Di Lamberto Colla Parma, 18 ottobre 2026 – Mentre Washington muove verso una logica transazionale guidata dal pragmatismo e dal principio di “America First”, l’Unione Europea ha scelto di ribadire con fermezza il proprio sostegno difensivo ed economico all’Ucraina.
Un posizionamento sullo scacchiere internazionale dell’UE che, oltre all’isolamento la condurrà in un baratro economico e finanziario che potrà trovare sfogo solo con l’ennesima guerra continentale.
Ma questa volta, purtroppo, come pretendono polacchi e lettoni, l’avversario sarà la più grande potenza nucleare al mondo la stessa che ha resistito alle sanzioni occidentali senza schernirsi, quella che, “cacciata” dall’Europa, ha trovato nell’altro mondo i partner con i quali condividere obiettivi, risorse e difesa militare con una proiezione verso una moneta unica alternativa al Dollaro.
Uno scenario geopolitico multipolare, come teorizzato anni fa dal filosofo preferito di Putin, quel Aleksandr Dugin al quale gli Ucraini hanno assassinato la figlia ma contrastato fortemente dagli USA nel timore di perdere il controllo e soprattutto perdere il primato del dollaro.
Ed è proprio per mantenere la moneta statunitense come moneta di riferimento globale che gli USA, nella loro storia moderna, hanno scatenato e indotto conflitti in ogni angolo del mondo.
Ed ora, o meglio è già da qualche anno che i nostri burattinai hanno deciso di affossare l’Europa a favore dell’’Asia.
E qui, nello stravecchio e marcescente continente, i politici si trincerano dietro la presunzione del più grande mercato mondiale al quale nessuno, nemmeno gli USA potrà fare a meno.
Ma sembrava inattaccabile anche la supremazia tecnologica e metalmeccanica europea e in particolare il settore dell’automotive, mentre a causa di devianze demagogiche interne in contrapposizione alla tecnologia avanzata e sostenuta da ricchezza di materie prime come Cina e Asia, anche l’automotive è al “verde”.
Non è proprio quello che ci si auspicava quando si iniziò a parlare di politica “Green”.
Verde però è verde!
Con l’abbattimento del muro di Berlino e l’alienazione del Patto di Varsavia tutti ci eravamo illusi che l’Europa avrebbe vissuto per sempre in Pace. Scambi culturali ed economici tra la Federazione Russa, gli ex Paesi che formavano l’URSS e l’Europa, si sarebbero integrati i plus di ciascuno, le risorse naturali dall’est e tecnologia energivora in europa. Addirittura, nel 2004, ci fu la proposta di aderire alla NATO.
Invece la NATO ha deciso di accerchiare il nemico numero uno degli USA. Paese dopo Paese, il “Pifferaio Magico Europeo” ha attratto a sé quei paesi che un tempo erano sotto influenza sovietica piazzando in quei territori anche le basi militari, testate strategiche comprese, venendo meno agli accordi tra gentiluomini di fine anni ’80 del secolo scorso.
Così, quando a essere preso di mira è stata l’Ucraina, lo Zar Putin ha detto stop. Stop alla Nato in Ucraina, anche se nulla ostava alla sua adesione alla Unione Europea. Troppo vicine a Mosca sarebbero state ile batterie missilistiche dell’Alleanza Atlantica che, da forza di difesa sembra aver assunto più quella di offesa.
A far cadere le ultime foglie di fico sono state le pseudo democratiche elezioni nate dalla “rivoluzione” di Piazza Maidan di Kiev a cui sono seguiti gli attacchi ruffofoni e russofobi (14.000 morti della retina russa uccisi sotto i colpi ucraini) che misero a ferro e fuoco il Donbas sino a quando l’intervento armato della federazione Russa riportò la guerra nel cuore dell’Europa.
E da quel momento l’Unione Europea decise di mettersi dalla parte sbagliata per la prima volta.
Invece di porsi immediatamente a giudice e mediatore di pace, sotto la influenza USA decise di assecondare l’Ucraina nella guerra alla Russia per conto degli Stati Uniti. Ha sostenuto economicamente e militarmente, seppure non in modo ufficiale, la difesa dell’Ucraina senza che questa fosse aderente alla Unione e tantomeno alla NATO.
Ucraina che, per tenersi ben stretti gli amici psicopatici dell’UE, ha fatto saltare il gasdotto “North Stream 1” che legava a buon mercato la Russia ai Paesi del vecchio continente, mantenendo il gas russo per sé stessa. Noi invece abbiamo alimentato i ricavi USA acquistando l’oneroso GNL a stelle e strisce.
Ed ora, che Trump dopo aver “conquistato” il petrolio del Venezuela, quello pesante di cui è deficitario, dopo aver perso l’opportunità iraniana, ecco che è sceso a patti con Putin dopo aver ordinato agli europei di mettere molte delle riserve di gasolio sul mercato mondiale.
“Ubbidisco” urlarono in coro i nostri presuntuosi pecoroni.
E l’Europa cosa fa?
Invece di prendere la palla al balzo per uscire da una situazione imbarazzante e svantaggiosissima, mettendoci del suo per isolare Zelensky e riportare la pace con buona pace della nostra economia, ha alzato la posta.
Ha immediatamente stanziato altre sanzioni alla Federazione Russa, promesso altri miliardi a Kiev e criticato Trump che invece i suoi interessi se li fa, eccome.
Intanto i lettoni e i polacchi continuano a inventarsi sconfinamenti russi con la speranza di coinvolgere il continente in un conflitto contro i loro odiati vicini russi.
Il tafazzismo europeo è ormai una malattia cronica dalla quale ci si potrà liberare solo con un violento attacco antibiotico.
Sempre dalla parte sbagliata!
Meditate gente, meditate!






(Vignetta di copertina di Romolo Buldrini altre generate con AI) –
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