Di Lamberto Colla Parma 12 aprile 2026 – Non vi sentite un po’ come la rana in pentola sul fuoco?
Se non avete coscienza di questo trattamento “termale” in corso, non meritate di proseguire la lettura perché sarete facilmente influenzabili contro i presunti “complottisti”, magari anche omofobi, fascisti e perché no, pure razzisti.
Il principio della rana bollita offre il fianco a una riflessione acuta, attraverso la rappresentazione allegorica dei comportamenti sociali:
Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda, nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50°, avrebbe dato un forte colpo di zampa e sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.
Il testo di Noam Chomsky è una rappresentazione critica dell’impoverimento morale e culturale della collettività, che porta all’ingiustizia, alla disuguaglianza e, in ultima istanza, al disfacimento sociale.
Ormai sono molti anni che ci hanno messo in acqua. E’ stata accesa una prima batteria di pentole nel 2020, con quell’esercizio sociale di compressione delle libertà in ossequio al “covid” attraverso il quale si è misurata la sopportazione alla reclusione, quasi spontanea, alla limitazione agli spostamenti in generale, poi alla limitazione governata degli spostamenti autorizzati solo a certuni per arrivare addirittura a far espellere dal lavoro e sanzionare liberi cittadini e liberi pensatori.
Ed ora si ricomincia.
Questa volta il liquido nella pentola è la crisi energetica. Tanto vero quanto vera era la pandemia. E noi siamo ancora felici di crogiolarci in questa nuova pentola in riscaldamento lento.
La crisi climatica è comunque una costanza.
Noi a bere con cannucce biodegradabili e dall’Ucraina al Medio oriente allargato da 4 anni buttano in atmosfera centinaia di missili al giorno, ma sono i nostri comportamenti a modificare il clima e perciò a novembre, con il licenziamento dell’EURO 7, verrà messo al fianco del conduttore un vigile elettronico pronto a sanzionarci, sia con dati oggettivi sia con dati soggettivi e presuntivi. Ma ne parleremo più avanti e faremo un capitolo sé stante prossimamente.
La guerra in medio oriente è la scusa per convincere il popolo “anfibio” a credere a una reale crisi energetica e perciò ad abbandonarsi comodamente nella pentola, pensando di contribuire al miglioramento climatico e a salvaguardare le riserve strategiche per i voli d’emergenza, i trasporti alimentari e di sopravvivenza.
Così nell’acqua bollente accenderemo i device per la DAD (Didattica a Distanza) per contribuire a rendere sempre più ignoranti e video dipendenti i giovani già alienati dal lockdown pandemico.
Lo Smart Working sarà esteso nuovamente e l’EURO 7 metterà in collegamento le nostre auto a sistemi centralizzati di controllo abilitati al sanzionamento.
Non è per caso che ci stiano prendendo per i fondelli?
Già si parla di 3€/litro per il gasolio a fronte di petrolio quotato 100$ al barile.
Una sproporzione inaccettabile se si pensa che nel 2012 il petrolio aveva raggiunto i 144$/barile e il carburante alla pompa non superava 1,30€/litro. Pur considerando il limitatissimo tasso di inflazione annuale resteremmo ben lontano dai 3 euro previsti.
La pressione la fanno i finanzieri, quelli che governano il mondo muovendo capitali immensi in frazioni di secondo.
Tanto per dare un indicatore, due giorni prima della entrata in guerra contro l’IRAN da parte di USA e Israele, i FUTURE quotavano al rialzo ipotizzando il costo incrementato del petrolio a 4 mesi successivi e le pompe di benzina adeguarono nell’immediatezza il costo dei carburanti al consumo.
Le compagnie petrolifere non attesero nemmeno di esaurire le scorte ma specularono innalzando da subito il prezzo sulla base di una scommessa (future) e non del valore reale di mercato con scorte acquistate in precedenza a valori enormemente inferiori.
Attenzione però che le stesse compagnie non sono state e non saranno altrettanto solerti nell’adeguare al ribasso i prezzi coerentemente con calo del petrolio che dovesse seguire.
Questo gioco d’elastico è quello che ha consentito allargare la forbice tra prezzo del petrolio e prezzo alla pompa che si amplia sempre più a ogni fluttuazione positiva e poi negativa, dove l’incremento è sempre ben superiore al successivo decremento che diventerà, conseguentemente, il nuovo punto di partenza per il nuovo successivo aumento.
Ma se questa è la variabile endogena, quella esogena attuale è ancor più sbalorditiva.
L’allarmismo strategico.
Facciamo un po’ di chiarezza, perché qui si sta creando un allarme che non sta in piedi.
Veramente il Vecchio Continente rischia di restare a secco di petrolio e gas a causa della chiusura dello stretto di Hormuz?
I dati ufficiali lo escludono, ma il refrain è sempre lo stesso, ovvero non arriva abbastanza petrolio e sufficiente gas.
Invece i dati indicano che da Hormuz passa il 20% del petrolio e del gas mondiale.
Ma si omette di dire che circa l’80% di quel flusso finisce in Asia, in Paesi come Cina, India e Indonesia.
Il che vuol dire che al resto del mondo arriva solo una piccola fetta. E dentro quella fetta ci stanno anche Africa ed Europa.
Alla fine dei conti, in Europa arriva appena il 4% circa di quel totale.
E allora a che scopo questo bombardamento mediatico sulla crisi energetica? Annunci di riserve per solo 30 giorni o al massimo 90 e compagnie aeree che pronosticano voli a terra senza preavviso.
Tutto ciò ha lo scopo di far schizzare bollette e carburanti, per offrire infine una soluzione semplice ed efficace che convincerà tutti a:
- ridurre la velocità;
- Volare di meno;
- Lavorare da casa;
- Lasciare l’auto privata e prendere i mezzi pubblici.
E non è finita: solo poco tempo fa si invitavano i cittadini europei a prepararsi alla guerra, a preparare una borsa di emergenza, pronti a combattere i soldati russi ormai sulla zerbino di casa.
Siamo passati dalla pandemia alla guerra, sempre con lo stesso sottofondo: allarme continuo.
Una narrazione che, guarda caso, ricorda molto quella del COVID-19, quando in nome della paura si sono accettate limitazioni che in tempi normali avrebbero fatto scendere milioni di persone in piazza.
E qui sta il punto centrale.
La paura è lo strumento più efficace che esista. Con la paura si è disposti ad accettare qualsiasi cosa: restrizioni, controlli, cambiamenti drastici nella tua vita quotidiana.
Tutto “per il tuo bene”… O No?
In condizioni normali, quelle stesse misure verrebbero rifiutate senza esitazione. ma quando entra in gioco la paura, il metro di giudizio cambia completamente.
Piogge intense e prolungate su tutta Italia, neve abbondante dalle alpi al Vesuvio, ma si continua a scrivere che il precedente anno ha raggiunto il record di temperatura.
E’ vero perché lo dice la TV … ma così non è, come non è vero che la CO2 sia un veleno per l’ambiente anzi è il nutrimento per le piante che stanno riconquistando il terreno su tutto il globo, così come i ghiacci polari si stanno ampliando… ma la narrazione ufficiale è sempre la stessa. “Il clima sta cambiando rapidamente e allora occorre intervenire sempre più pesantemente.”
Non è stato sufficiente distruggere l’industria automotive europea con il mito dell’elettrico salvifico, ma si persevera sempre sull’errore come si continua a sostenere una Ucraina sostenendo che sia una difesa contro l’invasione Russa che mai ha avuto tali velleità. Quando lo fece fu per liberare dal nazi fascismo per poi rientrare subito ordinatamente entro i confini dell’URSS.
Dal prossimo 26 novembre entrerà in vigore l’EURO 7, la nuova normativa europea sulle emissioni dei veicoli che non introduce limiti di scarico più severi per i motori a combustione rispetto all’Euro 6, ma disciplina per la prima volta le emissioni di particolato da freni e pneumatici. In aggiunta la nuova disposizione prevede un sistema di On-Board Monitoring in grado di certificare all’autorità ogni modifica che incide su motore e scarico.
Una sorta di VIGILE a bordo — Il vigile elettronico risponde alla richiesta che fa Euro 7 di garantire per un periodo di 10 anni o 200.000 km la conformità agli standard di emissioni, e dunque sfrutta una rete di sensori già presenti a bordo per raccogliere dati sulla produzione di ossidi di azoto NOx e particolato. Lo scopo non è solo quello di segnalare al guidatore la condizione istantanea di mancato rispetto dei limiti, ma anche di inviare potenzialmente alle Autorità competenti le indicazioni sul funzionamento e dunque sullo stato di manutenzione del mezzo, ma anche di elaborazione e potenziamento non debitamente omologato, soprattutto per quanto riguarda le regolazioni delle centraline di motore e dei sistemi di trattamento dei gas di scarico.
NO Austerity!
… W la Libertà e l’informazione vera!









(Vignetta di Copertina a cura di Romolo Buldrini L’Aquila) – Altre vignette realizzate con AI.)
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