La scoperta dell’acqua calda. (Video AI)

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Di Lamberto Colla Parma, 25 gennaio 2026. – Come era divertente quando Sarkozy con la Signora Merkel sorrideva alle spalle di Silvio Berlusconi. Che bello quando ai vassalli degli USA era permesso di bullizzare l’Italia perché questo era legalmente sottomessa dagli accordi post secondo conflitto bellico.

Ma da oggi, con Donald Trump, i ruoli dei giocatori sono stati svelati a differenza dei tempi passati, da “RimbamBiden” alle origini post belliche regolarizzate dal Trattato di Parigi del 1947.

Tutta l’Europa è colonia USA e tutti gli Stati sono Vassalli pari grado, Italia compresa.

Ormai è da diverso tempo che tra Trump e Macron non corre buon sangue, l’evidenza si era avuta in occasione della dipartita di Papa Francesco quando il Tycoon lo allontanò dal colloquio che avrebbe da lì a poco avuto in Basilica con Zelensky.

Uno screzio che si è acuito con le diverse posizioni assunte su Ucraina, su Gaza e, dulcis in fundo, con la Groenlandia.

Dopo il no di Parigi al Board of Peace, il presidente Usa pubblica il messaggio con cui il capo dell’Eliseo gli chiedeva un incontro sulla Groenlandia, mettendo su Truth un’immagine dell’isola con la bandiera a stelle e strisce, Donald Trump ha respinto la decisione di Emmanuel Macron di non aderire al “Board of Peace” per la ricostruzione di Gaza, affermando che “nessuno vuole” l’attuale presidente francese.

“Beh, nessuno lo vuole perché lascerà l’incarico molto presto, quindi va bene così”, ha detto Trump ai giornalisti, come citato dalla Cnn.

“Applicherò dazi del 200% sui suoi vini e champagne e lui si unirà” al board per Gaza, “ma non è obbligato a farlo”, ha detto il presidente Usa. Trump ha anche detto che i leader europei non “opporranno troppa resistenza” al suo tentativo di acquistare la Groenlandia. ( Ansa/EPA/SHAWN THEW)

Insomma il Tycoon ha bullizzato il Presidente francese aggiungendo in varie circostanze, negli ultimi anni, che Macron “non conta niente”, arrivando a profetizzare che tanto “Emmanuel non resterà lì a lungo. È un mio amico. È un tipo simpatico. Macron mi piace, ma non resterà lì a lungo, come sapete”.

A onor del vero, nei giorni scorsi al WEF di Davos, Trump ha affermato che la Groenlandia non la prenderà con la forza dando un segnale di distensione con l’alienazione dei dazi che aveva promesso a quegli otto Stati europei che avevano mandato un piccolo contingente militare sui ghiacci contesi.

 Tra minacce, promesse mantenute, smentite e alcune portaerei che si muovono nei sette mari, oltre a qualche appoggio militare qua è là nel globo, Donald Trump sta sfiancando i suoi tradizionali alleati, dimostrando, come se ce ne fosse stato bisogno, che a comandare sono gli USA e che la strategia politica globale la disegnano loro e gli alleati si devono disporre secondo lo scacchiere individuato dai generali statunitensi.

Ai “vassalli” del vecchio continente non è più nemmeno concesso di lamentarsi o di parlare come in passato, quando i vari Presidenti a stelle e strisce concedevano questo privilegio per poi fare comunque come avevano pensato e orchestrato di fare, con o senza il consenso dei nostri presuntuosi bulletti europei.

A tal proposito, giusto per rinforzare quanto sopra sostenuto, è sufficiente richiamare l’iconica frase della potente ex sottosegretaria Victoria Nuland che riferendosi ai leader del vecchio continente nel delicato 2014 disse: Fuck Europe”.

Ricordiamo che il 2014 era l’anno del primo trattato di Minsk e della rivolta di Piazza Maidan “Euromaidan” a Kiev, ben orchestrata dalla CIA con la presenza in piazza della stessa Nuland.

“Washington (askanews) – Bufera al dipartimento di Stato Usa. Dopo la diffusione su YouTube del file audio in cui, parlando della crisi ucraina con l’ambasciatore statunitense a Kiev, Geoffrey Pyatt. manda a quel paese, per così dire…, l’Unione europea, il sottosegretario di Stato Usa, Victoria Nuland, ha dovuto scusarsi con l’Unione europea, accusando della gaffe epocale gli onnipresenti servizi segreti di Mosca. Ecco la frase incriminata.

“È riuscito a convincere sia Serry che Ban ki-Moon a inviare Serry lunedì o martedì. Sarebbe ottimo per risolvere la situazione con il contributo dell’Onu. La Ue…, che si fotta”.

La Nuland sta parlando con l’ambasciatore Usa in Ucraina, chiamandolo Jeff, e cita un diplomatico dell’Onu olandese, Robert Serry, e il segretario dell’Onu Ban ki-Moon. Questi ultimi, contattati dal vice segretario Onu per le questioni politiche, Jeff Feltman, si sono detti d’accordo a inviare sul posto Serry. Alla faccia delle incertezze della Ue. Tradotto più o meno fedelmente. (Immagini Afp)

Val la pena di rammentare che varie personalità europee e americane sono andate a Kiev per sostenere la protesta in Euromaidan. Tra loro c’erano i senatori americani John McCain (1936-2018), un repubblicano, cioè in quel momento un esponente dell’opposizione (il democratico Barack Obama era presidente), e Chris Murphy, un democratico. McCain ha arringato la folla in piazza Maidan, esprimendo la sua simpatia per la protesta e chiedendo una “transizione pacifica”.

Ma ci sarebbero anche indiscrezioni sul fatto che il Pentagono e la CIA avessero speso 5 miliardi di dollari per sostenere la rivolta e per par condicio che la Federazione Russa avesse intercettato dialoghi e video di personalità USA pubblicandole su YouTube per alimentare il sospetto che gli USA avessero un ruolo importante nelle proteste di piazza.

Corre voce persino che dei cecchini ucraini vennero pagati dalla amministrazione Obama per sparare sulla folla al fine di accrescere la rabbia di piazza.

Insomma per dirla come Marco Travaglio, tutte le amministrazioni statunitensi hanno sempre gestito “gli affari” europei, con la differenza che Donald Trump “non usa la vaselina”  e sottolinea che “I servi non meritano rispetto dai padroni”.

Con questo atteggiamento, altalenante tra promesse, minacce e smentite, Donald Trump è riuscito a portare il caos nelle cancellerie europee portando in breve a una disgregazione violenta nonostante il tentativo formale di ricostituirsi come “volenterosi”.

L’UE spezzata come il fabbro spezza il filo di ferro con movimenti ondulatori frequenti e rapidi portando il metallo a surriscaldarsi e quindi a spezzarsi definitivamente.

Il primo è stato Macron a subire il trattamento del “fabbro” di Mar a Lago, e il prossimo chi sarà? C’è da esserne certi: nessun bullo sarà risparmiato dal “fabbro” USA.

(Vignetta di Copertina a cura di Romolo Buldrini L’Aquila) – Altre vignette realizzate con AI.

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Animazione AI: Video: https://youtube.com/shorts/L2EFEOpiEDs?feature=share

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Nuland: https://youtu.be/qJmPSNtowwU

Travaglio:  https://www.facebook.com/reel/1148731577023364

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