Ma quale fine?
La potenza di fuoco messa in campo dagli statunitensi e da Israele è impressionante. Addirittura tre portaerei in zona, sottomarini, cacciatorpedinieri e altri mezzi navali di supporto, difesa e d’attacco.
Nei primi 11 giorni di guerra sono stati spesi 11,3 miliardi di dollari. Oltre 5 miliardi di dollari spesi in munizioni solo nei primi due giorni di guerra contro l’Iran. E’ questo il conto presentato dal Pentagono, messo nero su bianco in una valutazione fornita dalla Difesa Usa al Congresso.
Ma oltre al costo enorme la preoccupazione che sta muovendo in modo silente tra i consiglieri di Trump riguarda il modo in cui il Dipartimento della Difesa statunitense starebbe ‘bruciando’ sistemi d’arma avanzati – tra cui munizioni guidate di precisione a lungo raggio.
Insomma si tratterebbe di un rapido “dimagrimento” delle armi strategiche che potrebbe compromettere il sistema di difesa statunitense.
In tutto questo bailamme, quello che sorprende è la resistenza degli iraniani che si oppongono ai sofisticatissimi armamenti a stelle e strisce o con la Stella di David, con droni dal costo irrisorio (22.000 dollari /cad). Si tratta dei letali Shahed, protagonisti dall’Ucraina al Medio Oriente capaci di cambiare le sorti del conflitto.
Migliaia sono ben nascosti nel sottosuolo iraniano e le rampe di lancio hanno le dimensioni di un container, trasportabili su camion quindi pronti a operare in qualsiasi angolo del paese. Mimetismo e mobilità oltre a una rapidità costruttiva a basso costo consente di far partire storni di droni letali che giungono a pioggia sugli obiettivi riuscendo, proprio per il numero elevato di velivoli senza pilota, a bucare le difese missilistiche di Israele e delle numerose basi USA che circondano l’IRAN.
Una pioggia “acida” di droni che sta mettendo a ferro e fuoco anche Tel Aviv, al punto che è stata vietata la diffusione di immagini, pena sanzioni pesantissime.
Mentre Tel Aviv, Gerusalemme e Haifa sono in fiamme sotto una pioggia di missili e bombe a grappolo, dimostrando tutta l’impotenza del sistema di difesa tanto reclamizzato dell’Iron Dome, l’Iran non ha nessuna intenzione di trattare, gli sciiti in tutto il Medio Oriente stanno dando alle fiamme le ambasciate Usa e le postazioni militari NATO.
Gli Hezbollah e il Libano si sono uniti all’Iran, così come le Guardie di Liberazione Irachene, con la Cina che fornisce mappature aeree delle zone nevralgiche e siti strategici e la Russia che prepara spedizioni di armi e munizioni.
Una guerra che espone agli osservatori militari russi, cinesi ecc… quelli che potrebbero essere i punti di debolezza della macchina da guerra statunitense che peraltro sta dilapidando molto del patrimonio bellico dello Zio Sam, con gran soddisfazione dei nemici ma anche degli amici produttori di armi.
Insomma se la Cina dovesse decidere di invadere Taiwan, saprebbe come annichilire la flotta USA.
L’IRAn ha lanciato la sua invettiva contro le installazioni militari a stelle e strisce dislocate nei paesi del golfo, ha bloccato lo stretto di Hormuz prendendo di mira le petroliere che tentano l’attraversamento ma quel che sta minando la sicurezza, non solo del medio oriente ma anche nostra, è la distruzione dei sistemi radar che tenevano sotto controllo tutta la zona con la grave conseguenza della riduzione estrema del tempo di preavviso da attacchi missilistici e di conserva dei tempo di messa al riparo dei civili e dei militari.
La ricostruzione delle basi USA e dei sistemi di controllo radar costerà anni di lavoro e miliardi e miliardi di dollari. Ma nel frattempo resteranno scoperte le zone da difesa.
Se gli USA e Israele non riusciranno entro pochi giorni a fare un cambio di governo in IRAN la batosta, anche in caso di vittoria, sarà devastante e umiliante al punto che potrebbe spingere Israele alla malaugurata ipotesi di utilizzare le bombe atomiche tattiche per far terminare il conflitto.
Ma quello che seguirà non è più prevedibile e tantomeno sarà controllabile.
Siamo a un punto tale del conflitto che gli aggressori non possono più fare una retromarcia onorevole e gli aggrediti non sono più disposti a negoziare soprattutto a fronte dei successi ottenuti sul campo, che immaginiamo stiano galvanizzando gli Ayatollah.
Intanto, per effetto del blocco di Hormuz, dal quale passa il 25% delle fonti energetiche fossili mondiali e il 50% dei fertilizzanti, il petrolio è salito oltre i 100$ al barile portando il gasolio a superare i 2€/litro (stranamente nel 2008 era a 150€ e il gasolio a 1,3€!). E’ fuor di dubbio che un obiettivo militare iraniano è appunto anche la finanza globale e i costi energetici che graveranno sulle economie occidentali sono diventati strumenti a loro alleati al punto che la Federazione Russa ha “offerto” all’europa il suo gas e petrolio, ovviamente rifiutato.
Siamo di fronte alla più grave e profonda crisi geopolitica, finanziaria e energetica che il mondo abbia mai registrato.
Intanto in Europa pensiamo all’ambiente, all’euro 7 e utilizziamo cannucce biodegradabili mentre i pazzi scatenai tra Ucraina e medio Oriente si lanciano almeno 5.000 missili al giorno, che una qualche polvere sottile produrranno pure. Ma temo che non si morirà per le PM10 delle vetture a combustibile fossile…








(Vignetta di Copertina a cura di Romolo Buldrini L’Aquila) – Altre vignette realizzate con AI.)
—————-&—————
(per seguire gli argomenti “Editoriali” clicca qui)















































