Al TTG di Rimini, il Destination Manager del Consorzio ci racconta il progetto
Di Guglielmo Mauti Rimini, 16 ottobre 2026 – Il parmigiano come esperienza e non più come prodotto, all’interno di un’area geografica riconoscibile anche all’estero. Sono questi i presupposti da cui progetto “Vivi il Parmigiano Reggiano”, presentato alla fiera TTG di Rimini.
Ne abbiamo parlato con Cristiano Casa, Destination manager del Consorzio Parmigiano Reggiano, presente allo stand della Fiera TTG Travel Experience, manifestazione leader nel Mediterraneo per il turismo mondiale.
“Ho lavorato sullo sviluppo di questo progetto da dicembre e da gennaio siamo operativi. La linea di fondo di “Vivi il Parmigiano Reggiano” è che il Parmigiano Reggiano da prodotto diventi anche un luogo da visitare. Quello che dico sempre, e ormai è diventato un ritornello, come la gente va nello Champagne o nella zona del Chianti, è che a tendere si possa dire “vado nel Parmigiano Reggiano” associando il prodotto, il nome del prodotto al nome di un’area ben definita, quella della DOP: le province di Reggio, Parma, Modena, Bologna (a sinistra del Reno) e Mantova (a destra del Po).
E ovviamente, che al centro di questa strategia è fondamentale la visita (e la degustazione) presso i caseifici e dialogare con il casaro per vedere come si fa il Parmigiano Reggiano. per conoscere la storia, la tradizione, la cultura e tutta una filiera che noi magari diamo per scontata ma che invece è fondamentale come la vite e le cantine lo sono per il vino.
Ribadisco l’importanza dell’esperienza: trasmettere le emozioni che noi viviamo con il Parmigiano Reggiano, come scagliarti la punta prima di cena o farti l’aperitivo con una bolla che sia la Malvasia, la Spergola, il Lambrusco, l’Alta Langa o un Franciacorta con una scaglia di Parmigiano è un po’ il nostro stile di vita che normalmente è sempre molto apprezzato sia fuori Regione che all’estero.
La prima parte del progetto riguarda l’accreditamento dei caseifici in grado di accogliere e di ospitare visitatori, definendo degli standard uguali per tutti come la conoscenza dell’inglese o i requisiti degli spazi disponibili. Metteremo a disposizione anche dei contributi per la formazione e l’implementazione di spazi, per garantire il miglioramento delle strutture dove si fanno le visite.
Ad oggi il Consorzio conta sulla presenza di 300 caseifici associati, molto diversi tra loro per caratteristiche e dimensioni. L’obiettivo è che dai dagli attuali 20 caseifici già operativi sulle visite, si arrivi a 40 distribuiti uniformemente su tutto il comprensorio nell’arco di tre anni, triplicando i 100.000 visitatori presenti oggi.
La seconda parte del progetto è un’azione di Domination con un piano di comunicazione molto forte, coinvolgendo le stazioni ferroviarie, (Mediopadana in primis), gli Aeroporti, i caselli autostradali, stazioni di servizio, considerando che 4 milioni di persone dormono nelle nostre zone almeno una notte. I nostri mercati di riferimento sono sicuramente gli Stati Uniti, Francia e Germania e partiremo da lì per promuovere la nostra area.
Il terzo punto del progetto sono le collaborazioni per collegare l’idea del Parmigiano Reggiano alle altre eccellenze del territorio: stiamo parlando ad esempio degli altri produttori di prodotti IGP come il Prosciutto di Parma, l’Aceto balsamico tradizionale di Modena di Reggio Emilia, il Lambrusco. Ma pensiamo anche al mondo della Motor Valley che ha un altro cluster di attrazione o a quello dell’ Opera del Teatro Regio di Parma con cui siamo il partner o a quello di Pavarotti a Modena. Il Parmigiano Reggiano deve diventare una chiave d’accesso per venire a vivere il territorio.”
È importante anche la parte hospitality?
“Le strutture già ci sono e sono adeguate ma siamo ancora un territorio da overtourism. Nel momento in cui crescerà la domanda crescerà anche un’offerta di lusso, ad oggi magari meno presente.”
Da dove siete partiti con questa idea?
“L’idea del piano di marketing è che il Parmigiano Reggiano diventi sempre di più un marchio iconico e che il suo nome venga associato ai formaggi duri, con tutto il rispetto per gli altri. Attualmente il nostro mercato è diviso equamente tra Italia ed estero ma l’obiettivo è di aumentare quest’ultimo, sia perché si possa garantire una fascia di prezzo più alta ai nostri Caseifici associati, sia perché si possa incrementare la nostra presenza in altri mercati stranieri. La cosa particolare che abbiamo rilevato è che i Paesi dove siamo già presenti sono gli stessi di provenienza dei visitatori che vengono nel nostro territorio: evidentemente il meccanismo di “creare un feeling con i caseifici e portarsi a casa un’esperienza” funziona già da anni.
Quando sono stato assessore al turismo di Parma ho accompagnato due influencer svizzeri in giro per la città. I due comunicatori hanno apprezzato moltissimo l’aperitivo con il Parmigiano, un po’ come avviene con la birra in Irlanda.
Così come altri brand sono riusciti a farsi associare all’aperitivo, anche noi vogliamo creare un brand che vada oltre la semplice denominazione di formaggio duro da tavola.”












































