Antibiotico resistenza

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Di Antonio Marsilio Torino 29 aprile 2024 – L’Organizzazione Mondiale della Sanità in collaborazione con le Autorità Sanitarie dei singoli paesi sorveglia con preoccupazione l’andamento del fenomeno che provoca ogni anno più di un milione e trecentomila decessi stimati con una tendenza all’aumento per il prossimo futuro. Le cause sono note da tempo e vanno rintracciate nell’eccessivo consumo di antibiotici per uso umano e negli allevamenti animali mentre nei paesi in via di sviluppo la diffusione dell’antibiotico resistenza è legata alla cronica carenza di acqua non inquinata, di adeguati servizi igienici e di presidi sanitari di base. Un fenomeno che sta minacciando la sicurezza degli interventi chirurgici, i trapianti, la chemioterapia i caposaldi della medicina moderna. Un indesiderato ritorno al passato.

È un tema scottante di salute pubblica e finalmente l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso di intervenire. A settembre 2024 ospiterà un incontro ad alto livello per discutere della resistenza antimicrobica, il primo incontro di questo tipo dal 2016. La speranza degli operatori del settore è che questo tema possa avere una larga risonanza internazionale ed esca dal cerchio ristretto dei dibattiti fra specialisti. Un altro risultato auspicabile sarebbe la assunzione da parte degli Stati membri di impegni reali sugli interventi per il controllo del loro utilizzo in campo sanitario, in particolare sugli allevamenti animali che ne consumano le maggiori quantità.

Anche l’atmosfera è un vettore chiave per diffusione della resistenza agli antibiotici. È stato dimostrato che le polveri sottili PM2,5 presenti in particolare nelle grandi città possono veicolare diversi ceppi di batteri e geni resistenti agli antibiotici, che si spostano spesso per grandi distanze trascinati dagli eventi atmosferici e vengono inalati dagli esseri umani, provocando lesioni e infezioni del tratto respiratorio. Una pericolosa e diffusa famiglia di batteri le Enterobacteriaceae resistente ai carbapenemi il principio attivo di antibiotici a largo spettro di azione, è conosciuta per la sua abilità di muoversi nell’ambiente attraverso il trasferimento orizzontale di materiale genetico tra batteri e batteri, ma anche fra batteri e esseri umani.

In tema di resilienza agli antibiotici il primo nella lista della pericolosità secondo il Center for Disease Control è il batterio opportunistico della specie Acinetobacter baumanii perché è la causa prima di pericolose infezioni fra gli immunodepressi e gli ospedalizzati e per la sua capacità di sopravvivere in molti ambienti. Può rimanere attivo per settimane negli impianti di condizionamento degli ospedali, sulle tastiere dei computer, sulla pelle e su molte superfici. Il suo particolare corredo genetico in pochi anni lo ha reso resistente a molti antibiotici anche di ultima generazione, come i carbapenemi e i fluorochinoloni, e raggiunge alti tassi di mortalità che possono superare anche il 50% dei pazienti colpiti.

È in corso la ricerca di nuovi principi attivi e per uno di questi sono già stati avviati i primi trial previsti dalle procedure cliniche di certificazione sanitaria dei farmaci. Si tratta dello zosurabalpin, che in alcuni trials in vitro ha eliminato molti ceppi antibiotico resistenti di A. baumannii. Ha avuto gli stessi effetti in alcuni studi in vivo realizzati sui topi. I primi risultati della sperimentazione clinica di questo nuovo principio attivo sono attesi alla fine del 2024, ma ci vorrà ancora molto, troppo tempo prima che venga approvato purché ottenga sempre risultati positivi in tutta la filiera di studi clinici successivi a quelli preliminari. Purtroppo gli ostacoli in questa perenne guerra fra batteri e farmaci non sono solo di natura scientifica, ma anche di tipo economico.

Lo sviluppo di un nuovo antibiotico sovente costa più di 1 miliardo di dollari, ma il rientro finanziario dell’investimento non è quasi mai garantito. Per le sue caratteristiche di nicchia non è possibile utilizzarlo su larga scala e questo significa che probabilmente arriverà a fatturare meno di cento milioni di dollari all’anno una volta immesso sul mercato, troppo poco in termini di rientro economico sostenibile per l’azienda produttrice. Va inoltre considerata la minaccia, molto reale, della comparsa di una specifica forma di resistenza antimicrobica che ne può ridurre notevolmente il suo ciclo di vita.

L’OMS ha messo più volte in guardia i governi sul potenziale pericolo che rappresenta l’antibiotico resistenza sia per la salute pubblica che sulle possibili implicazioni economiche. “Del tema economico si è recentemente interessata una Commissione Parlamentare della Gran Bretagna e la Banca Mondiale” commenta Laurence Roope “Le loro conclusioni sono diverse come era del resto prevedibile data la complessità del fenomeno, ma entrambe concordano sulla previsione che entro il prossimo decennio gli effetti dell’antibiotico resistenza sulle società potrebbero superare quelli del cancro sia in termini di decessi che di costi”.

In risposta a queste previsioni e alle sollecitazioni dell’O.M.S. si è mossa la Gran Bretagna. Nel 2019 ha lanciato un programma di “abbonamento” attraverso il quale alle aziende viene pagata una tariffa annuale fissa basata sul valore che assume il farmaco per il sistema sanitario, piuttosto che sul numero di dosi effettivamente vendute. Altri paesi stanno prendendo in considerazione piani simili. Negli Stati Uniti, un gruppo bipartisan di legislatori ha sostenuto il Pioneering Antimicrobial Subscriptions to End Upsurgement Resistance Act, che porterebbe alla creazione di un programma molto simile. Ma la legge ha incontrato impreviste difficoltà politiche nel suo iter parlamentare all’interno del Congresso degli Stati Uniti e per ora la sua approvazione è stata rimandata.

l’Unione Europea pur sollecitata in materia non è ancora stata in grado di approvare anche solo una prima bozza di intervento legislativo in materia. È però arrivato il tempo che i governi passino dalla fase di studio e di valutazione delle diverse opzioni in termini di fattibilità all’intervento operativo sul campo. Nell’ambiente dei ricercatori avanza l’ipotesi che la prossima pandemia possa essere collegata ad una massiccia diffusione dell’antibiotico resistenza…Un evento non auspicabile che porterebbe indietro di novanta anni le lancette dell’orologio della medicina.

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