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La sofferenza e la Pasqua. Il punto di vista cristiano.

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Di Marco Santoro 5 aprile 2026 – Siamo discendenti di Adamo peccatore, abbiamo tutti una natura di peccato, cioè corrotta, portatrice di tutti e sette i vizi capitali (superbia, lussuria,  materialismo, invidia, irascibilità, golosità, pigrizia).

Siamo tutti così.

L’ha spiegato Gesù Cristo e la Storia, individuale e collettiva, e la vita sociale, stanno lì a dimostrarlo. Punto.

E non è affatto facile correggersi, cambiare. Convertirsi significa cambiare natura, progressivamente, significa passare vieppiù dalla materia allo Spirito, con l’aiuto di Dio (che si ottiene con la preghiera, i Sacramenti, la penitenza, la vita comunitaria, lo studio dei libri dei Santi, Sacra Scrittura in primis).

Nelle altre epoche cristiane che siamo peccatori per natura era noto e scontato. Oggi, spesso anche nella Chiesa, non più e di conseguenza non si capisce la necessità di una vita di umiltà, di preghiera e di penitenza. Nella contemporanea società saccente e opulenta, gaudente e superba, tutti vogliono in realtà godersi la vita e continuare a credersela, ed anche l’insegnamento cristiano, tra i sedicenti credenti, è stato spesso accomodato a questi desideri di fondo, inconfessati e inconfessabili.

I soggetti sociali più secolarizzati, gaudenti e superbi (cfr. Vangelo di Giovanni, cap. 3,19-21), di solito conformisti, hanno invece, con scuse di moda, pseudo culturali e pure pseudo scientifiche, prodotte dalle élites culturali, ormai completamente rifiutato l’insegnamento di Cristo.

Le sofferenze terrene servono a correggere e purificare i peccatori (cfr. Ebrei 12), cioè tutti. Ma non tutti imparano la lezione.

La Didaché, manuale didattico delle prime comunità cristiane, più antico del 4° Vangelo, insegna ad accettare tutto “dalle mani di Dio”. Don Dolindo Ruotolo, santo sacerdote napoletano, amico di padre Pio, insegnava che noi soffriamo per i nostri peccati.

Nessuno, Gesù in primis, dice che sia facile.

Il cristiano si porta la sua croce, quale che sia, in silenzio, senza lamentarsi, come Gesù, “come pecora muta di fronte ai suoi tosatori… come agnello condotto al macello” (Isaia 53, Canto del Servo di Jahwè).

E perché la sofferenza degli innocenti?

1) Innocenti sono solo i bambini piccoli, vittime sacrificali di peccati altrui. Tra gli adulti, solo Gesù e la Madonna erano senza peccato.

2) I Santi, le anime vittime, i veri credenti, le persone veramente buone di ogni epoca e cultura, soffrono, in certa misura, in parte, per i peccati altrui, espiati i propri.

3) Non datur.

Chi si porta la sua croce, con Cristo, viene risuscitato da Dio, dalla sua morte interiore, psicologica, in questa vita, e dalla morte eterna, anche del corpo, successivamente. Questa è la speranza cristiana, fondata sugli insegnamenti di Cristo e sui miracoli da Lui compiuti. E questo il vero significato delle celebrazioni e dei festeggiamenti per la Pasqua che viene.

Marco Santoro

2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell’Aquila 2002.

Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino

Docente di Filosofia e Storia nei Licei

Professore a contratto all’Università di Cassino. Autore di pubblicazioni scientifiche.

Duomo di Parma – Foto Francesca Bocchia

(copertina realizzate con AI.)

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