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Geopolitica, quali effetti sulla domanda e offerta dei cereali?

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Milano, 16 giugno 2026 – A Barbara Soravia, Presidente di Associazione Granaria di Milano, il compito di fare gli onori di casa e di annunciare i relatori, ringraziando loro e il folto pubblico intervento, a questo ultimo evento che precede la pausa estiva.

E’ fuori discussione che siamo entro una economia di guerra” introduce Luca Bagato (Professore incaricato di Economia e Finanza dei Mercati Globalizzati, UNICATT) la sua relazione “Prezzi e logistica: il nuovo paradigma delle commodities”. L’accademico prende spunto dalla sua stessa affermazione per mettere a confronto ciò che ha caratterizzato l’economia a seguito delle guerre o comunque da eventi catastrofici.

La matrice proposta pone a confronto sulle ascisse la Grande Recessione, il COVID, la Grande Guerra, la II° Guerra Mondiale, la Guerra in Ucraina, il conflitto in IRAN, mentre sulle ordinate la Produzione, l’Occupazione, L’inflazione, il Debito Pubblico, la Pressione Fiscale, e si è potuto osservare dinamiche analoghe o a volte in opposizione ma con il comune denominatore dell’inflazione, come fattore d’impatto negativo condiviso.

Una matrice riassuntiva, ripresa dal libro “Il prezzo della Guerra” (Balduzzi, Bignami) che ben espone gli effetti di questi eventi.

Se 40 anni fa la “globalizzazione” poteva apparire come un felice approdo per le nazioni, occidentali in particolare, consentendo di avvantaggiarsi della libera circolazione delle merci, delle persone e un deterrente ai conflitti, oggi possiamo tranquillamente sottoscrivere che quegli obiettivi sono, almeno sinora, da considerarsi delle chimere.

Dopo avere illustrato le relazioni che intercorrono tra conflitti e prezzi, condizioni straordinarie e nuovi riassetti geopolitici che, con particolare rilevanza il conflitto in IRAN, ha portato all’attenzione i nuovi fattori di rischio.  Primo fra tutti i costi della logistica e la debolezza delle diplomazie. L’ingresso nella sfera geopolitica anche del Pakistan (potenza Nucleare) che nessuno avrebbe potuto, sino a pochi mesi fa immaginarne la forza negoziale, conferma come lo scenario geopolitico sia in costante evoluzione.

Insomma uno scenario complesso e in continua evoluzione, per affrontare il quale con una certa sicurezza, il professor Bagato si affida ai suggerimenti di McKinsey il quale indica la strada della “Agilità Organizzativa”, un approccio ben adottato dai giapponesi sin dal 1995 e per il quale divennero famosi proprio per la capacità di rapido adattamento

Il professor Bagato ha quindi concluso il suo intervento analizzando la critica posizione economica della Russia che potrebbe definitivamente precipitare se il prezzo del petrolio dovesse calare sensibilmente. Da questa considerazione si comprende meglio l’azione di Donald Trump che ha come obiettivo strategico il controllo del petrolio e del suo prezzo, fattore principe di leva per la crisi russa

Alla analisi geopolitica di Luca Bagato, fa da contraltare l’approfondita analisi degli scenari economici delle principali materie prime, offerta da Valentina Pellati di “Pellati Informa” la quale esplode l’argomento dal titolo “Come iniziamo la campagna 2026/27 e come potrebbe svilupparsi?” Uno sguardo prospettico sulla nuova campagna cerealicola, con focus su aspettative produttive, dinamiche di mercato e possibili scenari evolutivi.

E’ dal Chicago Board che l’analista inizia la sua relazione con specifico riferimento alla crisi che ha coinvolto la farina di soia nazionale.

Una crisi dovuta, non tanto alle quotazioni del Chicago, ma dalla forte carenza della merce fisica domestica. Negli ultimi 10 giorni lo scenario si è però notevolmente modificato e le quotazioni si stanno riallineando al mercato finanziario, avendo perso già 80 €.

Uno dei fattori da tenere sotto osservazione è la catena del valore: dal Petrolio/Gas ai fertilizzanti. Una filiera che nella area del Golfo di Hormuz è molto importante a livello globale.

Valentina Pellati è quindi entrata nel dettaglio dei Paesi che maggiormente possono soffrire da questo blocco navale. Se la Cina non è interessata particolarmente, posto che l’ammoniaca la produce per il 78% utilizzando il carbone, al contrario il Brasile si potrebbe trovare in forte difficoltà causa una dipendenza importante da Medio Oriente, risultando privo di una produzione interna sufficiente di urea a causa dei costi energetici. Il paese su americano è infatti il principale importatore mondiale. L’approfondimento si protrae sugli altri 6 principali paesi: Usa, India, Australia, Russia, Algeria, Egitto.

Per l’Europa, a parte il prezzo, la fornitura è sufficiente.

Altro importante punto sul quale Valentina Pellati si è soffermata è il tema del meteo. In generale, salvo limitate aree, il clima non dovrebbe produrre effetti negativi.

Sotto osservazione è El Niño, che potrebbe produrre effetti negativi al sud dell’Argentina e del Brasile mentre positivo nel MW. Maggiori preoccupazioni li potrebbe essere in capo alla Niña per la forte siccità che si potrebbe trascinare.

La precisa e analitica relazione della dottoressa Pellati, si è quindi estesa alla valutazione delle singole materie prime (Soia, Corn, frumento) in relazione ai paesi e /o alle macro aree geografiche, sottolineando i punti di forza e di debolezza, arrivando a cristallizzare un preciso mosaico della attuale situazione delle materie prime, poste in relazione anche con gli andamenti del mercato finanziario.   

In conclusione, la situazione globale sembrerebbe orientarsi al meglio, cosa questa confermata anche dal fatto che i Fondi d’Investimento sono in fase ribassista.

Al termine i due relatori si sono dedicati a rispondere alle qualificate domande del pubblico, alcune delle quali particolarmente articolate e complesse, a dimostrazione dell’alto profilo degli operatori intervenuti.

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