Home Agroalimentare “Febbre alta” per il mais.

“Febbre alta” per il mais.

0
182

Di Lamberto Colla Milano, 24 marzo 2026 – Il mais è ormai un malato grave, ma la sua importanza nelle filiere delle eccellenze agroalimentari italiane è talmente elevata che risulta indispensabile analizzare lo scenario attuale e proiettando il futuro attraverso una più stretta complice collaborazione tra tutti gli attori, economici, sindacali e politici. 

“Come si costruisce il Mercato: domande sul mais, è il titolo dell’incontro milanese organizzato dalla più antica e autorevole borsa cerealicola d’Italia. 

Alberto Fugazza, Segretario di Granaria Milano,  ha fatto gli onori di casa ed ha ringraziato i tanti operatori convenuti.  La Presidente Barbara Soravia Gnocco ha quindi preso la parola per invitare  Dario Frisio, professore dell’Università di Milano,  a illustrare il quadro complessivo, nazionale, europeo e internazionale del mais, a cui ha fatto seguito una tavola rotonda moderata da Mario Boggini – Vice Presidente di Granaria Milano,  che ha intervistato con qualche sottile provocazione, gli illustri ospiti: Federico Bernabini – Grains Trading Manager Bunge Italia spa

Carlo Biazzi – Amministratore Delegato Biazzi srl, Cesare Soldi – Presidente Associazione Maiscoltori Italiani e Massimo Zanin – Presidente Assalzoo, portando ciascuno il bagaglio della loro esperienza, maturata in punti di osservazione privilegiati e di eccellenza.

Il cattedratico, accompagnato da un carnet di slides, ha esposto l’analisi del mercato globale del mais, sia dal punto di vista delle produzioni, sia degli stock che della combinazione dei fattori che lo condizionano. 

Ecco alcuni dati esemplificativi dell’intervento del professor Frisio.

Le produzioni mondiali sono in ordine mentre gli stock, se si esclude la Cina, sono in calo. Import in recupero di 7 Mt a livello mondiale, guidato dalla risalita dell’import cinese. Ancora in crescita  è l’export di USA (+11 Mt) e Brasile (+2 Mt), ancora distante dal livello di inizio decennio, in recupero invece sono Argentina (+7 Mt) e Ucraina (+2Mt).

La Cina detiene il 61,5% degli stock mondiali, ma nel 2023/24 erano il 67%, e presenta uno «stock-to-use» del 56%, in netto calo ma sempre molto elevato. Gli USA salgono al 18,5% degli stock mondiali mentre lo «stock-to-disappearance» dovrebbe risalire dal 10,3% a circa il 13,0% > sulla spinta al ribasso dei prezzi.

Sul fronte EU-27, gli  stock sono in ulteriore calo (ridotti a circa 6 Mt) con uno «stock-to-use» che dovrebbe scendere sotto l’8%.

Analizzando l’andamento storico del prezzo del mais, il livello record del prezzo medio è stato raggiuto nel 2022, in termini nominali, vicino a 320 $/t. In termini reali, al netto dell’inflazione, il prezzo medio del mais nel 2022 è risultato inferiore solo a quelli del

biennio 1973-74 (primo shock petrolifero) quando venne sfiorata la soglia di 350 $/t (ovviamente come prezzo rivalutato).

Prezzo medio del 2025: 203 $/t. e a  Febbraio 2026: 210 $/t sopra i livelli medi dell’ultimo biennio.

Il professore è quindi entrato nel dettaglio dei prezzi internazionali extra europei, quindi di quelli europei e infine quelli nazionali.

Nella seconda settimana di marzo 2026 il prezzo medio nazionale è risultato pari a 225,8 €/t, in ribasso di circa 14€/t sulla stessa settimana del 2025, ma in rialzo di quasi 29 €/t sul 2024. Tra ottobre 2025 e marzo 2026 il prezzo medio è oscillato tra un max di 233,0 €/t (I set Ott) e un min di 221,1 (febbraio).

A preoccupare è la decrescita delle superfici investite in Europa a cui fa seguito anche la flessione delle rese produttive. 1,3 milioni di ettari perduti negli ultimi 15 anni anche se la distribuzione e molto differente tra le varie aree del vecchio continente. Recuperi in Spagna e Grecia (circa 30mila ha), mentre forti cali sono registrati in Bulgaria (-90mila ha), Romania e Ungheria (-140mila ha). Continua a crescere l’areale in Polonia (+69mila ha nel 2025 che somma a ben +892mila considerando gli ultimi 15 anni). In particola, l’area più critica è quella danubiana, che sta registrando forti cali, con punte superiori al 75%.

La conseguenza logica è la necessità di accedere ai mercati extraUE che da 16 milioni di tonnellate, negli anni, hanno raggiunto i 26 milioni per posizionarsi a 19 milioni lo scorso anno. In sintesi l’autoapprovvigionamento è sceso dall’89% del 2021/22 al 71% nel 2022/23, risalito all’80% nel 2023/24 sceso nuovamente al 77% nel 2024/25 dovrebbe abbassarsi al 74% nel 2025/26.

Nel 2024-25 l’import netto ha superato i 7 Mt, che è record assoluto, mentre nel successivo periodo si dovrebbe limitare a 6,5 Mt.

In coda al suo intervento il professor Frisio ha tratto le considerazioni finali così riassumibili:

–       I principali fattori di rischio:

1.     Durata guerra Iran

2.     Ucraina

3.     problemi del mercato interno UE

4.     andamenti climatici

5.     tassi di cambio -> svalutazione dollaro può spingere i prezzi verso il basso

6.     Restrizioni all’impiego dei fertilizzanti (fiscali, economiche, normative)

–       Un appello all’innovazione

1.     TEA (Tecniche di evoluzione assistita ndr): i risultati arriveranno fra anni

2.     Miglioramento: dwarf varieties, trattamenti seme, ecc.

3.     Agricoltura di precisione (comporta economie di scala),

4.     Nuove soluzioni agronomiche e gestionali

Al termine della relazione dell’emerito professore, è Mario Boggini a lanciare il primo giro di tavolo chiedendo quale siano ritenute la variabile più incisiva sulla formazione del prezzo tra clima, geopolitica e complesso normativo. 

Per il professor Friso è senza ombra di dubbio il complesso normativo. Per Bernabini – Grains Trading Manager Bunge Italia spa – il prezzo si forma prevalentemente al Chicago Board che è fortemente influenzato dai fattori fondamentali. Molto utile per operazioni di copertura atte a proteggersi dalla eventuale volatilità dei prezzi. Ma a influenzare pesantemente sono anche la logistica e la finanza, i  cosiddetti “Non Commercial” possono pesare tra il 12 e il 15% del prezzo del mais

Biazzi – Amministratore Delegato Biazzi srl –, sottolinea la necessità di approvvigionarsi di materie prime nazionali in forza delle notevoli quantità di produzioni Dop nazionali. Per Zanin Presidente ASSALZOO, l’organizzazione è da sempre orientata alla salvaguardia delle produzioni di eccellenza. La mangimistica è impegnata al mantenimento della qualità.

Soldi – Presidente Associazione Maiscoltori Italiani – , rincara la dose e sostiene che la crisi è ora strutturale. Il punto fondamentale riguarda le rese produttive, in secondo luogo le quantità prodotte, in terza quota i costi di produzione che crescono ben più dei prezzi e infine, come quarta criticità indica le politiche europee.

Una ricetta condivisibile è la promozione dei contratti di filiera, il sostegno alle innovazioni.

I quattro relatori, sollecitati e orientati dalle domande di Mario Boggini, hanno dimostrato di poter convergere verso la programmazione di un progetto che porti a soluzione il problema, che a cascata potrebbe presto coinvolgere le produzioni agroalimentari. Infatti, dai dati esposti dal professor Frisio, il 95% di import di mais e soia, assorbe dal 42 al 56% del valore dell’export dei prodotti alimentari (formaggi + salumi).  

Al termine di due intense ore di dibattito, molti operatori dal pubblico hanno voluto intervenire, chi per enfatizzare affermazioni dei relatori, chi per offrire nuovi spunti di indagine e altri per chiedere interventi sulla politica affinché gli agricoltori tornino ad avere la libertà di impresa, quindi di scegliere dove e in cosa investire e non solo di inseguire le indicazioni dell’UE “che frequentemente non mantiene nemmeno le promesse dichiarate”, ha chiosato una imprenditrice agricola.

Insomma gli scenari sono stati analizzati, le proiezioni futuribile, seppur negative, sono chiare e perciò ora si tratta solo, si fa per dire, di mettere in campo coraggio, idee e soprattutto convergenze negli obiettivi e l’associazione Granaria Milano potrebbe risultare il professionale collante di garanzia per accompagnare il cambiamento.

La fondazione dell’Associazione Granaria di Milano

“Verso la fine del 1901, per volere di pochi sollecitati ed animati dal Cav. Enrico Torrani, si avviò finalmente ad attuazione concreta l’idea di riunire in unico fascio le sparse energie dei commercianti di cereali.”

Associazione Granaria di Milano
via Cesare Lombroso, 54
20137 – Milano
P.IVA e Codice Fiscale: 00935560151

Google search engine