La nuova frontiera della salute per dare vita agli anni
Di Erika Ferrari Parma, 19 gennaio 2026 – Presso il Novotel di Parma, sotto l’egida di ILSA, (International Longevity Science Association) si è svolto l’evento “Medicina Funzionale della Longevità: dalla teoria alla pratica”, un appuntamento di grande rilievo dedicato a professionisti della salute e del benessere. Medici, biologi, osteopati, naturopati e operatori sanitari hanno partecipato numerosi a due giornate intense di formazione, confronto e sperimentazione pratica.
L’evento è stato organizzato e coordinato dal dott. Enrico Bevacqua, insieme a un’équipe di relatori di alto profilo, con l’obiettivo di diffondere una visione moderna e integrata della medicina funzionale.
Nata negli Stati Uniti negli anni ’90, la Medicina Funzionale si occupa in modo specifico delle patologie croniche in una società sempre più longeva. Non sostituisce la medicina tradizionale, ma la integra, ponendo al centro la persona e non solo il sintomo.
Il medico funzionale, attraverso l’ascolto approfondito della storia del paziente, identifica i fattori causali (ambientali, emotivi, metabolici, ormonali) e costruisce un piano terapeutico personalizzato.
Il concetto emerso con forza e unanimemente condiviso è che l’organismo umano non è fatto di singoli organi isolati, ma di sistemi interconnessi che devono essere letti in una visione d’insieme.
La dott.ssa Elisabetta Bernardini, presidente AFFWA, ha sottolineato l’importanza della Lifestyle Medicine, spiegando come piccoli cambiamenti, se sostenuti nel tempo, possano produrre grandi risultati in termini di benessere e longevità.
Alla base del mindset funzionale troviamo cinque pilastri fondamentali, tutti modificabili:
- Sonno
- Stress
- Attività fisica
- Nutrizione
- Relazioni
Agire su questi fattori significa fare vera prevenzione.
“Non esiste longevità senza movimento”. Con questo messaggio il prof. Ciro Di Cristino ha coinvolto attivamente il pubblico in esercizi pratici, dimostrando che per comprendere davvero occorre fare e sperimentare.
Ogni percorso parte da un’analisi posturale e si sviluppa attraverso tecniche che mettono al centro la respirazione, base di ogni schema motorio.
Non siamo fatti per stare seduti: serve un movimento quotidiano, distribuito nell’arco della giornata, supportato da una nutrizione equilibrata e da una corretta idratazione.
Sempre più ricerche scientifiche dimostrano che le relazioni sociali non hanno solo un impatto psicologico, ma epigenetico: la solitudine è uno dei più potenti acceleratori di mortalità.
Il dott. Massimo Spattini ha tenuto una lectio magistralis sul ruolo dell’attività fisica, delle emozioni e della neuroestetica nella longevità cerebrale. Attraverso i dipinti del padre Claudio Spattini, ha guidato il pubblico a riscoprire il valore terapeutico della bellezza e dell’esposizione al “bello oggettivo”, come l’arte.
Guardare un’opera d’arte può attivare le stesse aree cerebrali dell’innamoramento.
Come ricordava Platone: “Ragioniamo bene solo se ci emozioniamo”.
L’esposoma comprende tutto ciò che ci circonda e ci influenza: ambiente, relazioni, stress, tossine. Non esiste un “paziente uguale all’altro” e la longevità non è un protocollo standardizzato.
Il dott. Enrico Bevacqua ha evidenziato il ruolo centrale del microbiota intestinale, che invecchia con noi e influisce sull’età biologica.
L’obiettivo non è “ringiovanire” il microbiota, ma mantenerne una qualità batterica unica e diversificata, attraverso:
- alimentazione mirata e variata
- attività fisica regolare
- supporto allo stile di vita
“Ciò che è misurabile è migliorabile”, ha ricordato la dott.ssa Daniela Nuti Ignatiuk, spiegando l’importanza dei test scientifici e dei dispositivi di monitoraggio per mantenere l’omeostasi.
La longevità non è un singolo intervento, ma un ecosistema integrato.
Le emozioni represse spesso si traducono in patologie. Il riequilibrio del sistema neurovegetativo è fondamentale per il benessere, come sottolineato dalla dott.ssa Roberta Costanzo.
Tra gli stressor principali:
- emozioni
- dolore
- tossine ambientali
- cicatrici
- tatuaggi
Il paziente deve diventare parte attiva del processo di cura, supportato da un team multidisciplinare.
A chiudere l’evento, il dott. Filippo Ongaro ha riflettuto su mentalità e stili di vita funzionali. La salute è dichiarata importante, ma spesso non è una vera priorità.
La medicina funzionale insegna a trasformare lo stile di vita in terapia, rendendo la persona protagonista.
“Invecchiare è un destino, restare vivi è un’arte.”
La Medicina Funzionale della Longevità:
- traduce la scienza in pratica
- costruisce salute prima della malattia
- integra competenze
- promuove consapevolezza
In un mondo frenetico e frammentato, tornare a interrogarsi su salute, bellezza e relazione non è un lusso, ma una necessità.
Forse la bellezza che salva è proprio quella che ci fa fermare, pensare e ricordare chi siamo, o chi potremmo ancora diventare.
(Foto di Enrico Zermani)





















































