Ragazzini infuriati disposti a tutto pur di farsi l’ultima sneaker, l’aggiornamento della Play Station e l’ultimo modello di smartphone. Il gusto della distruzione e della rapina nella consapevolezza della impunità. Presto gli “spaventapasseri” in mimetica diventeranno i nuovi feticci dei violenti impunibili.
Di Lamberto Colla Parma, 25 ottobre 2026 – Sarà un’escalation inarrestabile. Il test dello scorso fine settimana ha confermato che le forze dell’ordine hanno la funzione di contenimento e all’avanzamento si preferisce l’arretramento, consentendo ai vandali di distruggere cose private e mezzi dello Stato,
A ciò si aggiunga la “grande libidine” (direbbe il comico degli anni ’80 come Jerry Calà) di massacrare e ferire gli odiati “sbirri”.
Già, gli Sbirri sono il simbolo del potere, il simbolo della costrizione. Della costrizione in aula didattica, il simbolo degli educatori, il simbolo di uno Stato che ha preteso di concedere la cittadinanza ai genitori solo dopo aver appreso la lingua italiana e la conoscenza degli usi, consuetudini e un po’ di storia italica. Quello Stato che non accetta la Shari’a e prenderebbe di difendere le femmine. Le femmine, quegli soggetti di genere diverso dal maschio che attraverso i suoi rifugi carnosi sono al loro servizio (anche senza “r”).
D’altra parte lo stupro è una parola sconosciuta nel suo significato a noi noto ma non agli immigrati clandestini, che ben conoscono i privilegi a loro concessi ma non la buona educazione e il rispetto di chi li accoglie.
Tant’è che addirittura una Signora, l’avvocata Carmen Di Genio, membro del Comitato Pari Opportunità della Corte d’Appello di Salerno, che il 13 settembre 2017, durante un convegno sulla sicurezza e la legalità tenutosi a Salerno (nel periodo del grave fatto di cronaca dello stupro di Rimini), in cui sostenne che «Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, su una spiaggia, non si può violentare una persona, perché lui probabilmente non lo sa proprio».
E noi invece continuano inutilmente a colorare di rosso le panchine di tutta Italia, a far collezione di “scarpette rosse” e intanto le stesse femmine progressiste e leguleie giustificano gli stupri.
Poi esistono i politici con forme di dissociazione temporanea, che il giorno delle violenze milanesi accusano il Governo di non avere dato disponibilità sufficiente di forze dell’ordine e pochi giorni dopo, quando vengono assegnati ben 500 militari della “Folgore” il commento tempestivo del Sindaco Giuseppe Sala è stato particolarmente irritante sostenendo che la sicurezza a Milano “non può essere solo un problema di repressione”.
Giuseppe Sala è quello della prima affermazione o della seconda? BOH!
Vero che il giorno seguente, dopo che anche i più autorevoli commentatori politici avevano schernito la sua affermazione contraddittoria, ha corretto il commento arrivando anche a ringraziare lo stesso Sergio Mattarella dimenticando invece dell’esistenza di una donna che casualmente sarebbe a Capo del Governo.
Ma parlare di repressione è un po’ troppo.
Abbiamo visto tutti le legioni arretrare e presto vedremo l’esercito venir preso di mira.
Mimetica, basco, baionetta, pistola e mitragliatore ma saranno solo dei gradevoli “spaventapasseri”. Ad Halloween metteranno anche le mascherine e offriranno “dolcetto o scherzetto” ai bimbiminchia che distruggeranno tutto il distruttibile?

Parliamoci chiaro: le loro regole di ingaggio non sono assolutamente coerenti con il compito che si vorrebbe assumano.
Non posso fermare, non possono arrestare, non possono abbandonare la camionetta.
Possono solo tentare di offrire deterrenza.
Li vediamo nelle città, davanti agli ingressi degli aeroporti. Possono solo difendere luoghi e nient’altro.
La domanda sorge spontanea: perché non addestrare al compito di controllo civile anche i militari che verranno impiegati in questo delicato compito?
Vero che sono una forza di difesa della nazione e non dell’ordine interno, ma in casi di emergenza e solo su richiesta autorizzata dal Presidente della Repubblica, potrebbero essere impiegati, previo specifico addestramento analogo a quello delle altre forze dell’ordine, al controllo della sicurezza dei cittadini.
E’ umiliante per questi militari, spesso reduci da operazioni complesse e pericolose in scenari esteri, fare le belle statuine col medesimo compito e regole di ingaggio degli “Spaventapasseri”.
Su questo deve aprirsi una discussione seria e non demagogica, come già alcuni, si veda l’ex ministro Martelli, ma non solo lui, che ha equiparato l’uso dell’esercito paragonando al Cile e al “franchismo”.
Se non vogliamo che la gente si difenda da sola organizzando squadre di “picchiatori” con la bava alla bocca, bisogna dare alle forze dell’ordine il compito di reagire.
Meditate, Gente, meditate!

Facciamo un po’ di chiarezza sul ruolo dell’Esercito e il nodo delle regole d’ingaggio
L’impiego dei militari per il presidio delle città (come nel caso dell’operazione Strade Sicure in Italia) nasce principalmente con una funzione di dissuasione visiva e di supporto alle forze di polizia a ordinamento civile. Tuttavia, quando si verificano eventi di disordine pubblico o atti vandalici repentini, emergono con chiarezza i limiti operativi dell’Esercito:
Inquadramento giuridico: I militari impiegati in compiti di pubblica sicurezza rivestono la qualifica di agenti di pubblica sicurezza e non di polizia giudiziaria. Ciò ne limita le capacità autonome di identificazione, fermo e sgombero attivo.
Regole d’ingaggio difensive: Le direttive operative per il personale militare nei contesti urbani sono rigorosamente calibrate per evitare escalation e contatti fisici sproporzionati. Se da un lato questo tutela l’incolumità pubblica e previene abusi, dall’altro percepisce l’intervento come un’«arma spuntata» di fronte a gruppi dinamici o provocatori che conoscono tali limiti e li sfruttano a proprio vantaggio.
Addestramento specifico: Il personale delle forze armate è addestrato prioritariamente per scenari di difesa o di mantenimento della pace in contesti bellici o post-bellici, modalità intrinsecamente differenti rispetto alle tecniche di gestione dell’ordine pubblico e del controllo delle folle, proprie di Polizia di Stato e Carabinieri.
Lo scenario plausibile, verso un approccio integrato alla sicurezza urbana
La sola presenza del pattugliamento militare, per quanto utile come presidio fisso davanti a obiettivi sensibili, non può costituire una soluzione esaustiva contro il fenomeno delle devianze giovanili o dei micro-vandalismi. Per affrontare efficacemente il problema occorre un bilanciamento tra più strumenti:
Rafforzamento delle Forze dell’Ordine territoriali: Potenziare l’organico e la presenza dinamica di Polizia e Carabinieri, dotati degli strumenti giuridici e operativi idonei alla gestione diretta della piazza e all’intervento rapido.
Sistemi tecnologici di prevenzione: Ampliare la rete di videosorveglianza ad alta definizione e il monitoraggio dei punti critici per agevolare l’identificazione a posteriori dei responsabili.
Interventi educativi e sociali: Disagio e/o provocazione giovanile. Richiede risposte sul piano della prevenzione sociale, del recupero degli spazi urbani e del coinvolgimento della comunità a partire dalla famiglia e dalla scuola.

Meditate gente, meditate!
(Vignetta di copertina di Romolo Buldrini altre generate con AI) –
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