Di Lamberto Colla Parma, 22 febbraio 2026. – Il Referendum Costituzionale, che rispetto a quello abrogativo è stato convocato molto più raramente, motivo per il quale riteniamo utile richiamare le sue peculiarità affinché le intenzioni del voto possano andare a buon fine.
La prima condizione e in assoluto la più importante, sta nel fatto che NON è necessario il raggiungimento del QUORUM.
Ciò comporta che qualsiasi sia la percentuale di elettori che si presentano alle urne, il risultato del conteggio delle schede assegnerà la vittoria al SÌ o al NO.
Ecco quindi che lo schieramento che riuscirà a muovere la maggior massa di elettori avrà maggior possibilità di ottenere il risultato politico atteso.
Il referendum è il tipico esempio di chiamata elettorale popolare partecipativa per cui non si dovrebbe parlare di schieramento politico ma, come abbiamo osservato in questo primo mese di promozione refrendaria la “sinistra” si è schierata compatta con il “partito della magistratura” in opposizione al Governo e perciò verso il NO, senza scendere nel dettaglio della riforma ma solo invocando la sconfitta meloniana, per poi, si presume, invocare le dimissioni della premier.
Quindi, sono ben due le leve che devono spingere a recarsi alle urne:
- la consapevolezza chiara del quesito referendario;
- la difesa “politica” del governo che si votò due anni fa (votando SI) oppure utilizzando il NO per tentare uno sgambetto al Governo Meloni.
Quando si parla di “referendum” viene automatico pensare a quelli abrogativi, dove troviamo due elementi apparentemente illogici: la necessità di raggiungere un quorum (il 50% +1 degli aventi diritto al voto) e la domanda referendaria è spesso apparentemente ingannevole e la scelta di conseguenza più complessa dal punto di vista interpretativo.
Pertanto il risultato del referendum abrogativo sarà valido solo se si raggiunge il quorum e se raggiunto la conta dei voti porterà alla abrogazione o meno del quesito sottoposto a giudizio popolare.
La mancanza del quorum nel referendum costituzionale può sembrare strano, posto che per cancellare anche una sola parola da una legge occorre il raggiungimento di una soglia minima di votanti.
Ciononostante ci sono delle motivazioni sensate.
Come detto, l’introduzione in Costituzione della separazione delle carriere dei magistrati potrà essere approvata o respinta senza dover raggiungere il quorum ovvero un numero minimo di votanti.
Quindi, qualsiasi sarà il numero di elettori registrati dalle urne uscirà il risultato che segnerà la vittoria del SÌ o del NO.
La spiegazione di una tale sostanziale differenza tra le due modalità di referendum sta nella funzione diversa dei due strumenti e in una scelta precisa compiuta da chi la Costituzione l’ha scritta.
I referendum confermativi, come quello costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, sono regolati dall’articolo 138 della Costituzione.
In questo caso, il referendum non serve a cancellare una legge esistente, ma interviene alla fine di un procedimento parlamentare già completato.
“Una riforma costituzionale – scrive DAVIDE LEO su pagellapolitica.it – deve essere approvata due volte nel medesimo testo sia dalla Camera sia dal Senato, a distanza di almeno tre mesi, e il referendum può essere chiesto solo se nella seconda votazione non è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi dei componenti di entrambe le camere. In questo scenario, la consultazione popolare non “crea” la riforma, ma si limita a confermarla o respingerla, e può essere richiesta da un quinto dei parlamentari di una Camera, da cinque consigli regionali o da 500 mila elettori. Nel caso della riforma sulla separazione delle carriere, la raccolta firme è stata fatta dai parlamentari sia della maggioranza sia dell’opposizione.”
Diverso invece il caso del referendum abrogativo per il quale il legislatore ha introdotto due elementi di garanzia:
- La raccolta di almeno 500.000 firme per proporre il referendum;
- Il raggiungimento del Quorum del 50%+1 degli aventi diritto al voto.
Il referendum abrogativo è perciò uno strumento di decisione assolutamente popolare sin dalla proposta e infine per assegnare il risultato occorre raccogliere la maggioranza assoluta degli elettori iscritti (50%+1).
In Conclusione, il 22 e 23 marzo correte a VOTARE se volete che la vostra preferenza vinca!












(Vignetta di Copertina a cura di Romolo Buldrini L’Aquila) – Altre vignette realizzate con AI.
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