che la notizia fosse una delle tante assurde seminate su Facebook, con l’andare del tempo invece, è diventata sempre più popolare per finire infine, nell’ultimo Consiglio dei Ministri (15/10/2016 n° 136), ad avere un capitolo tutto suo e una assegnazione di risorse per 7 miliardi (in tre anni), quindi una cosa seria!

“L’Anticipo pensionistico (APE) spetta ai lavoratori che – si legge nel comunicato stampa della presidenza del consiglio  abbiano almeno 63 anni e sono a 3 anni e 7 mesi dalla pensione di vecchiaia. Potranno accedere all’APE sociale i lavoratori che abbiano almeno 30 anni di contributi se disoccupati, invalidi o con di parenti 1° grado con disabilità grave oppure per chi avrà raggiunto i 36 anni di contributi facendo dei lavori cosiddetti “pesanti”. Queste categorie di lavoratori potranno andare in pensione fino a tre anni e sette mesi prima senza nessun onere fino a 1.500 euro lordi di pensione. Potranno accedere all’APE volontaria i lavoratori che avranno 20 anni di contributi versati, in questo caso la rata di restituzione del prestito andrà di media dal 4,6% al 4,7%. L’APE aziendale ha gli stessi meccanismi di funzionamento di quella volontaria, ma i costi dell’operazione del prestito saranno a carico dell’azienda. Tutti gli iscritti presso due o più forme di assicurazione obbligatoria avranno diritto al cumulo gratuito dei contributi ai fini della pensione anticipata e di vecchiaia.”

In breve sintesi l’APE sarebbe, secondo i nostri politici, una risposta adeguata allo sconsiderato aumento dell’età pensionabile messo in campo dai predecessori di Matteo Renzi (leggi Fornero/Monti). E allora, per non essere da meno in termini di fantasia e sadismo, anziché rimuovere l’ostacolo, il Governo ha pensato di dare il ben servito, a chi dopo una vita lavorativa e spesso molto pesante, premiandolo con un bel mutuo sul groppone. Neanche al miglior Fantozzi sarebbe accaduta una cosa simile.

Forse, avranno pensato, con un colpo solo risolviamo due problemi:

liberiamo anticipatamente dei posti di lavoro che potranno andare a disposizione di giovani (ovviamente ventenni con pluriennale esperienza nel settore, disponibilità a trasferte e madrelingua inglese, tedesco e cinese!);

sosteniamo il sistema bancario che non riesce più a fare accendere un mutuo nemmeno a pagarlo.

Intanto che ci si arrovella a trovare soluzioni improbabili ai problemi nazionali, l’economia sommersa è in costante crescita e ormai stimata prossima ai 200 miliardi, i licenziamenti per giusta causa sono aumentati del 31% e le assunzioni sono diminuite. E’ bastata la promessa di eliminare Equitalia, per far raffreddare i bollenti spiriti degli italioti ormai incapaci, non solo a reagire, ma a giudicare con equità e soggettività.

Per il futuro meglio attrezzarsi con un calessino, APE ovviamente.

(Foto:Piaggio Ape_C-foto-M.Huwyler)

SOMMARIO Anno 15 – n° 24 19 giugno 2016 –

SOMMARIO Anno 15 – n° 24 19 giugno 2016 –

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Mutuo mon amour!

Tutti pazzi per il mutuo. Soprattutto dopo una vita di tribolazioni e sofferenze ecco che un mutuo ventennale che grava sulla coscienza al tramonto della vita è ciò al quale tutti ambiscono.

di Lamberto Colla Parma, 19 giugno 2016.

Non si può dire che i nostro politici manchino di fantasia e tantomeno di gusto sadico.

La soluzione proposta per aumentare la flessibilità in uscita dal lavoro è sicuramente originale, finanziariamente favorevole e economicamente sostenibile dallo Stato. Se il ragioniere del governo Ministro Pier Carlo Padoan si sente di licenziare la proposta, allora nulla da eccepire sul piano tecnico.

MA…

Ancora una volta si è affrontato un tema delicato e destinato a categorie deboli, seppure dall’apertura della crisi a oggi la categoria dei pensionati sembra essere   diventate una categoria forte sulla quale fanno affidamento, in famiglia i figli disoccupati e lo Stato per fare cassa, con un approccio ragionieristico e non politico né sociale.

La legge Fornero non si tocca, si critica ma, a quanto pare, non si tocca.

Si toccano invece quei lavoratori, a fine carriera, che per proprie ragioni o a causa di crisi aziendale sono costretti a abbandonare anzitempo il lavoro.

Quella classi ’51-’55, talmente abituate a soffrire con i mutui, quello della prima casa e poi quello che si sono trovati a dover onorare in subordine ai figli rimasti impanati a metà del guado per l’improvvisa e perdurante crisi, che sarebbero disponibili a anticipare l’età pensionabile di tre anni, accettando un assegno ridotto e per di più con un mutuo ventennale al ragionevole tasso del 15% garantito da un premio assicurativo.

La proposta governativa è di fatto una sorta di “mutuo subrime”, o di credito al consumo, che oggi si vorrebbe applicare alle pensioni.

Una scommessa sul futuro; così come fu una scommessa persa l’emissione di quella massa di prodotti derivati, poi rivelatisi tossici, che hanno messo in crisi il sistema economico occidentale in men che non si dica e databile in quell’anno funesto che fu il 2008.

E’ quello che tutti desiderano!

Un provvedimento che, a dire del governo, servirà anche a creare posti di lavoro per i giovani.

Ma dove? Se una azienda è in crisi e i lavoratori più anziani e con maggiore esperienza, dovessero accettare il male minore e raccogliere il salvagente “buco” del governo, quali posti di lavoro verranno occupati dai giovani?

No, ancora una volta non ci siamo. Una offerta improponibile e irricevibile che offende il cittadino e il lavoratore, che non apre sbocchi di lavoro ai giovani e tende a aumentare la fascia di soggetti prossimi alla soglia di povertà, se non subito entro pochi anni dal pensionamento anticipato.

Una risposta al problema certamente originale e fantasiosa ma molto pericolosa. Ipotecare il futuro stipulando un prestito in banca per andare in pensione prima non è una risposta intelligente al problema e metterebbe ancor più a rischio la sostenibilità sociale.

Personalmente dico: meglio la galera che un cappio al collo.

Il Manifesto (Quotidiano Comunista) l’ha definita una operazione che trasforma il Welfare in Bankfare.

Che sia una manovra “renziana” per creare un governo di larghe intese facendo avvicinare l’estrema destra con l’estrema sinistra del Parlamento?

C’è qualcosa di sgranato, direbbero i nostri vecchi traducendo in italiano una tipica frase parmigiana, “A ghé quel ed sgrané!”

   

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