Ormai l’obiettivo personale non dichiarato di Donald Trump è il Nobel per la Pace, essendo già in corsa per l’Oscar come migliore attore protagonista della saga di successo: “Geopolitica nel Caos”.
Di Lamberto Colla Parma 21 giugno 2026 – Chiamato in guerra contro l’IRAN dal suo amico Benjamin Netanyahu mentre ancora stava cercando di intervenire in Europa per portare la pace, minata dagli alleati che vorrebbero la resa della Federazione Russa, si è trovato alla fine col cerino in mano a affrontare i droni iraniani mentre il premier israeliano si è dedicato allo sport preferito: caccia ai libanesi e palestinesi.
La zona di sicurezza al sud della terra dei Cedri è stata ulteriormente ampliata e gli Hezbollah rincorsi con bombe, anche al fosforo, e sepolti sotto le macerie, poi diligentemente spianate dalle ruspe dell’IDF.
E così, pur di arrivare a ottobre (A Oslo si assegna il Nobel per la Pace, unico premio consegnato fuori dalla Svezia) come miglior candidato al Nobel per la Pace che già fu di Jimmy Carter, Al Gore e infine dopo soli 9 mesi di presidenza a Obama e prima di Arafat, Rabin e Peres, che potrebbe essere un buon viatico in occasione delle elezioni di midterm del prossimo novembre.
Così pur di non perdere completamente la faccia per una guerra che si prospettava lunga e logorante, ha accelerato per far accettare un accordo in 14 punti dove mancava solo che calasse le brache e lo show sarebbe stato perfetto.
Un successone, secondo l’amministrazione americana. La firma elettronica sul tavole dei G7 in riunione ad Evian (FR),dove manco a dirlo anche quell’occasione è risultato un successone, con tutti gli obiettivi raggiunti, almeno stando alla dichiarazione a caldo dell’ultima sera, per poi al mattino “vomitare” insulti verso tutti, senza dimenticare la Meloni e l’amico Netanyahu.
In coda alla storica firma, anche lo stesso Ayatollah ha dichiarato di aver firmato senza convinzione e si stupisce che Trump l’abbia fatto.
“La Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Khamenei, ha diffuso il suo primo messaggio al popolo iraniano dopo la firma del memorandum d’intesa con gli Stati Uniti. “Come sapete, è stato firmato un memorandum d’intesa tra i Presidenti dell’Iran e degli Stati Uniti. è stato il Presidente degli Stati Uniti, per debolezza e necessità, a utilizzare tutti i mezzi disponibili per raggiungere questo obiettivo”, ha affermato. “Avevo un’opinione diversa (riguardo al memorandum d’intesa) – ha proseguito Khamenei – ma ho dato la mia approvazione considerando l’impegno che il Presidente Pezeshkian mi ha assunto per preservare i diritti del popolo iraniano e del fronte della resistenza”” (AGI).
IL TESTO DELL’ACCORDO IN 14 PUNTI
1. La Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati coinvolti nell’attuale guerra, dichiarano, con la firma del presente Memorandum d’Intesa, la cessazione immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano, e si impegnano a non intraprendere da questo momento alcuna azione ostile l’uno contro l’altro, né a minacciare o usare la forza reciproca. L’accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo e dei restanti articoli.
2. Si impegnano a rispettare reciprocamente la sovranità e l’integrità territoriale e ad astenersi da qualsiasi interferenza negli affari interni dell’altra parte.
3. Si impegnano a negoziare e raggiungere un accordo finale entro un periodo massimo di 60 giorni, prorogabile previo consenso reciproco.
4. Immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’Intesa, gli Stati Uniti revocano il blocco navale e impediscono qualsiasi interferenza o ostacolo nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran, ripristinando il traffico marittimo alla piena capacità entro un massimo di 30 giorni. Il traffico delle navi dovrà essere proporzionato ai volumi precedenti alla guerra per quanto riguarda l’Iran. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze dalle aree circostanti entro 30 giorni dalla conclusione dell’accordo finale.
5. Con la firma del presente Memorandum d’Intesa, la Repubblica Islamica dell’Iran adotterà immediatamente misure per garantire che il traffico delle navi mercantili tra il Golfo Persico e il Mare di Oman, in entrambe le direzioni, torni entro 30 giorni ai livelli precedenti alla guerra, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e neutralizzare le mine.
6. Gli Stati Uniti, insieme ai loro partner regionali, si impegnano a elaborare un piano globale, concordato da entrambe le parti, per la riabilitazione e lo sviluppo economico della Repubblica Islamica dell’Iran, garantendo finanziamenti per almeno 300 miliardi di dollari. Il meccanismo di attuazione di tale piano sarà definito entro 60 giorni come parte dell’accordo finale.
7. Gli Stati Uniti si impegnano a porre fine, secondo un calendario da concordare nell’ambito dell’accordo finale, a tutte le sanzioni attualmente imposte alla Repubblica Islamica dell’Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le decisioni del Consiglio dei Governatori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) e tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, sia primarie sia secondarie.
8. La Repubblica Islamica dell’Iran ribadisce che non produrrà mai armi nucleari. Iran e Stati Uniti concordano che il destino del materiale arricchito e tutte le altre questioni nucleari concordate reciprocamente, comprese le esigenze nucleari iraniane, saranno adeguatamente affrontate nell’accordo finale, che confermerà le disposizioni del presente articolo.
9. Iran e Stati Uniti concordano che, in attesa dell’accordo finale, manterranno lo status quo: l’Iran manterrà invariato il proprio programma nucleare e gli Stati Uniti non imporranno nuove sanzioni né rafforzeranno la propria presenza militare nella regione.
10. Gli Stati Uniti si impegnano, immediatamente dopo la firma del Memorandum e fino alla revoca delle sanzioni, a far sì che il Dipartimento del Tesoro statunitense rilasci deroghe per l’esportazione di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e derivati, nonché per tutti i servizi connessi, inclusi quelli bancari, assicurativi e di trasporto.
11. Gli Stati Uniti si impegnano, alla luce dei progressi nei negoziati verso un accordo finale, a sbloccare e rendere pienamente disponibili i fondi e i beni della Repubblica Islamica dell’Iran attualmente congelati o soggetti a restrizioni. Tali fondi, detenuti in conti principali o trasferiti, saranno utilizzati per qualsiasi pagamento finale stabilito dalla Banca Centrale iraniana e saranno completamente disponibili. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a rilasciare tutte le autorizzazioni e licenze necessarie.
12. Iran e Stati Uniti concordano che sarà istituito un meccanismo di attuazione per supervisionare l’applicazione efficace e il rispetto futuro dell’accordo finale.
13. Dopo la firma del presente Memorandum d’Intesa e una volta ricevute garanzie sull’avvio dell’attuazione degli articoli 4, 5, 10 e 11, nonché sulla prosecuzione di tali misure, Iran e Stati Uniti avvieranno negoziati sull’accordo finale limitatamente agli articoli rimanenti.
14. L’accordo finale sarà approvato mediante una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Donald ne ha per tutti!
Come abbiamo anticipato, all’indomani del G7, considerato un successo, Donald Trump stupisce tutti inveendo contro tutti gli alleati, nessuno escluso.
La Meloni l’avrebbe implorato per una foto. Ma anche gli altri europei che aveva appena lasciato hanno preso la loro dose.
“Gli europei hanno sbagliato tutto sull’energia – ha aggiunto il presidente americano – e hanno sbagliato tutto sull’immigrazione, e se non risolvono questi problemi l’Europa non sarà mai più la stessa. Probabilmente non riusciranno a risolverli. L’immigrazione è un disastro e l’energia, con tutte quelle pale eoliche che sono un fallimento, è un disastro”.
Se ne avesse il potere farebbe un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) a Benjamin Netanyahu. In una intervista a AXIOS ha dichiarato che “Non ci sono limiti al mio potere” aggiungendo poi che. “Con Bibi è tutto normale ma lo dobbiamo mantenere sano di mente”.
Ed ora cosa accadrà?
Se tutto va bene Donald Trump verrà insignito dell’Oscar come miglio Attore della Soap Opera “Geopolitica nel Caos”.
Sembra che stia facendo terra bruciata attorno lui mettendo in discussione tutti i suoi tradizionali partner alleati. Una mossa che con un po’ di fantasia potrebbe far pensare alla ipotesi di una nuova alleanza “fantapolitica” con i suoi peggiori nemici per controllarli da vicino.
Tre superpotenze come USA, Cina, e Russia potrebbero mettere insieme una forza devastante da far tacere anche le velleità di pesi emergenti come Pakistan (potenza nucleare) Regno Unito e Francia che vorrebbero avere un posto al solo per il fatto di avere testate atomiche. Tra l’altro l’IRAN riuscì a creare il progetto nucleare proprio grazie alla Francia, che mai ha perduto il difetto di fare di testa sua. Un vero e proprio “Splendido Alleato”.
Una soluzione che potrebbe mettere a tacere tutti i paesi in conflitto, che bene o male sono sotto la protezione di questi tre paesi. Un accordo geopolitico multipolare, unica soluzione a rimettere ordine al caos.
In conclusione
Non c’è da stupirsi per le dichiarazioni di Donald Trump. Di fatto è l’unico statunitense che dice la verità. Dice quello che tutti i suoi predecessori, donne e uomini di governo, hanno sempre pensato di noi e dell’Europa. Siamo un continente da spolpare!
“Fuck Europe” pronunciò quella (V. Nuland) che venne a fomentare e controllare in prima linea la rivoluzione a Majdan di Kiev portando la guerra in casa nostra.
“Fuck the EU”, tradotto: “si fotta l’UE”. Con queste parole la segretaria di Stato aggiunta, Victoria Nuland, massima responsabile americana delle relazioni con il Vecchio continente, ha mandato pesantemente a quel paese l’Unione Europea, rischiando di provocare un incidente diplomatico tra Washington e Bruxelles.
La battutaccia è stata pronunciata alla fine di gennaio (2014 ndr) mentre Nuland era al telefono con l’ambasciatore statunitense a Kiev, Geoffrey Pyatt. I due sondavano un possibile accordo tra il governo ucraino di Viktor Lanukovich e l’opposizione guidata dall’ex pugile Vitali Klitschco.
Ed ora?





שלושת חתני פרס נובל לשלום לשנת 1994 באוסלו שבנורבגיה. (מימין לשמאל): ראש הממשלה יצחק רבין, שר החוץ שמעון פרס ויו”ר אש”ף יאסר עראפת.

(Vignetta di Copertina a cura di Romolo Buldrini L’Aquila – Altre vignette da AI) –
Di Government Press Office (Israel), CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=22811903
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