Le scarpe rosse del Papa, dette anche scarpe pontificie, fanno parte del vestiario tradizionale dei papi della Chiesa Cattolica. Il loro colore rosso, oltre a evocare il sangue versato dai Martiri per la loro fede in Cristo, richiama la Passione di Gesù.
Non è segno di lusso o di ostentazione, ma il simbolo del Vicario di Cristo in terra pronto al sacrificio estremo.
Fino a Papa Luciani la tradizione è rimasta viva, pur con qualche semplificazione (Paolo VI tolse la croce d’oro e poi le fibbie). Giovanni Paolo II, col passare degli anni, ha gradualmente sostituito le scarpe rosse con scarpe bordeaux o marrone scuro. Alla sua morte è stato comunque sepolto con scarpe di cuoio rosse, come i suoi predecessori.
È stato Papa Benedetto XVI, una volta salito al Soglio di Pietro, a ripristinarle in modo deciso e visibile, al punto da farle diventare, per i suoi detrattori più agguerriti, uno dei tratti più riconoscibili e criticati del suo pontificato.
Nel 2007 la rivista americana Esquire si è spinta a tal punto da sfiorare la blasfemia: incurante del loro vero significato, nominò Papa Ratzinger “Accessorizer of the Year” (miglior indossatore di accessori dell’anno), inserendolo tra gli uomini “meglio vestiti” del pianeta. È in quegli anni che, in modo spregiativo, è stato coniato il termine “Prada Pope”.
Poi nel 2013, con un colpo di scena degno dei migliori romanzi d’appendice, è sbucato il buon papa Francesco. E tutto è degradato.
Poco per volta siamo passati dalle scarpe rosse, simbolo del martirio e della Passione di Cristo, indossate dal Vicario in terra, a pellegrini che, in una sorta di mini pride, sono stati autorizzati ad attraversare la Porta Santa di San Pietro durante il Giubileo. D’altronde con Bergoglio la frangia più “progressista” (gnostica?) della Chiesa è riuscita a prendere il potere e, poco per volta, a dissacrarla dall’interno.
SatiLeaks by Gianfranco Colella per Quotidianoweb.it 27 agosto 2026













































