Di Mario Boggini e Virgilio Milano, 5 marzo 2026 – Segnalazione del 26 febbraio 2026 –
Trump, in calo di consensi, alla conferenza sullo “Stato dell’Unione”, ha tirato dritto ripetendo che gli USA si trovano in una rinnovata “età dell’oro”, cercando di smarcarsi dai sondaggi, per proiettare un’aura di successo grazie alla lotta all’inflazione, i record di Wall Street e i tagli fiscali.
Tante le fanfare e tanti gli slogan presentati al Congresso, con la costanza del mantra “più imponenti e migliori, più ricchi e più forti” ripetuto più volte.
Gli argomenti scomodi sono stati by-passati: la lotta all’immigrazione rimane, ma Trump l’ha accuratamente schivata e quindi poco spazio per il Venezuela e nessun riferimento alla Groenlandia.
Tema IRAN Il Presidente ha accennato alle ragioni secondo cui gli States dovrebbero attaccare l’Iran affermando che non permetterà al più grande sponsor mondiale del terrorismo di dotarsi di armi nucleari.
Al momento gli Stati Uniti stanno schierando nell’area del Golfo una massiccia forza militare che potrebbe attivarsi con una potenza di fuoco che non si vedeva dalla rivoluzione komeinista del ’79. Il tema del contendere restano le armi nucleari supportate dagli sviluppi di missili a lunga gittata in grado di raggiungere gli States. Trump vuole avere la promessa (con possibilità d’ispezione) che Teheran non ha e non svilupperà armi nucleari mentre la risposta che riceve è che la ricerca sul nucleare non ha finalità militari. In questa situazione i punti di contatto e di negoziati faticano ad incontrarsi. Secondo gli analisti la guerra con l’Iran è sempre più vicina.
In questo stato di tensione i mercati non scherzano…ed ogni appiglio è buono per speculazioni esclusivamente rialziste, gli Usa contano di vendere di più alla Cina e intanto tra i vari accordi commerciali firmati dagli acquirenti, per chiedere attenuazione dei dazi commerciali, aggiungiamo all’elenco: l’accordo con l’Indonesia che prevede di acquistare dagli USA circa 3,5 milioni di tonnellate di semi di soia (contro i 2,2 in precedenza) e 3,8 milioni di tonnellate di farina di soia (contro gli 0,2).
Logicamente ciò infiamma ulteriormente il Chicago che mentre si scrive è ancora in rialzo, ma una considerazione va fatta: questi acquisti non sono NUOVI consumi, ma semplicemente cambi di approvvigionamento mercantile, vedremo poi come il mercato del fisico si riposizionerà.
Il mercato nazionale è ancora PIATTO, si combatte solo la guerra della farina di soya, dove la carenza è reale, domani i grandi gruppi dovrebbero disporre le quote seconda quindicina febbraio e il mese febbraio generico. La tensione dovrebbe calare un pochino solo doppo il 16/03 con gli arrivi nave sui porti e con la ripresa a pieno degli stabilimenti di Ravenna e Venezia ed interni. Intanto continua la contingentazione dei camion al carico, (gli spedizionieri chiedono 24-48 ore di prenotazione) e ieri la farina di soya caricabile (per modo di dire) ha toccato i 410€ tonnellata. In questo momento i più “impressionabili” ricevono proposte di farina di soya giugno-dicembre a 350€ partenza. Tutto può essere anche se di merce nel mondo non ne manca, nonostante le incertezze siano veramente tante.
Per il mondo delle bioenergie nulla di nuovo da segnalare se non che si prenota crusca sostenibile da aprile, con prezzi inclusivi della certificazione.
Indici Internazionali al 26 febbraio 2026
L’indice dei noli b.d.y. è salito a 2.121 punti il petrolio wti è stabile a circa 66 al barile, il cambio
€/$ gira a 1,18187 ore 07,59.

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Mario Boggini – esperto di mercati cerealicoli nazionali e internazionali – (per contatti +39 338 6067872) – Valori indicativi senza impegno, soggetti a variazioni improvvise. Questa informativa non costituisce servizio di consulenza finanziaria ed espone soltanto indicazioni-informazioni per aiutare le scelte del lettore, pertanto qualsiasi conseguenza sull’operatività basata su queste informative ricadono sul lettore.
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(*) Noli – L’indicatore dei “noli” BDY è un indice dell’andamento dei costi del trasporto marittimo e dei noli delle principali categorie di navi dry bulk cargo, cioè quelle che trasportano rinfuse secche. Il BDI può anche costituire un indicatore del livello di domanda e offerta delle rinfuse secche.
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