La 35ª edizione del Merano WineFestival celebra bellezza ed eleganza, ma dietro le luci della manifestazione c’è un anno di ricerca, assaggi e selezioni. Oltre 7.000 vini degustati e un sistema, quello di The WineHunter, che vuole trasformare la qualità in un passaporto verso Merano e verso i mercati internazionali. Ci sono manifestazioni dedicate al vino che si misurano attraverso il numero degli espositori, dei visitatori e delle bottiglie stappate. E poi ce ne sono altre nelle quali, con il trascorrere degli anni, il luogo finisce quasi per diventare parte dell’evento.
A Merano accade proprio questo.
Entrare nel Kurhaus durante il Merano WineFestival significa ritrovarsi in un’atmosfera nella quale vino, architettura e quella particolare eleganza mitteleuropea della città sembrano appartenere allo stesso racconto. Non è probabilmente un caso, allora, che proprio bellezza ed eleganza siano state scelte come filo conduttore della 35ª edizione, in programma dal 6 al 10 novembre 2026.
Trentacinque edizioni sono un’età importante per una manifestazione nata nel 1992 dall’intuizione di Helmuth Köcher. Ma sono soprattutto la dimostrazione di come un evento possa crescere senza rinunciare alla propria identità. I numeri dell’edizione 2025 aiutano a comprenderne le dimensioni: circa 8.000 visitatori nelle cinque giornate, più di 3.000 operatori, 150 buyer provenienti da 32 Paesi, 1.300 aziende partecipanti, oltre 2.000 vini in degustazione e più di 300 giornalisti accreditati.
Numeri importanti. Ma forse, per comprendere davvero Merano, bisogna partire da ciò che non si vede nei cinque giorni del Festival.
Prima che una bottiglia arrivi sui tavoli del Kurhaus c’è infatti un lungo lavoro di ricerca e selezione. Nel corso dell’ultimo anno 15 commissioni d’assaggio The WineHunter, coordinate da Köcher, hanno lavorato sul territorio nazionale arrivando a degustare oltre 7.000 vini, ai quali si aggiungono le selezioni dedicate al mondo gastronomico, alle birre e ai distillati.
È questo il vero antefatto del Merano WineFestival.
Perché il WineHunter Award non vuole essere soltanto una medaglia da applicare sulla bottiglia. È il risultato di un metodo di selezione e, contemporaneamente, rappresenta il passaporto d’accesso alla manifestazione: sono infatti le aziende e i prodotti selezionati dalla The WineHunter Award Collection a poter approdare alla kermesse meranese. I risultati 2026 raccontano le dimensioni di questo lavoro.
Dei più di 7.000 vini degustati, 2.662 hanno ottenuto il WineHunter Award Rosso, riconoscimento attribuito alle etichette comprese nella prima fascia di eccellenza, mentre 1.506 hanno conquistato il Gold.
La ricerca non si ferma però al vino. Anche Food, Beer e Spirits entrano ormai stabilmente nell’universo WineHunter: su 1.245 prodotti valutati in queste categorie, 371 hanno ottenuto il Rosso e 324 il Gold.
Rimane poi il vertice della piramide: il WineHunter Award Platinum.
Sono 213 i vini e 96 i prodotti Food, Beer e Spirits candidati al massimo riconoscimento. I vincitori saranno proclamati il 7 ottobre a Roma, per la prima volta attraverso una cerimonia specificamente dedicata ai Platinum.
Un’attesa resa ancora più significativa da un particolare: per la prima volta nella storia delle selezioni WineHunter le commissioni sono arrivate ad attribuire anche il punteggio perfetto di 100/100.
Naturalmente possiamo continuare a discutere all’infinito sull’opportunità di racchiudere un vino dentro un numero. Il vino, fortunatamente, rimane molto più complesso di un punteggio.
Dentro una bottiglia ci sono territorio, annata, scelte agronomiche, cantina e soprattutto persone. Ma una selezione acquista un significato diverso quando diventa parte di un sistema capace di mettere in comunicazione il produttore con chi quel vino dovrà raccontarlo, distribuirlo o acquistarlo.
Ed è probabilmente qui che il progetto WineHunter sta cercando oggi la propria evoluzione.
Accanto alle commissioni opera infatti una rete di 32 WineHunter Ambassadors, presente complessivamente in più di 50 Paesi tra Europa, Asia e Americhe. Il riconoscimento cerca così di trasformarsi da certificazione qualitativa in strumento di visibilità verso buyer, importatori, distributori, ristoratori ed enotecari.
In altre parole, il premio non dovrebbe rappresentare la conclusione del percorso ma, soprattutto per le aziende più piccole, il suo possibile inizio.
l programma 2026 conserva la struttura che negli anni ha costruito l’identità del Festival, ma introduce alcuni elementi che meritano attenzione. Si comincia venerdì 6 novembre con TasteTerroir – bio&dynamica, la giornata nella quale il vino viene osservato soprattutto attraverso il rapporto con la terra e con il futuro della viticoltura.
Biologico, biodinamico e naturale convivono con vini PIWI, orange wine, produzioni certificate SQNPI ed Equalitas, affinamenti in anfora e persino sott’acqua, senza dimenticare il segmento dei vini a basso o nullo contenuto alcolico.
Non significa necessariamente stabilire quale di queste strade rappresenti il futuro del vino, significa, più intelligentemente, metterle nello stesso luogo e assaggiarle.
L’edizione 2026 aggiunge inoltre due percorsi interessanti.
Il primo è un focus dedicato al Riesling, vitigno che forse più di molti altri riesce a tradurre nel bicchiere quella parola – eleganza – scelta come tema dell’edizione.
Il secondo è Cult Oenologist, spazio nel quale dieci tra i più importanti enologi italiani, selezionati personalmente da Helmuth Köcher, presenteranno alcune delle loro interpretazioni più rappresentative. Un’occasione per spostare per qualche ora l’attenzione dall’etichetta alla mano e alla sensibilità di chi contribuisce a costruire il vino.
Da sabato 7 a lunedì 9 novembre sarà invece il momento di The Festival, il grande percorso attraverso Wine Italia, Wine International e WineHunter Area.
Qui il Kurhaus torna ad assumere pienamente quella funzione di “salotto del vino d’Europa” che Merano rivendica dal 1992: territori italiani e internazionali si incontrano nelle sale dello storico edificio, permettendo di confrontare vitigni, filosofie produttive e culture enologiche differenti.
Particolarmente interessante appare quest’anno l’attenzione riservata alla Georgia, terra che ci riporta alle origini stesse della viticoltura e alla millenaria vinificazione nei qvevri, le grandi anfore interrate riconosciute dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale.
Ed è proprio l’anfora a ritagliarsi uno spazio specifico anche nella WineHunter Area, con Amphora Experience: più che una moda contemporanea, il ritorno a uno dei contenitori più antichi della storia del vino, oggi reinterpretato alla ricerca di purezza del frutto, micro-ossigenazione e minore interferenza del contenitore sull’espressione del vino.
Parallelamente, nella GourmetArena, Culinaria allargherà il racconto al food, agli spirits e alla birra attraverso degustazioni e showcooking.
Perché uno dei meriti storici di Merano è stato proprio quello di comprendere che il vino, quando esce dalla cantina, raramente viaggia da solo.
Martedì 10 novembre il Festival cambierà ancora una volta ritmo. La Catwalk Champagne &more chiuderà la 35ª edizione portando nel Kurhaus Champagne e Metodo Classico, dalle cuvée più fresche alle lunghe permanenze sui lieviti, una chiusura che appare quasi inevitabile per un’edizione dedicata all’eleganza.
Perché poche immagini appartengono all’immaginario collettivo quanto un calice di Champagne. Ma Merano proverà ancora una volta ad andare oltre l’immagine, mettendo accanto alle Maison più conosciute anche piccoli produttori e differenti interpretazioni di territori, vitigni e affinamenti.
Forse è proprio questo il punto dal quale osservare la prossima edizione.
Il mondo del vino è profondamente cambiato dal 1992. Sono cambiati i consumatori, i mercati, la comunicazione e persino il modo di bere. Oggi discutiamo di sostenibilità, riduzione dell’alcol, vitigni resistenti, anfore, vini naturali e nuove tecniche di affinamento; contemporaneamente continuiamo ad aprire bottiglie prodotte secondo metodi che attraversano generazioni.
Il vino vive continuamente dentro questa apparente contraddizione: custodire il passato senza rinunciare al futuro. Merano, in fondo, fa qualcosa di molto simile.
Lo fa attraverso un edificio Liberty che continua ad accogliere le nuove tendenze del vino. Attraverso un Festival che conserva una precisa idea di eleganza mentre sperimenta nuovi linguaggi. E attraverso una selezione che comincia migliaia di assaggi prima che il pubblico possa varcare le porte del Kurhaus.
Dal 6 al 10 novembre si accenderanno nuovamente le luci delle sale, arriveranno produttori, buyer, giornalisti e appassionati e migliaia di calici torneranno a riempirsi.
Ma forse il modo migliore per avvicinarsi alla 35ª edizione è ricordare che l’eccellenza che vedremo a Merano non nasce a Merano. Nasce molti mesi prima, spesso molto lontano da lì.
Nasce in una vigna, nelle mani di qualcuno che la lavora, nelle decisioni prese in cantina e nel tempo necessario perché un vino trovi la propria identità.
Merano, per cinque giorni, ha semplicemente il privilegio – e la responsabilità – di riunire alcune di quelle storie sotto lo stesso tetto.










































