Home Agroalimentare  Merano WineFestival, il tempo diventa eccellenza: quattro vini conquistano i primi 100/100...

 Merano WineFestival, il tempo diventa eccellenza: quattro vini conquistano i primi 100/100 della storia

0
393

Di Mario Vacca Merano, 8 novembre 2026 –

Ci sono vini che si degustano e altri che raccontano la storia,  vini capaci di attraversare gli anni, custodire il lavoro degli uomini e restituire, in un calice, la memoria di un territorio.

È questo il pensiero che mi ha accompagnato al Teatro Puccini di Merano, dove ho assistito alla cerimonia di premiazione della 35ª edizione del Merano WineFestival. Un appuntamento che, ancora una volta, ha celebrato non soltanto l’eccellenza enologica, ma soprattutto le persone, le imprese e le intuizioni che rendono grande il vino italiano.

Quest’anno Helmuth Köcher, fondatore della manifestazione, ha voluto introdurre una novità destinata a segnare la storia della guida The WineHunter: per la prima volta sono stati assegnati quattro riconoscimenti con il punteggio assoluto di 100/100.

I premi erano stati conferiti il 7 ottobre, durante la presentazione ufficiale del Festival al Senato della Repubblica, attraverso speciali sculture in meranite, pietra vulcanica del territorio meranese. Al Teatro Puccini, invece, si è svolta la cerimonia dedicata agli altri riconoscimenti della selezione 2026, durante la quale sono stati ricordati anche i quattro premi assoluti.

Tra questi spicca il Ferrari Perlé Trento DOC 2002, unico metodo classico a raggiungere il massimo punteggio. Ventiquattro anni di storia racchiusi in una bottiglia, espressione dello Chardonnay di montagna e del progetto Archivio di Famiglia di Ferrari Trento, attraverso il quale vengono valorizzate grandi annate custodite per lunghissimi affinamenti.

Un riconoscimento che premia non soltanto la qualità di uno spumante, ma una filosofia imprenditoriale fondata sulla pazienza, sulla capacità di investire e sulla fiducia nel futuro. Perché, in un mondo che pretende risultati immediati, Ferrari dimostra che il tempo può rappresentare il più prezioso degli investimenti.

Accanto al Perlé, altri tre straordinari interpreti dell’enologia italiana: l’Alto Adige Terlano DOC Rarity 2013 della Cantina Terlano, testimonianza della longevità dei grandi bianchi altoatesini; la Vernaccia di Oristano DOC Riserva 1998 di Attilio Contini, custode di una tradizione sarda nella quale l’evoluzione ossidativa diventa identità; e il Vin Santo di Montepulciano DOC Occhio di Pernice 2012 di Avignonesi, espressione della pazienza e della complessità della cultura vitivinicola toscana.

Quattro territori, quattro storie differenti, accomunate da una verità: la grandezza di un vino non si misura soltanto nel momento in cui nasce, ma anche nella sua capacità di attraversare il tempo.

Al Teatro Puccini, Helmuth Köcher e Andrea Radic, insieme ai commissari della guida, hanno consegnato i 101 WineHunter Award Platinum, riconoscendo le migliori espressioni della selezione, comprese cinque referenze internazionali provenienti da Francia, Sudafrica e Georgia.

Particolarmente significativo il momento dedicato agli otto Cult Oenologist, aperto dal ricordo di Franco Bernabei, scomparso lo scorso luglio. Celebrati anche Riccardo Cotarella, Carlo Ferrini, Luca D’Attoma, Gianni Menotti, Paolo Caciorgna, Alessandro Cellai e Gabriele Gadenz: professionisti che hanno contribuito a costruire, attraverso sensibilità differenti, il prestigio dell’enologia italiana.

Non sono mancati i nove Honour Award, assegnati a realtà e personalità come Nonino, Donnafugata, Marco Caprai, la famiglia Ippolito, Riccardo Pasqua e altre eccellenze capaci di coniugare tradizione, innovazione e visione imprenditoriale. Il Premio Speciale Radici Sostenibili è stato attribuito all’associazione GRASPO, rappresentata da Aldo Lorenzoni, per l’impegno nella salvaguardia della biodiversità viticola. Spazio anche ai Dolcissimo Award, conferiti ad Ansitz Waldgries e Cantina Andriano.

La giornata è proseguita al Kurhaus con il gala dedicato al tema Eleganza e Bellezza, tra alta cucina, moda e la celebrazione delle sette WineHunter Stars: Roberto Cipresso, Beppe Palmieri, Giuseppe “Peppone” Calabrese, Filippo Felluga in memoria del padre Livio, Jörg Trafoier, Cristina Mercuri e Luca D’Attoma.

Ripensando alla cerimonia, ciò che più mi ha colpito è stata la capacità di Merano di riunire, sotto lo stesso tetto, generazioni e professionalità differenti. Perché dietro ogni grande vino ci sono sempre uomini e donne che hanno creduto in un progetto, spesso molto prima che il mercato fosse pronto a riconoscerne il valore.

E forse proprio i quattro 100/100 voluti da Helmuth Köcher rappresentano il messaggio più bello di questa edizione.

Il vino ci insegna che il tempo non è soltanto qualcosa che passa. Nelle mani di chi possiede competenza, visione e passione, può diventare qualcosa che resta.

Google search engine