A cura di redazione Molino Grassi Parma, 27 marzo 2026 – Da quando si acceso il conflitto con l’IRAN, l’Ucraina e Gaza sono passate in secondo piano.
I riflessi globali sul settore energetico, Gas e Petrolio, hanno preso il sopravvento occupando le pagine di ogni giornale anche economico. Future, fondi speculativi e approfittatori all’interno della filiera dei carburanti, stanno sconquassando tutti i mercati e il tasso di cambio $/€ completa la fumosità del periodo.
E’ indubbio che in questo bailamme sono le materie prime a farne le spese nel campo agroalimentare e con esse tutte le produzioni che ne derivano. Farine, semole, produzioni zootecniche con carne, latte e salumi connessi.
I mercati, perciò, vivono alla giornata basandosi sulle dichiarazioni del Presidente Usa e delle risposte iraniane, e questo, c’è da giurarci, durerà ancora per diverso tempo. Poco da segnalare sul mercato domestico, dove i cereali sono più resistenti mentre a soffrire, in modo grave, è il settore del mais, ormai arrivato a una crisi strutturale (vedi convegno in Granaria Milano del 24 marzo 2026).
“In Italia – scrive ANACER lo scorso 13 marzo – nel corso del 2025, secondo i dati ANACER, sono arrivate quasi 3 milioni di tonnellate in più rispetto all’anno precedente di Grano Duro (+8,76%).
Le importazioni in Italia di cereali in granella aumentano complessivamente di 322.000 tonnellate (+1,9%) con un controvalore pure in aumento di 159,5 milioni di euro (+3,7%): l’incremento è dovuto al grano tenero (+281.000 t, pari a +50,6 milioni di euro), al grano duro (+241.000 t, con un valore in diminuzione di 33,3 milioni di euro) ed all’orzo (+6.900 t, pari a +17,2 milioni di euro). Tra gli altri cereali in granella si registra il calo dell’import di mais (-154.400 t nelle quantità, ma +136 milioni di euro nei valori), di avena (-18.000 t, pari a -6,8 milioni di euro) e di sorgo (-39.000 t). Le importazioni di riso (considerando nel complesso risone, riso semigreggio, lavorato e rotture) aumentano di 80.000 t (+27%), pari a +18 milioni di euro (+6%). L’incremento delle quantità esportate si deve alle paste alimentari (+54.000 tonnellate, pari a +2,4%, per un controvalore in diminuzione di 45,7 milioni di euro, pari a -1,4%). Risultano aumentare anche le vendite all’estero di farina di grano tenero (+33.300 t, pari a +23,1 milioni di euro) e di semola di grano duro (+10.200 t, pari a +0,2 milioni di euro ”

Concludendo, come si scriveva, le tante variabili che si influenzano reciprocamente, portano a determinare situazioni che appaiono paradossali. Per i cereali i ribassi sono oltre il 2% in un mese e più ampiamente, per i frumenti nazionali, in un anno è andato perduto il 16%.
Secondo l’analisi Bmti, nonostante i rincari del 37% dei fertilizzanti i prezzi nelle borse merci restano zavorrati dall’eccesso d’offerta, mentre aumentano i timori sulle nuove semine. Quasi incomprensibile ma
la risalita dei costi di produzione non si riflette sulle quotazioni all’origine dei cereali complice, almeno per ora, il surplus d’offerta globale. Quindi, nonostante l’aumento delle quotazioni dei fertilizzanti, al momento non si registrano tensioni sui prezzi dei principali cereali nazionali. Ma sino a quando?…
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