Di LGC Parma, 16 febbraio 2026 – Il clima incandescente di questo periodo, che porta alla consultazione referendaria, evidenzia come da un fronte (sinistra ideologica e le Correnti di Magistratura) si rappresenti una realtà futuribile inesistente addirittura calpestando i propri antichi pensieri sulle ragioni del SÌ quando al governo c’era la sinistra.
Oggi sulla Meloni non si può.
Non si può accettare che il Governo di centro destra realizzi quello su cui da quaranta anni tutti i partiti convergevano.
E’ stato proprio Mario Salvi, Comitato SÌ Riforma di Parma, a richiamare, nell’introduzione al convegno la Mozione di Maurizio Martina (PD) che nel 2019 poneva come punto fondamentale del programma di Governo la separazione della carriere come “elemento ineludibile” per una giustizia giusta e per affermare la terzietà dei giudici. Mozione che venne sottoscritta anche da Delrio, Malpezzi, Verducci, Orfini e dall’attuale responsabile della Giustizia della Segreteria Debora Serracchiani.
“Siamo in buona compagnia, così introduce il proprio intervento Carolina Varchi della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, perché al SÌ convergono molti esponenti della sinistra e delle forze radicali”.
L’esponente parlamentare entra quindi nel dettaglio delle questioni più importanti che la riforma intende produrre affinché il Giudice sia veramente “Terzo e Imparziale”.
- La Separazione delle Carriere in primis, poiché il CSM oggi è ostaggio delle correnti.
- L’Alta Corte Disciplinare. Oggi restano quasi totalmente impuniti i magistrati che commettono errori macroscopici. Mediamente lo Stato paga circa 30 milioni di euro all’anno per “ingiusta detenzione”.
- Il Sorteggio dei componenti delle due CSM che verrebbero istituite. Il sorteggio garantisce lo svincolo dei CSM dalle correnti. Tra l’altro, sottolinea Carolina Varchi, “nel nostro ordinamento già esistono esempi di nomina per sorteggio come ad esempio la Corte d’Assise”.
Il fronte del NO, conclude la parlamentare, “è ideologico” e strumento di opposizione al Governo Meloni.
E’ stato un caloroso intervento quello di Marco Taradash, un “vecchio leone” della politica radicale, oggi in rappresentanza del Comitato Giustizia SÌ, che pur non riconoscendosi nella politica governativa non può smentire l’idea della riforma della giustizia che i radicali hanno sempre cavalcato.
“Se fra i sostenitori del NO ci sono tutti esponenti di sinistra, nel fronte del SÌ invece si spalmano e si riconoscono esponenti trasversali ai vari partiti”.
La sinistra attuale, prosegue Taradash, è alla ricerca di voti per il NO e si appoggia alla CGIL, che è l’unico contenitore “capace di spostare delle masse consistenti”.
Quello delle masse al voto è un aspetto molto importante essendo questo un REFRENDUM COSTITUZIONALE dove perciò NON è necessario raggiungere il quorum ma alla fine dei due giorni si tireranno le somme delle preferenze per il SÌ o per il NO e la vittoria sarà assegnata a chi raccoglierà il maggior numero di consensi.
Quindi “Bisogna muoversi e andare a votare” è l’accorato invito di Marco Taradash.
“Si perde più tempo a smontare le fake news che a spiegare la ragioni tecniche che motivano di preferire il SÌ”. Così Stefano Freschi, esponente del “Comitato SI Separa della Fondazione Einaudi”, che prosegue invitando a leggere un recente articolo di Augusto Barbera, esimio giurista e sostenitore del SÌ, sulle motivazioni del NO di parte di certa magistratura.
Infine, come spesso accade, in queste circostanze vengono chiamate a schierarsi le “Vestali” della Costituzione Intoccabile, come se fosse un assalto alla democrazia repubblicana.
Della Unione delle Camere Penali , vero deus ex machina della riforma, è stata la avvocata Valentina Tuccari a portare testimonianza a favore del SÌ.
“Terzietà e equidistanza sono gli obiettivi indispensabili per una giustizia più equa” commenta la penalista.
Anch’ella, come ultimo invito a agire, richiama l’importanza di andare a votare.
Le conclusioni son state assegnate a Alfonso D’Avino, Procuratore Capo di Parma, il quale ha voluto insistere sul fatto che questo referendum “non è un referendum di destra e lo dimostra il fatto che al tavolo non siedono solo rappresentanti di quella componente governativa”. Non è un referendum delle destre anche per un altro motivo, insiste D’Avino, perché l’Unione delle Camere Penali è organo trasversale e se in questo referendum sostiene le motivazioni del SÌ in altre circostanze è schiarato in contrapposizione.
“E’ una riforma che dovrà riportare credibilità alla magistratura, sottolinea il Procuratore Capo, credibilità calpestata che raggiunse il punto più basso con il caso Palamara.”
Quello che sconcerta il procuratore è la gran quantità di falsità che i magistrati raccontano o non smentiscono perché “un magistrato sarebbe obbligato a non dire falsità” e quindi in chiusura anch’egli invita tutti a diffondere la verità “perché non c’è alcun pericolo” a seguito di questa riforma e auspica che presto i magistrati riescano a cambiare mentalità perché è la magistratura tutta che deve riacquistare la credibilità, chiosa il Procuratore D’Avino.






















































