Festa della Donna. Basta, non festeggio più!

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Di Lamberto Colla Parma, 8 marzo 2026. – Festa significato: Giorno destinato a una solennità, al culto religioso, a celebrazioni patriottiche o d’altro genere. Una ricorrenza di valore universale ma a quanto pare la Donna non è riconosciuta come valore universale, da celebrare ogni giorno in ogni famiglia e invece si registra un femminicidio ogni 3 giorni.

Tutti a riempirsi la bocca della parità di genere e poi, anche in un contesto extra large politically correct come il Festival della Canzone di Sanremo le donne sono ben lontane dalla parità di genere. Carlo Conti si è giustificato con il fatto che minori erano le proposte sulle quali scegliere i testi delle canzoni.

Un Festival che correttamente chiude la porta in faccia a un comico non gradito a la apre alla nonnina ultracentenaria orgogliosamente antifascista, ma non riesce a equilibrare il numero di donne a quello degli uomini.

In questo caso si invoca la selezione meritocratica, mentre con l’introduzione delle Quote Rosa in politica e nelle organizzazioni la scelta cade sul genere sessuale e non sulla meritocrazia, almeno come valore prioritario.

Sempre al Festiva di Sanremo un altro episodio discutibile lo si è riscontrato con la partecipazione della bella e brava modella russa Irina Shayk, chiamata a fare la bella statuina salvo in conferenza stampa venire sottoposta a una interrogazione sulla questione Ucraina. La Donna, dimostrando sangue freddo, educazione e equilibrio ha risposto con un eloquente:

Sono qui per celebrare amore e musica, non per parlare di politica. Sono veramente felice di essere qui, non farò commenti politici”.

Tra “Quote Rosa”, invocazioni sulla parità di genere e così via sino ad arrivare a inondare le città di “Panchine Rosse” a  rimembrare quanto la donna sia morbosamente  attenzionata dai suoi cari.

E la colpa… è di una società patriarcale!

Non una cattiva educazione scolastica e familiare!

Troppo facile invocare alla società patriarcale ma io ricordo che, sin da bambino, erano gli anni ’60 del secolo scorso, la frase ricorrente era “le ragazze/le donne non si sfiorano nemmeno con un fiore”.

Nessuno minacciava i “boomer” a non aggredire le femmine, ma con molta semplicità si insegnava al rispetto, rispetto di tutti e non solo di genere, perchè così facendo si segmenta la società in una differenziazione di attitudine sessuale e, non tanto paradossalmente, si potrebbe un giorno giungere a indirizzare una educazione specializzata destinata a maschi, femmine e ogni lettera e simbolo dell’acronimo “LGBQT+”  ponendo di fatto a confronto/scontro i M, F, LGBQT+ in una differenziazione competitiva quando invece sono tutte persone a pari dignità.

Festa delle Donne e Gay Pride hanno un medesimo destino: l’inutilità dell’evento. Un giorno sotto i riflettori e 364 nel dimenticatoio.

L’educazione è la base di una società civile che ormai, almeno la nostra, di civile ha ben poco.

Al sei febbraio 2026 erano 7 gli omicidi che hanno coinvolto femmine e altri 11 tentativi di femminicidio stando ai rilievi dell’Osservatorio Nazionale Femminicidi Lesbici Trans*cidi

Nel 2025 l’Osservatorio ha registrato:

– 84 femminicidi;

– 3 suicidi indotti di donne;

– 2 suicidi indotti di due ragazzi trans;

  • 1 suicidio indotto di una persona non binaria;

– 1 suicidio indotto di un ragazzo;

– 8 casi in fase di accertamento

Si tratta di morti indotte da violenza di genere e eterocispatriarcale. Inoltre, ci sono almeno altri 78 tentati femminicidi riportati nelle cronache online di media nazionali e locali e almeno due figlicidi, di due ragazzi uccisi dal padre.

Il femminicidio, la violenza e non solo di genere è un fenomeno che va fermato con le buone o con le cattive, qualche “sarucco” in età dell’apprendimento ha sempre fatto bene come  “fissante” educativo. E forse da “adulti” si ricorderanno quello che si può o non si può fare.

I sarucchi, o in alternativa gli zoccoli delle mamme anni ‘60, sono ben più educativi delle forme demagogiche mielose, inutili quanto dannose degli anni 2000.

Personalmente non festeggerò mai più la Festa delle Donne e mi concentrerò solo sulla Festa della Superdonna, quellache tutti chiamano Mamma.

Donna forte, Madre amorevole, Moglie Sensuale e Femmina sacrificata tra lavoro, educazione dei figli e cura del marito, focolare domestico e ovviamente gradevole amante di un marito molto probabilmente impoltronito.

Viva tutte le Mamme!

(Vignetta di Copertina a cura di Romolo Buldrini L’Aquila) – Altre vignette realizzate con AI.)

Quadro delle “mani legate” è opera di Claudia Belli – Sant’Ilario d’Enza.

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