Di Mario Boggini e Virgilio Milano, 12 marzo 2026 – Segnalazione del 5 marzo 2026 –
La paralisi logistica nel Golfo Persico sta incidendo non solo sui flussi di petrolio e gas, ma anche sulle materie prime industriali. Le criticità nei trasporti stanno comprimendo l’offerta di alluminio, fertilizzanti, polimeri e molto altro (a tale proposito ricordate cosa successe con l’incidente nello stretto di Suez).
A tutti è noto cosa sta succedendo sul mercato del gas e delle energie in generale, con riflessi immediati sui trasporti e sui costi energetici industriali e commerciali.
Il settore delle materie prime ondeggia in questo mare magnum dove, merce non ne manca, ma si sa le materie prime sono oggetto di speculazioni anche derivate dal mondo delle energie quindi oli, biodiesel/cereali ed etanolo.
Riportiamo un interessante articolo preso da, Morning forex di Credit Agricole:
“Il conflitto nel Golfo procede senza nessun segnale di de-escalation con il confronto muscolare, e non diplomatico, che continua. A fronte di un continuo martellamento israelo-americano su obiettivi militari, Teheran invece che crollare si sta riorganizzando con attacchi ritorsivi in tutta la regione. Alcuni analisti li vedono come “attacchi poco organizzati e “alla disperata” segno di debolezza intrinseca”.
L’Iran ha anche attaccato alcune postazioni petrolifere dei paesi limitrofi mentre Hormuz è stato dichiarato chiuso al traffico in quanto presidiato dalle sue forze armate. Trump su questo fronte promette protezione senza fornire grandi dettagli. Qualche analista paventa il dispiegamento di navi militari a protezione dei cargo tanto quanto fatto per quelli in transito nel Mar Rosso meridionale. Fonti americane hanno confermato che i progressi militari sono più rapidi delle previsioni, ma questo non basta a ridurre l’incertezza.
Sul tavolo degli analisti ci sono in ordine di valutazione: 1) velocità di consumo/distruzione degli armamenti iraniani, 2) ripristino della navigazione nel Golfo Persico, 3) transizione politica iraniana.
Gli analisti guardano alle dinamiche dei mercati di breve termine focalizzandosi sui primi due fattori che oggettivamente potrebbero essere raggiunti nei tempi previsti da Trump (4 settimane o forse poco più). Lasciamo però il beneficio del dubbio poiché la situazione è decisamente fluida. Per gli analisti prima l’Iran finisce l’arsenale missilistico prima si può procedere alla stabilizzazione sebbene ad oggi non siano emersi segnali che la transizione politica possa attuarsi internamente e pacificamente. Scrivono gli analisti che l’eventuale invio di truppe di terra americane sul suolo iraniano dovrebbe emergere da una richiesta del Governo di transizione … una volta “sotterrate” le armi.”
In questo scenario bellico, la quiete del mercato domestico italiano sta subendo ripercussioni importanti: in primis quelle che riguardano i costi energetici e dei trasporti, in seconda battuta quelle che definiscono l’indebolimento dell’euro, infine si nota una stretta sui crediti e sui rating assicurativi nel settore Agroindustriale. Ma la regina del disturbo in questi giorni per il nostro settore è la carenza fisica di farina di soya che si protrarrà ancora per alcune settimane. Poi fatto salvo nuovi guai dovremmo registrare un calo delle quotazioni.
Per il mercato delle bioenergie solo lacrime e sangue alla ricerca di matrici sostenibili, però a quotazioni contenute stante le derivate dei vari decreti-legge, e dell’ultimo “decreto bollette” e da alcuni ritardati pagamenti del GSE sempre più attento e fiscale.
Indici Internazionali al 5 marzo 2026
L’indice dei noli b.d.y. è stalito a 2.242 punti il petrolio wti è salito a circa 77$ al barile, il cambio €/$ gira a 1,15976 ore 07,36. Lo scivolamento dell’euro continua.

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Mario Boggini – esperto di mercati cerealicoli nazionali e internazionali – (per contatti +39 338 6067872) – Valori indicativi senza impegno, soggetti a variazioni improvvise. Questa informativa non costituisce servizio di consulenza finanziaria ed espone soltanto indicazioni-informazioni per aiutare le scelte del lettore, pertanto qualsiasi conseguenza sull’operatività basata su queste informative ricadono sul lettore.
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(Foto Antonio Nunno Puglia)

(*) Noli – L’indicatore dei “noli” BDY è un indice dell’andamento dei costi del trasporto marittimo e dei noli delle principali categorie di navi dry bulk cargo, cioè quelle che trasportano rinfuse secche. Il BDI può anche costituire un indicatore del livello di domanda e offerta delle rinfuse secche.
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(Pastificio Andalini Spa)


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Intervista Boggini sulla situazione delle materie prime e delle conseguenze della Guerra in Ucraina:: https://www.ruminantia.it/ucraina-disponibilita-e-prezzi-delle-materie-prime-le-considerazioni-di-mario-boggini/
Vi segnaliamo 3 link interessanti https://youtu.be/dwj32baom5A
YT – https://youtu.be/Gydsyq4BryM
Ruminantia – https://www.ruminantia.it/la-tempesta-perfetta-del-mercato-delle-materie-prime-cosa-emeglio-fare-2/
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