Di Mario Vacca Parma, 17 settembre 2026 – – Ci sono manifestazioni che si misurano contando gli espositori, i metri quadrati occupati, i bicchieri versati ed i visitatori entrati dai tornelli. E poi ce ne sono altre che, pur partendo inevitabilmente dai numeri, provano a costruire qualcosa che rimanga anche quando i calici sono stati riposti.
A due giorni dall’apertura di èno Florence Wine Excellence 2026, in programma domenica 20 e lunedì 21 settembre alla Fortezza da Basso di Firenze, la sensazione è che la vera sfida della seconda edizione sia proprio questa: trasformare una manifestazione dedicata al vino in un luogo di relazione tra chi il vino lo produce, chi lo distribuisce, chi lo racconta e chi, semplicemente, lo ama.
Oltre 350 aziende, più di 1.400 vini in degustazione, undici Masterclass e due giornate con pubblici differenti: domenica operatori e wine lover, lunedì esclusivamente professionisti del settore.
Numeri importanti per una manifestazione arrivata appena alla seconda edizione. Ma soprattutto numeri che raccontano una crescita molto veloce.
Durante la presentazione fiorentina è stato il presidente di Firenze Fiera, Lorenzo Becattini, a sintetizzare il percorso parlando di un progetto cresciuto rispetto allo scorso anno e capace di rappresentare un ponte verso il futuro.
Ed è forse proprio la parola “ponte” quella sulla quale vale la pena soffermarsi.
Chi segue questa rubrica sa quanto spesso abbiamo raccontato l’impresa partendo dalle persone.
Perché dietro ogni bilancio ci sono imprenditori, famiglie, collaboratori, intuizioni, errori, investimenti e sacrifici. E il mondo del vino non fa eccezione.
Anzi.
Forse più di altri settori conserva un legame quasi fisico tra impresa, famiglia e territorio.
Una bottiglia non nasce soltanto da un vitigno. Nasce da una terra, da un clima, da una vendemmia, da mani che lavorano, da generazioni che si sono succedute e da qualcuno che, a un certo punto, deve avere il coraggio di decidere dove portare quell’azienda.
Ma tutto questo, oggi, non basta più.
Si può produrre un vino straordinario e avere comunque difficoltà a venderlo.
Si può custodire una storia centenaria e non riuscire a comunicarla.
Si può avere un territorio meraviglioso alle spalle e non riuscire a trasformarlo in valore percepito dal consumatore.
È qui che appuntamenti come èno Florence Wine Excellence assumono un significato economico che va ben oltre la degustazione, perché mettono allo stesso tavolo produttori, buyer, distributori, ristoratori, sommelier, comunicatori e consumatori.
E nel mercato contemporaneo il valore nasce sempre più spesso proprio dalla capacità di costruire queste connessioni.
Un calice può essere bevuto in pochi minuti. Capire ciò che contiene richiede molto più tempo.
È probabilmente per questo che uno degli elementi più interessanti della seconda edizione sarà rappresentato dalle Masterclass.
Il programma attraverserà territori e denominazioni differenti, dalla Toscana allo Champagne, fino allo Jura e ad altre esperienze internazionali, con degustazioni guidate e momenti di approfondimento.
Non è un dettaglio, per anni una parte del mondo del vino ha commesso forse l’errore di pensare che bastasse mettere una bottiglia davanti al consumatore.
Oggi sappiamo che non è così, il consumatore vuole conoscere, vuole capire perché quel vino nasce proprio lì, chi lo produce, cosa differenzia quella bottiglia da altre cento presenti sullo stesso scaffale.
E soprattutto vuole conoscere la storia che sta acquistando insieme al vino.
Sergio Bianchini, tra gli organizzatori della manifestazione, ha spiegato durante la presentazione che l’obiettivo delle Masterclass è creare maggiore consapevolezza in chi il vino lo vende, lo produce e lo beve.
Una frase apparentemente semplice che contiene, invece, un tema economico fondamentale.
La conoscenza crea valore.
E un prodotto del quale comprendiamo origine, lavoro e identità difficilmente verrà valutato soltanto attraverso il prezzo.
Durante la presentazione mi ha colpito anche un’altra parola: semplicità.
Andrea Tagliafraschi l’ha indicata come uno dei valori che potrebbero fare da filo conduttore alla manifestazione e, più in generale, come qualcosa di cui il mondo del vino avrebbe bisogno. Un concetto che condivido perché la semplicità non significa banalizzare, significa riuscire a rendere comprensibile ciò che è complesso.
Il vino negli ultimi anni ha costruito un linguaggio talvolta talmente tecnico da rischiare di allontanare proprio quelle persone che vorrebbe avvicinare.
Denominazioni, sottozone, cru, disciplinari, affinamenti, fermentazioni, esposizioni, altitudini.
Tutto importante.
Ma prima ancora viene una domanda semplicissima:
“Perché dovrei ricordarmi proprio di questo vino?”
La risposta, quasi sempre, non è contenuta soltanto nella scheda tecnica.
È contenuta nelle persone.
C’è poi un altro elemento che merita attenzione.
Una manifestazione dedicata al vino non è soltanto cultura enologica. È economia reale.
Dietro le aziende presenti a Firenze ci sono agricoltura, trasformazione, vetro, packaging, logistica, distribuzione, ristorazione, hotellerie, turismo, comunicazione ed export.
Una bottiglia che parte da una cantina mette in movimento una filiera molto più lunga di quanto immaginiamo.
Per questo la scelta di dedicare l’intera giornata di lunedì agli operatori assume un significato preciso.
La domenica sarà il momento dell’incontro con il pubblico e gli appassionati; il lunedì la Fortezza diventerà soprattutto un luogo nel quale fare business: incontrare importatori, distributori, ristoratori, sommelier e professionisti dell’ospitalità.
Perché raccontare il vino è importante.
Ma un’impresa, per continuare a raccontarsi, deve anche vendere.
Ed è forse uno degli aspetti che dovremmo ricordare più spesso quando parliamo del nostro patrimonio agroalimentare.
Tradizione e sostenibilità economica non sono antagoniste, senza mercato, anche la più bella tradizione rischia di diventare soltanto memoria.
Interessante anche la volontà di non chiudere la manifestazione dentro i confini toscani.
Champagne, Jura e persino una finestra dedicata alla viticoltura armena raccontano l’idea di un evento che vuole mettere Firenze al centro di un dialogo più ampio. E anche questa è impresa.
Confrontarsi significa osservare come lavorano gli altri, comprendere mercati differenti e qualche volta scoprire che una buona idea nata a migliaia di chilometri da noi può aiutarci a leggere meglio anche il nostro territorio.
Il vino, del resto, possiede una caratteristica straordinaria: è profondamente locale e contemporaneamente internazionale. Nasce in pochi ettari di terra ma può arrivare dall’altra parte del mondo. Parla il dialetto della propria vigna e, quando è capace di emozionare, diventa comprensibile in qualsiasi lingua.
Tra due giorni, domenica 20 settembre, alle 10, si apriranno le porte della Fortezza da Basso.
I produttori sistemeranno le ultime bottiglie sui tavoli, i bicchieri cominceranno a riempirsi e migliaia di persone attraverseranno il Padiglione delle Nazioni alla ricerca di un vino conosciuto o, magari, di qualcosa che ancora non conoscono.
Ma mi piace pensare che il risultato di èno Florence Wine Excellence non si misurerà soltanto contando quanti calici saranno stati versati.
Bisognerà contare anche quante mani si saranno strette.
Quanti produttori avranno incontrato un nuovo ristoratore.
Quanti distributori avranno scoperto una piccola cantina.
Quanti appassionati, dopo aver ascoltato la storia di un vignaiolo, cercheranno nuovamente quella bottiglia.
Perché le fiere funzionano davvero quando qualcuno entra con un bicchiere in mano ed esce con un nome, una storia, un contatto o un’idea da ricordare.
È questa la differenza tra organizzare una degustazione e costruire un mercato.
E forse è proprio questa la sfida che attende la seconda edizione di èno Florence Wine Excellence.
Mettere il vino nel bicchiere è relativamente semplice.
Fare in modo che dietro quel bicchiere si incontrino persone, territori e imprese è molto più difficile.
Ma è esattamente da lì che può cominciare il futuro del vino italiano.





La Bussola d’Impresa – Mario Vacca
“Mi presento, sono nato a Capri nel 1973, la mia carriera è iniziata nell’impresa di famiglia, dove ho acquisito la cultura aziendale ed ho potuto specializzarmi nel management dell’impresa e contestualmente ho maturato esperienza in Ascom Confcommercio per 12 anni ricoprendo diverse attività sino al ruolo di vice presidente.
Per migliorare la mia conoscenza e professionalità ho accettato di fare esperienza in un gruppo finanziario inglese e, provatane l’efficacia ne ho voluta fare una anche in Svizzera.
Le competenze acquisite mi hanno portato a collaborare con diversi studi di consulenza in qualità di Manager al servizio delle aziende per pianificare crescite aziendali o per risolvere crisi aziendali e riorganizzare gli assetti societari efficientando il controllo di gestione e la finanza d’impresa.
Un iter professionale che mi ha consentito di sviluppare negli anni competenze in vari ambiti, dalla sfera Finanziaria, Amministrativa e Gestionale, alle dinamiche fiscali, passando attraverso esperienze di “start-up”, M&A e Turnaround, con un occhio vigile e sempre attento alla prevenzione del rischio d’impresa.
Un percorso arricchito da anni di esperienza nella gestione di Risorse Umane e Finanziarie, nella Contrattualistica, nella gestione dei rapporti diretti con Clienti e Fornitori, nella gestione delle dinamiche di Gruppo con soci e loro consulenti.
Nel corso degli anni le esperienze aziendali unite alle attitudini personali mi hanno permesso di sviluppare la capacità di anticipare e nel contempo essere un buon risolutore dei problemi ordinari e straordinari delle attività.
Il mio agire è sempre stato caratterizzato da entusiasmo e passione in tutto quello che ho fatto e continuo a fare sia in ambito professionale che extra-professionale, sempre alla ricerca dell’innovazione e della differenziazione come caratteristica vincente.
La passione per la cultura mi ha portato ad iscrivermi all’Ordine dei Giornalisti ed a scrivere articoli di economia pubblicati nella rubrica “La Bussola d’Impresa” edita dalla Gazzetta dell’Emilia ed a collaborare saltuariamente con altre testate.
La stessa passione mi porta a pianificare ed organizzare eventi non profit volti al raggiungimento di obiettivi filantropici legati alla carità ed alla fratellanza anche attraverso club ed associazioni locali.
Mi piace lavorare in squadra, mi piace curare le pubbliche relazioni e, sono convinto che l’unione delle professionalità tra due singoli, non le somma ma, le moltiplica.
Il mio impegno è lavorare sodo con etica, lealtà ed armonia.”
Contatto Personale: mvacca@capri.it
Profilo Professionale: https://www.gazzettadellemilia.it/economia/itemlist/user/981-la-bussola-soluzioni-d-impresa.html









































