Di Lambert Glue EmiliaInWeb, 6 settembre 2026 – Prima di addentrarci nella recensione dell’ultima parte del libro di davide Rossi, voglio anticiparvi un argomento che presto ci legherà mani e piedi. L’entrata in vigore dell’Euro Digitale, in via sperimentale da settembre, e la necessità di far cassa da parte della UE, vedrà come conclusione naturale il “sequestro” dei risparmi da parte della Commissione Europea guidata da Ursula Van Der Leyen, che nei giorni scorsi ha lanciato un allarme inquietante. “Il risparmio, 10.000 miliardi sono frutto della pigrizia, restano depositati. L’Europa deve metterli al servizio delle nostre imprese…”… Magari delle armi.
Von der Leyen insomma ha una chiara intenzione di intervenire sui risparmi per sistemare l’economia che Lei ha ridotto al lastrico con la pandemia, il Green Deal e il sostegno alla Ucraina, che ricordo, non fa parte della UE e nemmeno della NATO.
Per mettere le mani in tasca degli cittadini con facilità e senza opposizione servono due cose: un’emergenza straordinaria e l’euro digitale che presto diventerà realtà.
Quale più efficace emergenza può essere l’aggressività “presunta” della Federazione Russa?
Quindi attenzione al prossimo futuro e attenti a non ascoltare il canto delle Sirene!.

Ricordiamo che l’unica moneta in corso è quella fisica, le banconote per intenderci, per il cui uso non esiste costo. Al contrario ogni transazione digitale arricchisce le banche e impoverisce sia il venditore che l’acquirente.
Di conseguenza teniamoci il pagamento in contante e saremo più liberi.
Ma veniamo ora a un commento finale e attualizzato al libro L’economia delle emergenze. Dalle pandemie alla guerra di Davide Rossi (pubblicato da Arianna Editrice nel 2022) che ci permette di verificare quanto le tesi dell’autore trovino riscontro nelle dinamiche economiche, geopolitiche e sociali degli ultimi anni.
Un “faro” per una navigazione sicura!
1. La tesi di fondo: l’Emergenza come paradigma politico ed economico
Il cuore teorico dell’opera si fonda su un’intuizione centrale: lo “stato di emergenza” non è più una parentesi eccezionale tra periodi di normalità, ma è diventato il metodo d’elezione per governare la società contemporanea.
Rossi illustra come la catena delle crisi — da quella sanitaria (Covid-19) a quella bellica (Ucraina), fino a quelle energetiche, inflazionistiche e climatiche — segua un copione coerente:
- Generazione o ingrandimento della percezione del rischio/minaccia.
- Sospensione del normale dibattito democratico in favore di decisioni tecnocratiche d’urgenza.
- Accettazione popolare di sacrifici economici e limitazioni delle libertà in nome della sicurezza collettiva.
- Redistribuzione della ricchezza verso l’alto, con l’impoverimento del ceto medio e il consolidamento dei grandi oligopoli finanziari e industriali.
2. Attualizzazione delle tesi nel contesto contemporaneo
Rileggere l’opera di Rossi con gli occhi dell’attualità economica e geopolitica offre diversi spunti di riflessione:
A. La cronicizzazione dell’Economia di Guerra e dell’Inflazione
Nel libro, la guerra in Ucraina veniva descritta come il proseguimento del Great Reset con altri mezzi. A distanza di tempo, si osserva come l’economia di guerra si sia effettivamente strutturata come condizione permanente nell’Unione Europea:
- Le spese militari sono aumentate in modo esponenziale, sottraendo risorse alla spesa sociale, alla sanità e all’istruzione pubblica.
- L’inflazione e il caro-vita, inizialmente attribuiti in via esclusiva agli shock energetici e al conflitto, si sono rivelati fenomeni strutturali legati a dinamiche speculative e alle politiche monetarie centralizzate.
B. La saldatura tra Stato e Potere Finanziario
Una delle intuizioni più incisive del testo è il ribaltamento del luogo comune libertario/liberista secondo cui il mercato soffre per “troppo Stato”. Rossi sostiene il contrario: i grandi colossi privati e i fondi d’investimento prosperano grazie allo Stato, che mette a disposizione il proprio potere normativo e sanzionatorio per tutelarne gli interessi.
- Questa dinamica si riflette chiaramente nelle politiche di transizione energetica e digitale: i grandi finanziamenti pubblici (come i piani di ripresa post-pandemici e i fondi di coesione) finiscono in larga parte per alimentare le commesse e i profitti di un ristretto gruppo di multinazionali tecnologiche, energetiche e infrastrutturali.
C. Il Vincolo Esterno e la deindustrializzazione dell’Italia
L’analisi di Rossi sul “vincolo esterno” trova conferma nel posizionamento dell’Italia nell’arena europea e transatlantica. Il rientro delle regole europee di bilancio e la pressione del debito continuano a essere utilizzati come leve per giustificare politiche di austerità, mentre il patrimonio industriale ed energetico nazionale subisce una progressiva contrazione o l’acquisizione da parte di gruppi esteri.
3. Valutazione critica: Punti di forza e Nodi irrisolti
I Punti di Forza–
- Il metodo “Follow the Money”: Il pregio principale del libro risiede nella capacità di smontare la retorica etica delle narrazioni ufficiali mostrando chi trae concreto profitto da ogni fase emergenziale.
- – Mappatura delle asimmetrie di potere: Rossi mette in luce con grande efficacia il fenomeno delle “porte girevoli”tra regolatori pubblici, finanza e grande industria, spiegando perché le normative finiscano sistematicamente per penalizzare la piccola impresa e favorire i monopolisti.
I Nodi Critici
- Il rischio del determinismo “regista”: La griglia interpretativa di Rossi (condivisa con gli studi di Fabio Vighi) tende a leggere la sequenza delle crisi quasi come un disegno perfettamente orchestrato dall’alto per salvare un capitalismo finanziario altrimenti al collasso. Questa impostazione rischia talvolta di sottovalutare il peso del caos, dell’incompetenza politica, della contingenza storica e dei conflitti d’interesse divergenti all’interno delle stesse élite globali.
- La praticabilità delle vie d’uscita: Nell’ultima parte dell’opera, l’autore auspica forme di resistenza e sganciamento dal “giogo dello Stato” (autosufficienza, localismo, monete alternative, pensiero critico). Sebbene siano proposte stimolanti sul piano individuale e filosofico, la loro efficacia pratica di fronte a un apparato sanzionatorio e digitale pervasivo rimane una sfida di difficile risoluzione su scala di massa.
Conclusione
L’opera di Davide Rossi si conferma uno strumento di decodifica prezioso e quanto mai attuale. Piuttosto che un semplice resoconto sugli anni della pandemia e sui primi mesi della guerra in Europa, L’economia delle emergenze offre una vera e propria lente interpretativa sui meccanismi del potere contemporaneo.
Il valore del libro risiede nello spingere il lettore a porsi sempre la domanda fondamentale di matrice ciceroniana: Cui prodest? (A chi giova?), fornendo una chiave di lettura critica di fronte alle “prossime emergenze” annunciate dal discorso pubblico.
Meditate gente, meditate!

(Vignetta di copertina di Romolo Buldrini altre generate con AI) –






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