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Merano WineFestival, trentacinque anni di bellezza: Helmuth Köcher unisce il vino alle storie, all’arte e alla cultura

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Esistono manifestazioni che si distinguono per la qualità delle proprie proposte e altre che, con il trascorrere degli anni, diventano parte dell’identità culturale di un territorio. Il Merano WineFestival appartiene certamente a questa seconda categoria, grazie alla visione di un uomo che ha saputo riconoscere nel vino qualcosa di molto più grande del semplice piacere della degustazione.

Helmuth Köcher, fondatore e presidente della manifestazione, ha costruito nel corso di trentacinque anni un autentico ponte tra il mondo vitivinicolo e quello della cultura, tra le cantine e la letteratura, tra gli uomini che lavorano la terra e gli artisti che interpretano la bellezza attraverso linguaggi differenti.

La sua intuizione è stata quella di considerare il vino non come un punto di arrivo, ma come l’inizio di un racconto. Un racconto nel quale convivono tradizioni familiari, imprese, territori, creatività e memoria.

Non sorprende, dunque, che “Eleganza e Bellezza” siano le parole scelte per accompagnare la 35ª edizione del Festival, in programma dal 6 al 10 novembre 2026.

Due parole che sembrano descrivere perfettamente non soltanto l’atmosfera della manifestazione, ma anche il suo modo di intendere l’eccellenza. Perché l’eleganza non appartiene esclusivamente all’estetica e la bellezza non si esaurisce in ciò che appare. Entrambe possono manifestarsi in un gesto, in una storia raccontata con sensibilità, nella dedizione di una famiglia o nella capacità di custodire un sapere antico.

A rendere ancora più suggestiva questa visione contribuisce la cornice del Kurhaus di Merano, uno degli edifici più affascinanti dell’architettura cittadina. Le sue sale, l’armonia degli ambienti e l’atmosfera raffinata sembrano interpretare naturalmente il desiderio di Köcher di creare un luogo nel quale il bello possa essere vissuto, condiviso e riconosciuto.

Durante la conferenza stampa del 3 novembre, tenutasi all’Hotel Therme Merano, il fondatore del Festival ha illustrato le novità di un’edizione che guarda al futuro senza dimenticare le proprie origini. All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, la sindaca Katharina Zeller e la presidente dell’Azienda di Soggiorno Ingrid Hofer, insieme a rappresentanti del mondo culturale ed enogastronomico.

Il programma conferma una caratteristica sempre più evidente della manifestazione: il vino continua a essere il grande protagonista, ma intorno a esso prende forma un universo di esperienze che coinvolge la letteratura, la scienza, la moda, l’arte e la riflessione sociale.

Particolarmente ricco è il calendario delle presentazioni editoriali, che accompagnerà il pubblico in un percorso attraverso alcune delle molteplici dimensioni del mondo vitivinicolo.

Si comincerà venerdì 6 novembre, alle ore 12, nella Sala Sissi del Kurhaus, con Giovanni Scapagnini, autore di “La Via del Vino – Il gusto di sentirsi bene”, pubblicato da Mondadori.

Il volume propone una riflessione sul rapporto tra vino, benessere, longevità e convivialità, affrontando un tema che appartiene da secoli alla cultura mediterranea. All’incontro prenderanno parte anche Federico Veronesi e Helmuth Köcher, per un confronto che invita a considerare il vino all’interno di una più ampia dimensione culturale e di consumo consapevole.

Nel pomeriggio, alle ore 15, la Palm Lounge dell’Hotel Therme Merano accoglierà Rocco Catalano, che presenterà “Sulle orme di Veronelli”, edito da Edizioni Ampelos.

In dialogo con Leonardo Romanelli, l’autore ripercorrerà il pensiero e l’eredità di Luigi Veronelli, figura fondamentale nella storia della comunicazione enogastronomica italiana, capace di riconoscere nel vino un patrimonio di identità, cultura e libertà espressiva.

Sempre venerdì, alle ore 15, il Teatro Puccini ospiterà Laura Donadoni con “Grapes of Change”, progetto europeo dedicato alla parità di genere nel settore vitivinicolo.

Appuntamenti che dimostrano quanto il vino possa diventare uno strumento per interrogarsi sulla società, sulle trasformazioni culturali e sul valore della memoria.

Sabato 7 novembre il racconto si sposterà verso le grandi vicende familiari e il contributo delle donne al mondo del vino.

Alle ore 12, nella Palm Lounge, sarà protagonista Camilla Lunelli, che presenterà “Un’arte di famiglia. Storia di un sogno diventato il brindisi italiano per eccellenza”, pubblicato da Sperling & Kupfer, in un incontro condotto da Stefania Mafalda.

Attraverso le pagine del libro prende forma la storia di una famiglia che ha contribuito a trasformare il nome Ferrari in uno dei simboli più riconoscibili dell’eccellenza spumantistica italiana.

Ma non è soltanto il racconto di un’impresa di successo, è  anche una riflessione sul significato dell’eredità familiare, sulla responsabilità di raccogliere il lavoro delle generazioni precedenti e sulla capacità di rinnovarlo senza disperderne i valori.

Il percorso personale di Camilla Lunelli, segnato anche dall’esperienza nella cooperazione internazionale in Africa prima del ritorno nell’azienda di famiglia, aggiunge al racconto una dimensione umana particolarmente significativa.

Perché dietro ogni grande marchio esistono persone, decisioni, sacrifici e una visione che deve essere continuamente alimentata.

Alle ore 16, sempre nella Palm Lounge, Chiara Giorleo presenterà “Vino, donna. Storie e passioni di 90 protagoniste del cambiamento”, pubblicato da Luciano Pignataro Editore.

Intervistata da Manuela Zennaro, l’autrice accompagnerà il pubblico alla scoperta di novanta donne che, con competenza, determinazione e sensibilità, stanno contribuendo a trasformare il panorama vitivinicolo.

Il tema troverà ulteriore spazio alle ore 18, presso il Museo delle Donne di Merano, con “Voci nei calici”, un incontro dedicato alla memoria e alle esperienze femminili legate alle eccellenze enologiche del Trentino-Alto Adige.

Se il venerdì sarà il giorno della conoscenza e il sabato quello delle grandi storie familiari e femminili, domenica 8 novembre il Festival offrirà spazio anche a una narrazione più intima del territorio, quella che nasce dall’incontro diretto con le persone e dalla volontà di custodirne la memoria.

Alle ore 14, nella Palm Lounge dell’Hotel Therme Merano, sarà presentato ufficialmente “L’Alto Adige in un calice – Vignaioli del Burgraviato”, il nuovo libro di Mario Vacca, pubblicato da Edizioni Nisroch con la prefazione di Helmuth Köcher.

Un’opera che interpreta con particolare intensità il tema dell’eleganza e della bellezza scelto per questa edizione del Festival.

Mario Vacca, nato a Capri, , consulente di direzione e giornalista enogastronomico, un cultore del bello e dell’eleganza in ogni sua forma ha sviluppato nel tempo una sensibilità particolare verso il rapporto tra vino, impresa e persone. Una sensibilità che lo ha portato a considerare ogni cantina non soltanto come un luogo di produzione, ma come il risultato di una storia fatta di scelte, passioni e legami profondi con il territorio.

Il libro nasce proprio dal desiderio di andare oltre il vino come prodotto, per scoprire ciò che si cela dietro un’etichetta.

Non si tratta di una guida enologica tradizionale, né di una raccolta di giudizi o classifiche. È un viaggio narrativo attraverso 22 realtà vitivinicole del Burgraviato, raccontate attraverso le famiglie, i masi, i vigneti e le esperienze umane che ne hanno determinato l’identità.

Le pagine conducono il lettore lungo sentieri nei quali la storia si intreccia con il presente, entrando in cantine dove il lavoro quotidiano conserva ancora il significato di una tradizione tramandata.

Emergono famiglie che hanno custodito per generazioni il proprio maso, giovani che hanno scelto di continuare l’attività dei genitori, produttori che hanno affrontato cambiamenti e difficoltà senza rinunciare al legame con la propria terra.

Il vino diventa così il punto di partenza per raccontare molto altro: la dignità del lavoro, il valore della memoria, il coraggio delle decisioni e quel sentimento di appartenenza che rende un territorio riconoscibile anche attraverso le persone che lo abitano.

La bellezza del libro di Mario Vacca risiede proprio nella capacità di dare voce a ciò che normalmente rimane invisibile.

Una bottiglia può raccontare un vitigno, un’annata, un’esposizione o una tecnica di vinificazione. Ma difficilmente riesce a restituire da sola le emozioni di chi ha lavorato per produrla, le vicende di una famiglia o il significato di una scelta compiuta molti anni prima.

Sono queste le storie che l’autore ha cercato e raccolto, costruendo un’opera nella quale il lettore viene invitato non soltanto a conoscere il Burgraviato, ma a sentirne il carattere e l’anima.

Particolarmente significativo è il contributo di Helmuth Köcher, che ha firmato la prefazione del volume.

L’incontro tra il fondatore del Merano WineFestival e l’autore rappresenta un dialogo tra due sensibilità accomunate dalla volontà di valorizzare il territorio altoatesino.

Da una parte la visione internazionale di chi ha contribuito a fare di Merano uno dei luoghi simbolo dell’eccellenza enologica; dall’altra lo sguardo di chi ha scelto di raccontare le storie delle persone che rendono possibile quella stessa eccellenza.

La presentazione sarà introdotta da Helmuth Köcher e proseguirà con una tavola rotonda moderata da Raoul Ragazzi, delegato FISAR per l’Alto Adige.

Accanto a Mario Vacca prenderanno parte all’incontro alcuni dei protagonisti del libro, Katharina Menz del Popphof, Wolfgang Tratter di Arunda Spumanti e Filippo Ferragina del Sittnerhof.

La loro presenza conferirà all’appuntamento un significato particolare, perché permetterà al pubblico di ascoltare direttamente le voci di coloro che hanno ispirato le pagine del volume.

Non sarà dunque soltanto la presentazione di un libro, ma un momento di incontro tra autore, vignaioli e territorio, nel quale la letteratura diventerà occasione per riconoscere il valore di un patrimonio umano spesso meno conosciuto rispetto ai vini che produce.

E non potrebbe esserci cornice più appropriata di Merano, nel cuore del Burgraviato, per restituire queste storie alle persone e ai luoghi dai quali sono nate.

Il programma editoriale della domenica proseguirà alle ore 16 con Olga Sofia Schiaffino, che presenterà la nuova edizione della guida “I Vini del Cuore”, con prefazione di Marco Sciarrini.

Tra le proposte culturali della manifestazione figura anche Antonella Amodio, autrice di “Calici&Spicchi – Atlante mondiale della pizza e del vino in 100 abbinamenti”, un’opera che esplora il dialogo tra due grandi espressioni della cultura gastronomica.

Ma la capacità di Helmuth Köcher di costruire relazioni tra mondi differenti emerge anche al di fuori delle presentazioni letterarie.

La sera di venerdì 6 novembre, durante la cena di gala al Kurhaus, il Festival ospiterà “The Birth of Beauty”, una sfilata che porterà la moda a dialogare con il vino, l’artigianato e la sostenibilità.

Tra le protagoniste figurano Margherita de Cles, con le creazioni di La Cles Atelier, e Fiorella Ciaboco, che presenterà abiti realizzati con Vegea, un biomateriale ottenuto anche attraverso la valorizzazione dei sottoprodotti della lavorazione dell’uva.

L’idea è tanto semplice quanto suggestiva: ciò che rimane del processo di vinificazione può diventare una nuova materia creativa, capace di trasformarsi in un abito e raccontare una diversa interpretazione della bellezza.

Accanto a loro saranno presenti le creazioni di Andrea Maria Tratter di Runggaldier Manifaktur, i gioielli di Estefania Monti e le borse di Maria Luisa Craia.

Un insieme di espressioni artistiche che dimostra come la creatività possa trovare ispirazione anche in ciò che apparentemente appartiene a un altro universo.

È questa, probabilmente, una delle intuizioni più felici del fondatore del Festival, aver compreso che il vino, quando viene raccontato nella sua dimensione più autentica, possiede la capacità di dialogare con ogni forma d’arte.

Un libro, un abito e una grande bottiglia condividono infatti molto più di quanto si possa immaginare. Sono il risultato di un’idea, richiedono tempo, esperienza e dedizione, e custodiscono inevitabilmente qualcosa della personalità di chi li ha creati.

Il Merano WineFestival celebra così il proprio trentacinquesimo anniversario confermando una vocazione che va ben oltre la degustazione delle eccellenze enologiche.

Grazie alla visione di Helmuth Köcher, Merano continua a essere un luogo nel quale il vino incontra le persone, le cantine dialogano con la cultura e la bellezza assume forme differenti, dalla raffinatezza di un grande spumante alla semplicità di una storia familiare.

In questo scenario, il viaggio narrativo di Mario Vacca tra i vignaioli del Burgraviato assume un significato che supera la dimensione editoriale.

È un invito a recuperare il piacere dell’ascolto, a riconoscere il valore delle radici e a comprendere che dietro ogni eccellenza esiste sempre una vicenda umana degna di essere conosciuta.

Perché il vino può conquistare i sensi, ma sono le storie degli uomini e delle donne che lo producono a lasciare un segno nella memoria.

E forse il significato più profondo di “Eleganza e Bellezza” è proprio questo: scoprire che ciò che rende davvero straordinaria un’esperienza non è soltanto quello che abbiamo davanti agli occhi, ma soprattutto ciò che riesce a rimanere dentro di noi.

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