Il summit promosso da FreedL Group evidenzia la necessità di un cambio di paradigma: qualità, innovazione, managerialità e conoscenza dei consumatori per competere entro il 2035.
Di Eleonora Francescucci (Quotidianoweb.it) Roma, 11 giugno 2026 – Il vino italiano sta davvero affrontando una crisi sistemica? La risposta emersa dal summit Envisioning2035 – Wine [R]evolution è un chiaro e deciso “no”. Il settore non necessita di difendersi, ma di evolvere. Ospitato giovedì 4 giugno alla Terrazza Belvedere di Palazzo Regione Lombardia a Milano e promosso da FreedL Group, l’evento ha riunito manager, imprenditori, analisti ed esperti del settore vitivinicolo per analizzare le trasformazioni in corso e individuare le strategie che permetteranno al vino italiano di rafforzare la propria competitività nei prossimi anni.
Durante l’incontro, i dati presentati da Denis Pantini (Responsabile di Nomisma Wine Monitor) hanno restituito una fotografia chiara delle sfide e delle opportunità del settore. Nel 2025 l’export mondiale di vino è sceso a 33,8 miliardi di euro e anche l’Italia ha registrato una flessione del 3,6% a valore.
Accanto a questi dati emergono però due segnali positivi che potrebbero rappresentare importanti driver di crescita per il settore:
- l’enoturismo ha raggiunto un valore di 3,1 miliardi di euro per le aziende vinicole italiane;
- i mercati emergenti hanno aumentato il proprio peso sull’export italiano, passando dal 15,1% del 2019 al 19,5% del 2025.
Si tratta di indicatori che confermano come il futuro del vino italiano dipenderà dalla capacità delle imprese di intercettare nuove occasioni di sviluppo e di diversificare i propri modelli di business.
Uno dei temi centrali del summit è stato il superamento dell’idea che la qualità del prodotto rappresenti da sola un vantaggio competitivo sufficiente. Se fino a pochi anni fa eccellenza produttiva, denominazioni e reputazione territoriale erano elementi capaci di garantire crescita e redditività, oggi il contesto richiede competenze più ampie.
Le aziende vinicole sono chiamate a rafforzare:
- la struttura finanziaria;
- le competenze manageriali;
- il presidio distributivo;
- la velocità decisionale;
- il controllo del posizionamento di marca;
- la capacità di interpretare i nuovi comportamenti dei consumatori.
Secondo gli esperti intervenuti a Envisioning2035, la competitività del vino italiano si giocherà sempre più sulla capacità di trasformare il valore percepito in marginalità e crescita sostenibile.
L’evento ha visto la partecipazione di figure di spicco del panorama istituzionale e imprenditoriale. Aperto dai saluti istituzionali del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e dell’Assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia Alessandro Beduschi, il panel ha coinvolto esperti del calibro di: Edoardo Freddi, CEO di FreedL Group, Pierluigi Catello, Executive Manager Food & Wine Industry e Head Hunter di Michael Page, Luca Castagnetti, Dottore Commercialista e fondatore del Centro Studi Management DiVino di Studio Impresa, Riccardo Cotarella, Presidente di Assoenologi, Lavinia Furlani, Presidente di Wine Meridian, Federico Giotto, CEO di GiottoConsulting, Stevie Kim, Founder di Italian Wine Podcast e Managing Partner di Vinitaly, Francesco Magro, CEO e Co-Founder di Winelivery, Alessandro Mutinelli, Presidente e AD di Italian Wine Brands, Ettore Nicoletto, Wine Industry Expert, Denis Pantini, Responsabile di Nomisma Wine Monitor, e René Sorrentino, owner di GES Sorrentino.
«Il vino italiano non è in crisi: è in crisi un modello vecchio di pensarlo, venderlo e raccontarlo», ha dichiarato Edoardo Freddi, CEO di FreedL Group. «Oggi la competitività non si gioca più soltanto sulla qualità del prodotto, ma sulla capacità di costruire marginalità, presidiare i mercati, leggere i consumatori e adattarsi velocemente ai cambiamenti globali. Envisioning2035 nasce per questo: spostare il confronto dalla celebrazione del vino alla costruzione di un sistema vitivinicolo più moderno, strutturato e competitivo. Dalle nuove geografie del consumo ai modelli manageriali, dalla premiumizzazione alla trasformazione dei linguaggi e dei formati, il summit metterà al centro le vere sfide del settore: velocità, scala, posizionamento, innovazione e visione internazionale. Perché il futuro del vino italiano non dipenderà soltanto da ciò che produciamo, ma da come sapremo costruirne il valore nel mondo.»
Moderato da Fabio Piccoli, direttore responsabile di Wine Meridian, il summit ha sviluppato il confronto lungo tre direttrici principali, tracciando la rotta per il futuro del settore vitivinicolo.
In primo luogo, è emersa la necessità di una vera e propria evoluzione dell’impresa e della sua managerializzazione. Oggi l’export non può più essere considerato una semplice attività promozionale o una presenza fieristica, ma deve trasformarsi in una strategia strutturata e chirurgica, declinata per mercati, canali e segmenti di consumo specifici. In uno scenario globale così competitivo, le vere chiavi del successo diventano la valorizzazione del capitale umano, l’analisi puntuale dei dati, la gestione rigorosa della marginalità e la capacità di adattarsi con rapidità ai continui cambiamenti del mercato.
In secondo luogo, il dibattito ha evidenziato l’urgenza di intercettare i nuovi consumatori attraverso nuovi linguaggi. Dobbiamo prendere consapevolezza che il vino, oggi, non compete più soltanto con altri vini. La vera sfida si gioca contro spirits, cocktail, birre premium e nuove forme di socializzazione che attraggono e coinvolgono soprattutto le generazioni più giovani. Parallelamente, stiamo assistendo a una rivoluzione dei canali di scoperta e acquisto: il digitale, le community online, l’e-commerce, i podcast e l’intelligenza artificiale stanno ridefinendo radicalmente il rapporto tra produttori e consumatori. Comprendere a fondo queste dinamiche sarà fondamentale per mantenere il settore rilevante e attrattivo nei prossimi anni.
Infine, il terzo asse ha messo al centro l’identità e il suo valore economico. Il terroir, le denominazioni e le tradizioni produttive continuano a rappresentare il cuore e l’asset fondamentale del vino italiano. Tuttavia, la raccomandazione degli esperti è chiara: questi elementi devono essere resi più accessibili e facilmente comprensibili per un pubblico globale sempre più eterogeneo. In quest’ottica, anche l’enoturismo è chiamato a compiere un decisivo passo in avanti: non deve più essere inteso come una semplice attività di accoglienza in cantina, ma come un potente strumento strategico. L’obiettivo è trasformare la visita in un’occasione per creare relazioni durature con il consumatore, favorire le conversioni commerciali e costruire una solida fidelizzazione nel tempo.
Dal confronto emerso a Envisioning2035 si delineano cinque fattori chiave che determineranno il successo delle aziende vitivinicole da qui al 2035:
- Management e competenze manageriali.
- Presidio dei mercati internazionali.
- Velocità decisionale e adattamento al cambiamento.
- Posizionamento distintivo dei brand.
- Conoscenza dei consumatori e delle nuove dinamiche di consumo.
Queste leve rappresentano il nuovo paradigma competitivo per un settore che vuole continuare a essere protagonista sui mercati mondiali.
Il messaggio conclusivo del summit è chiaro: il vino italiano non deve rinunciare alla propria identità, ma renderla più competitiva. La sfida del 2035 non sarà soltanto produrre vini di qualità, ma costruire modelli d’impresa capaci di generare marginalità, riconoscibilità internazionale e relazioni solide con consumatori sempre più informati, mobili e difficili da intercettare. Dalle nuove geografie del consumo alla trasformazione dei linguaggi, dalla premiumizzazione all’innovazione manageriale, il futuro del settore dipenderà dalla capacità di costruire valore attorno al prodotto e non soltanto dal prodotto stesso.












































