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Quando il vino diventa memoria. L’incontro con Enrica Pagano e il sogno chiamato Aglaia

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Di Mario Vacca Parma, 29 giugno 2026 – Conoscevo già Enrica Pagano. Ad unirci era soprattutto una cara amicizia comune, quella con Fulvio Lardaro, professionista che stimo profondamente e che, come spesso accade con le persone autentiche, sa mettere in relazione mondi diversi.

Eppure è stato soltanto qualche giorno fa, a Napoli, che quel rapporto ha assunto una dimensione completamente nuova. Parlando ci siamo accorti di avere la stessa età. Fin qui potrebbe sembrare una semplice coincidenza.

Poi sono arrivati i ricordi.

Le estati, i luoghi, le amicizie.

Ed è bastato poco per scoprire che, mentre io crescevo tra il lavoro,  i vicoli, il mare,  gli scorci di Capri, anche lei frequentava quell’isola negli stessi anni, respirando la stessa atmosfera che ha accompagnato l’adolescenza di tanti ragazzi della nostra generazione.

Sono quei momenti nei quali ti rendi conto che le persone, prima ancora delle aziende che rappresentano, sono fatte di memoria.

Ed è probabilmente questa la ragione per cui, ascoltando Enrica raccontare Aglaia, non ho avuto la sensazione di trovarmi davanti all’ennesima azienda vitivinicola.

Ho avuto piuttosto l’impressione di ascoltare una storia.

Perché Aglaia non nasce semplicemente dall’idea di produrre vino.

Nasce dal desiderio di dare continuità ad un legame con la terra, trasformando una scelta di vita in un progetto capace di custodire identità, cultura e territorio.

Nel cuore dell’antico Ager Falernus, ai piedi del Monte Massico, prende così forma una realtà giovane che ha scelto la strada più difficile, quella dell’autenticità. Una viticoltura biologica che non rincorre le mode, ma cerca di raccontare il luogo dal quale nasce, lasciando che siano il paesaggio, la storia e il tempo a parlare attraverso il vino.

L’azienda nasce in una terra che per anni ha avuto un’altra vocazione.

Una grande tenuta dedicata all’allevamento delle bufale, immersa nel cuore del territorio del Falerno, dove il lavoro quotidiano scandiva il ritmo delle stagioni molto prima che si parlasse di enoturismo o di marketing territoriale.

Quando Enrica ha deciso di dare vita ad Aglaia non ha cancellato quella storia, l’ha rispettata.

La proprietà è stata concessa in affitto a chi continua ancora oggi a portare avanti l’attività zootecnica, mentre lei ha scelto di riservare a sé gli ettari destinati alla viticoltura, quasi a voler ritagliare, all’interno di una realtà già esistente, uno spazio nel quale coltivare il proprio sogno.

Ma ciò che colpisce maggiormente non è questa scelta, è il modo con cui è stata realizzata.

Tra Enrica e l’affittuario non esiste quella distanza che troppo spesso caratterizza i rapporti contrattuali. Al contrario, si percepisce il rispetto reciproco di chi comprende che una terra produce i suoi frutti migliori quando le persone imparano a collaborare. Gli spazi destinati al ricovero delle attrezzature vengono condivisi, l’organizzazione quotidiana nasce dal dialogo e dalla disponibilità reciproca, in un equilibrio spontaneo che dimostra come la fiducia possa essere molto più efficace di qualsiasi clausola scritta.

È un particolare che potrebbe sembrare marginale, per me non lo è affatto, perché racconta la filosofia di Aglaia ancora prima delle sue bottiglie. Una filosofia che non parla di possesso, ma di custodia. Non di competizione, ma di convivenza, e forse non è un caso che questa sensibilità appartenga proprio a chi ha dedicato una parte importante della propria vita all’archeologia. Chi studia il passato sa che ogni luogo è il risultato delle persone che lo hanno abitato prima di noi. Allo stesso modo Enrica sembra vivere la sua terra non come qualcosa da conquistare, ma come un patrimonio da custodire, rispettando ciò che esiste e costruendo il nuovo senza cancellarne la memoria.

È da questa visione che nasce Aglaia, non semplicemente un’azienda agricola, ma un progetto nel quale il vino diventa il punto di incontro tra la storia di un territorio, il lavoro quotidiano e le relazioni umane che lo rendono vivo.

Passeggiando tra i filari si comprende come nulla, ad Aglaia, sia stato lasciato al caso.

I vigneti sorgono ai piedi del Monte Massico, nel cuore dell’antico Ager Falernus, una delle terre che hanno scritto alcune delle pagine più importanti della viticoltura italiana. È un luogo che porta con sé una responsabilità importante, quella di confrontarsi ogni giorno con una storia millenaria senza rimanerne prigionieri.

Enrica ne è perfettamente consapevole, per questo non ha cercato scorciatoie; ha preferito imparare, studiare, confrontarsi con chi possiede competenze maturate in anni di esperienza, mantenendo però ben saldo il timone della propria idea di vino.

È una scelta che apprezzo profondamente perché esiste una differenza sostanziale tra delegare ed affidarsi. Delegare significa rinunciare ad una parte del proprio progetto, affidarsi, invece, significa avere l’intelligenza di circondarsi delle persone migliori affinché quel progetto possa esprimersi nel modo più autentico.

È ciò che Enrica ha fatto, per la conduzione agronomica e l’intero percorso enologico ha scelto di collaborare con la famiglia Trabucco e con l’enologo Danilo Trabucco, professionisti che seguono il vino dalla gestione della vigna fino all’imbottigliamento. Un rapporto costruito sulla fiducia e sulla condivisione di una stessa filosofia produttiva, nella quale tecnica ed identità territoriale procedono insieme.

Del resto, il vino è sempre un’opera corale, c’è chi immagina il progetto, chi interpreta il vigneto, chi accompagna le uve durante la vinificazione, chi custodisce il vino fino alla bottiglia.

La bravura dell’imprenditore consiste proprio nel riuscire a dare armonia a tutte queste professionalità senza perdere la propria identità.

Aglaia ci riesce, lo dimostrano anche le prime etichette dell’azienda.

Lytica” non è semplicemente un nome curioso, è un omaggio alla formazione archeologica di Enrica, un richiamo all’industria litica, alle origini dell’uomo, a quel rapporto ancestrale con la terra che ancora oggi continua a guidare il suo modo di interpretare l’agricoltura. È quasi un ponte tra il passato ed il presente, tra la ricerca scientifica e la sensibilità agricola. Si tratta di un Falerno del Massico bianco da uve falanghina, la prima vendemmia per la vendita  è del 2024 ed è stata già imbottigliata e messa a riposo l’annata 2025.

Accanto a lui troviamo “Ponte Ronaco“, altro vino profondamente legato al territorio, è un  Falerno del Massico DOC Primitivo, vino che rappresenta una delle espressioni più autentiche di un territorio capace di scrivere pagine indelebili nella storia dell’enologia.    Anche in questo caso il nome non nasce per esigenze commerciali, ma racconta un luogo, la sua storia e la memoria di un paesaggio che conserva ancora oggi le tracce della civiltà romana.

È proprio questo l’aspetto che più mi ha colpito, oggi il mercato del vino propone centinaia di etichette, tutte molte sono eccellenti, poche però, riescono a raccontare una storia prima ancora di essere degustate.

Ad Aglaia ogni bottiglia sembra voler ricordare che il vino non nasce soltanto dall’uva, nasce dalle persone, dalla cultura, dalla memoria e da quel sottile filo invisibile che unisce chi ha il coraggio di sognare con chi possiede l’esperienza necessaria per trasformare quel sogno in realtà.

Forse è proprio questa la lezione più bella che porto a casa da questo incontro, l’imprenditore non deve necessariamente sapere fare tutto, deve sapere scegliere le persone giuste.

E, soprattutto, avere l’umiltà di riconoscere il valore delle loro competenze senza mai rinunciare alla propria visione.

È così che nascono i progetti destinati a durare nel tempo.

La Bussola d’Impresa – Mario Vacca

“Mi presento, sono nato a Capri nel 1973, la mia carriera è iniziata nell’impresa di famiglia, dove ho acquisito la cultura aziendale ed ho potuto specializzarmi nel management dell’impresa e contestualmente ho maturato esperienza in Ascom Confcommercio per 12 anni ricoprendo diverse attività sino al ruolo di vice presidente.

Per migliorare la mia conoscenza e professionalità ho accettato di fare esperienza in un gruppo finanziario inglese e, provatane l’efficacia ne ho voluta fare una anche in Svizzera.

Le competenze acquisite mi hanno portato a collaborare con diversi studi di consulenza in qualità di Manager al servizio delle aziende per pianificare crescite aziendali o per risolvere crisi aziendali e riorganizzare gli assetti societari efficientando il controllo di gestione e la finanza d’impresa.

Un iter professionale che mi ha consentito di sviluppare negli anni competenze in vari ambiti, dalla sfera Finanziaria, Amministrativa e Gestionale, alle dinamiche fiscali, passando attraverso esperienze di “start-up”, M&A e Turnaround, con un occhio vigile e sempre attento alla prevenzione del rischio d’impresa.

Un percorso arricchito da anni di esperienza nella gestione di Risorse Umane e Finanziarie, nella Contrattualistica, nella gestione dei rapporti diretti con Clienti e Fornitori, nella gestione delle dinamiche di Gruppo con soci e loro consulenti. 

Nel corso degli anni le esperienze aziendali unite alle attitudini personali mi hanno permesso di sviluppare la capacità di anticipare e nel contempo essere un buon risolutore dei problemi ordinari e straordinari delle attività.

Il mio agire è sempre stato caratterizzato da entusiasmo e passione in tutto quello che ho fatto e continuo a fare sia in ambito professionale che extra-professionale, sempre alla ricerca dell’innovazione e della differenziazione come caratteristica vincente.

La passione per la cultura mi ha portato ad iscrivermi all’Ordine dei Giornalisti ed a  scrivere articoli di economia pubblicati nella rubrica “La Bussola d’Impresa” edita dalla Gazzetta dell’Emilia ed a collaborare saltuariamente con altre testate.

La stessa passione mi porta a pianificare ed organizzare eventi non profit volti al raggiungimento di obiettivi filantropici legati  alla carità ed alla fratellanza anche attraverso  club ed associazioni locali. 

Mi piace lavorare in squadra, mi piace curare le pubbliche relazioni e, sono convinto che l’unione delle professionalità tra due singoli, non le somma ma, le moltiplica.

Il mio impegno è lavorare sodo con etica, lealtà ed armonia.”

Contatto Personale: mvacca@capri.it

Profilo Professionale: https://www.gazzettadellemilia.it/economia/itemlist/user/981-la-bussola-soluzioni-d-impresa.html

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