“No al Mercosur senza reciprocità e controlli serrati”. Gli agricoltori reggiani hanno manifestato oggi davanti al Parlamento europeo
Tanti agricoltori reggiani hanno manifestato oggi davanti al Parlamento europeo a Strasburgo, partecipando alla grande mobilitazione contro l’accordo Ue-Mercosur. Una presenza compatta, visibile e determinata, guidata dal presidente di Cia Reggio Emilia, Lorenzo Catellani, e dal direttore Fabio Pedocchi, che hanno accompagnato gli imprenditori agricoli del territorio per portare direttamente in Europa le loro richieste.
Catellani parla di “momento decisivo” per le imprese reggiane, reduci da anni difficili affrontati – sottolinea – «con sacrificio, responsabilità e continui investimenti in qualità, tracciabilità e sostenibilità». Per questo, spiega, l’accordo così come proposto «non è accettabile», perché consentirebbe l’ingresso sul mercato europeo di prodotti «che non rispettano minimamente i nostri standard sanitari, ambientali e di sicurezza alimentare». Il rischio, secondo Catellani, è quello di compromettere la competitività dell’agricoltura reggiana: «Non possiamo competere con chi non ha le nostre regole. A Bruxelles abbiamo portato le nostre storie nelle scorse settimane, oggi le ribadiamo a Strasburgo. Non chiediamo privilegi, chiediamo equità».
Al fianco del presidente, il direttore Pedocchi ha sottolineato come la delegazione reggiana abbia voluto dare un segnale chiaro: «Accetteremo il Mercosur solo alle nostre condizioni. Senza reciprocità vera e controlli serrati non può esserci accordo».
Dalla piazza è intervenuto anche il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, che ha richiamato i dati più allarmanti legati all’intesa. Secondo Cia, l’accordo potrebbe mettere a rischio fino a 40mila posti di lavoro nell’agroalimentare europeo, colpendo in particolare zootecnia e risicoltura. Al centro delle preoccupazioni c’è l’impatto sui prezzi: con i Paesi del Mercosur che producono 38,5 milioni di tonnellate di carne contro i 3,3 milioni dell’Italia, l’eliminazione dei dazi potrebbe mettere sotto forte pressione le filiere nazionali. Analoga la situazione per ortofrutta e riso, comparti dove la concorrenza a basso costo rischierebbe di comprimere i margini delle aziende italiane e ridurre la competitività sui mercati esteri.
A pesare è anche la questione dei controlli. Cia ricorda un recente audit Ue che ha evidenziato l’arrivo in Europa di carne non conforme contenente l’ormone estradiolo 17-beta, nonostante la sospensione volontaria delle esportazioni da parte del Brasile. Episodi che, secondo l’organizzazione, mettono in discussione non solo la sicurezza delle importazioni, ma anche la fiducia dei consumatori verso filiere italiane che rispettano standard molto più severi.
Per Fini, la mobilitazione di Strasburgo rappresenta «un passaggio necessario» dopo quella di Bruxelles: «Era impensabile non essere qui – spiega –. Difendere l’agricoltura significa difendere la qualità del cibo e il lavoro delle imprese italiane. Continueremo a farlo in ogni trattativa europea, perché le sfide non sono finite: dalla Pac agli accordi di libero scambio, ci attende un periodo in cui serviranno fermezza e visione».













































