Accordo UE – Mercosur. Giusto o sbagliato?

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Di Lamberto Colla Parma, 1 febbraio 2026. – ESG è l’acronimo che sta per Environmental, Social, and Governance (ambientale, sociale e di governance), che definisce i criteri fondamentali per valutare la sostenibilità e la responsabilità di un’azienda o di un investimento oltre i parametri finanziari. Questi tre pilastri misurano l’impatto ecologico, il rapporto con le persone e l’etica gestionale.

Questa è l’ultima frontiera di devozione al “Green” e alla eticità d’impresa. Da circa 40 anni si investe nella riduzione dei fitofarmaci, pesticidi e quant’altro per difendere l’ambiente e la salute pubblica. 

Dal “Sod Seeding” o zero lavorazione (No Tillage) con l’utilizzo in pre-semina del “Glifosate (Round Up di Monsanto ora Bayer), che pare un ossimoro tecnologico essendo accusato di cancerogenità da molti e ancora sub judice da EFSA, sino a lasciare i terreni incolti per creare oasi naturalistiche (per gli uccelli migratori ad esempio) o per ridurre la produzione commercializzata e quindi salvaguardare i prezzi nel settore primario.

Quaranta anni di sacrifici, di costi privati e pubblici che rischiano di essere sepolti sotto la valanga sud americana di prodotti con l’accordo UE Mercosure.

Premesso che ogniqualvolta si instaurano rapporti commerciali i vantaggi dovrebbero essere equamente ripartiti tra gli attori coinvolti. 

Ciò coincide con la logica della reciprocità e della equipollenza delle norme che regolano i mercati che si andranno a incontrare. 

Quello che dovrebbe essere oggetto di scambio sono i prodotti non realizzati in un continente piuttosto che nell’altro oppure il completamento di una gamma assente ma che al consumatore interessa. 

Ma quello che oggi si intravede, almeno nel campo dell’agricoltura e agroalimentare, è lo scontro di una agricoltura a bassi costi e forse poco rispettosa della salute e dell’ambiente contro una, quella europea/mediterranea, altamente sofisticata e costosa.

Quello che si evidenzia invece è la smania febbricitante della industria di trasformazione che si troverebbe di fronte a un mercato di matrici a basso costo con prezzi al consumo praticamente identici e una marginalità che farà lievitare gli utili industriali.

Mentre scrivo, mi viene in mente il dialogo con il titolare di un caseificio austriaco che, ai primi anni ’90 del secolo scorso, lamentava di essersi dovuto adeguare alle costose prescrizioni sanitarie italiane (HACCP) per poter vendere i suoi prodotti nella nostra distribuzione (parlava di qualche centinaia di milioni di lire per adeguare il caseificio) per poi non essere riuscito a cedere la sua merce nel Bel Paese. Per il suo mercato tradizionale il caseificio era perfetto ma non per i nostri valutatori addetti all’audit. 

Per fare un po’ di storia, ricordiamo che Il 17 gennaio, l’Unione europea ha firmato l’accordo con i Paesi Mercosur: l’intesa, raggiunta dopo oltre 25 anni di trattative, dovrà ora essere approvata dal Parlamento europeo. Ma il 21 gennaio 2026 l’Eurocamera ha chiesto di inviare il testo dell’accordo alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per un parere legale sulla compatibilità dell’intesa con il diritto unionale e con l’autonomia normativa dell’UE, congelando, per il momento, la ratifica definitiva fino alla pronuncia della Corte.

L’accordo con il Mercosur eliminerebbe progressivamente il 91% delle barriere commerciali, azzerando i dazi sui prodotti europei esportati verso i Paesi partner. Il Mercosur eliminerà la maggior parte delle tariffe sulle esportazioni europee entro i prossimi 15 anni. Per esempio, per i veicoli e componenti automobilistici, attualmente soggetti a dazi fino al 35%, il periodo di transizione sarà significativamente lungo. In Brasile e Argentina, i dazi sui veicoli elettrici e ibridi saranno ridotti immediatamente dal 35% al 25%, seguiti da una graduale riduzione al 5% dopo 15 anni e dalla completa eliminazione delle tariffe all’importazione entro il 18° anno.

E sin qui la reciprocità è corrisposta.

Il problema nasce invece con l’agroalimentare.

L’azzeramento dei dazi è subordinato, infatti, al riconoscimento di tre distinte condizioni. Dal punto di vista sostanziale, la merce deve rispettare le regole di origine preferenziale stabilite dal testo dell’Accordo e dall’allegato 3B. Il bene esportato deve, inoltre, essere accompagnato da una prova dell’origine preferenziale e, infine, è necessario che il prodotto sia trasportato direttamente dall’Unione europea verso l’area Mercosur.

Tra le categorie di prodotti che beneficiano del dazio zero, in primo luogo si collocano i beni che possono definirsi “interamente ottenuti” nell’Unione europea, per esempio quelli che derivano dall’agricoltura, dall’allevamento del bestiame, ma anche i rifiuti e scarti derivanti da operazioni di produzione ivi condotte, oppure articoli usati in tale zona e adatti solo al recupero di materie prime.

A onor del vero molto è stato fatto per venire incontro alle proteste degli agricoltori: aiuti finanziari; misure di sostegno nel delicato campo dei fertilizzanti; quote in entrata su alcuni prodotti provenienti dal Sudamerica; meccanismi di controllo sui flussi di importazione dal Mercosur. 

Anche se le stime parlano di evidenti vantaggi per le economie francese o italiana, queste misure sono state utili per far accettare l’accordo all’Italia ma non sufficienti per i francesi che, nonostante l’incidenza dell’agricoltura sul PIL nazionale sia inferiore a quello all’Italia, il popolo francese è da sempre molto solidale con i suoi contadini, assecondando quindi il loro dissenso.

In breve ecco le 5 motivazioni per dire no all’accordo Mercosur secondo Coldiretti.

– Aumenta l’import di prodotti con costi di produzione molto più bassi rispetto a quelli europei; ma le regole sanitarie, ambientali e sociali seguite dagli agricoltori europei sono molto più stringenti rispetto a quelle dei paesi Sudamericani.

– In gioco c’è la salute dei consumatori: ci sono degli antibiotici vietati in Ue ma usati in Sudamerica come promotori di crescita degli animali, per non parlare che il 30% dei pesticidi usati nel Mercosur sono vietati in Europa. Inoltre solo una minima parte della merce è fisicamente ispezionata.

– Il mercato europeo verrebbe alterato: arriverebbero più di 99mila tonnellate di carne bovina, oltre 180 mila tonnellate di pollame a dazio zero. Zero dazi anche per lo zucchero.

– Questo accordo comporterebbe emissioni di co2 favorendo una produzione meno sostenibile, aumenterebbero le sostanze vietate per coltivare i terreni si andrebbe incontro alla deforestazione di una superficie compresa tra i 620 e 1,35 milioni di ettari.

– Per concludere, oltre a tutti questi ‘danni’ anche la beffa degli aiuti a questi Paesi, perché per facilitare la transizione verde e digitale delle aziende agricole sudamericane sono previsti 1,8 milioni di euro tramite l’iniziativa Europea del Global Gateway.

Le conclusioni le lasciamo a ciascuno di Voi.

(Vignetta di Copertina a cura di Romolo Buldrini L’Aquila) – Altre vignette realizzate con AI.

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