Dove gli ulivi non producono soltanto olio, ma custodiscono la memoria dell’isola
Di Mario Vacca Capri, 26 agosto 2026 – Ogni volta che torno a Capri cerco di evitare la fretta.
L’isola che milioni di persone conoscono è quella dei Faraglioni, della Piazzetta, delle terrazze affacciate sul mare. È una Capri straordinaria, certo, ma non è l’unica.
Esiste una Capri più silenziosa.
Una Capri che bisogna cercare salendo lungo antichi sentieri, attraversando muretti a secco, respirando il profumo della macchia mediterranea e lasciandosi guidare da quegli alberi che sembrano aver osservato il passare dei secoli senza mai muoversi di un passo.
Sono gli ulivi.
Questa volta il nostro viaggio, nato per raccontare il vino italiano, ha deciso di concedersi una piccola deviazione.
Perché, in fondo, vino e olio parlano la stessa lingua.
Entrambi raccontano un territorio, entrambi sono figli del tempo, entrambi hanno bisogno di mani capaci di custodirli.
Ad accompagnarmi, insieme all’amico Attilio De Blasio ormai una presenza costante al mio fianco ed Amico Fraterno, c’è Carlo Lely Garolla, coordinatore dell’Associazione L’Oro di Capri.
Ci incontriamo nella tenuta di Pino de Monaci, uno dei luoghi simbolo del progetto.
È difficile immaginare che questi terrazzamenti, oggi curati con attenzione quasi artigianale, siano rimasti per anni nascosti dalla vegetazione.
Eppure era proprio così.
Molti uliveti dell’isola erano stati lentamente abbandonati.
Gli alberi continuavano a vivere, ma nessuno si prendeva più cura di loro, la macchia mediterranea li aveva quasi inghiottiti.
È da questa consapevolezza che nasce l’associazione, non dall’idea di produrre olio ma dalla volontà di restituire dignità al paesaggio.
Dietro questo progetto c’è la determinazione di Gianfranco D’Amato e di un gruppo di persone che hanno scelto di investire tempo, energie e competenze per riportare alla luce una parte importante dell’identità agricola di Capri.
Con il passare degli anni il progetto ha trovato il sostegno del Comune di Anacapri, che ne ha riconosciuto il valore ambientale e culturale.
La collaborazione con l’assessora alla cultura Manuela Schiano ha dato vita anche alla mostra immersiva “Gli Alberi della Vita“, ospitata nella restaurata Villa Rosa.
Attraverso fotografie, testimonianze e installazioni multimediali curate dal fotografo Luciano Romano, con la consulenza antropologica di Helga Sanità, il visitatore non osserva semplicemente degli ulivi. Ascolta le storie delle persone che li hanno custoditi, perché ogni pianta, prima ancora di produrre olive, racconta una famiglia.
Camminando insieme a Carlo tra gli uliveti, mi rendo conto che qui la parola sostenibilità assume un significato molto diverso da quello che siamo abituati ad ascoltare.
Non è uno slogan, è lavoro quotidiano.
Mi mostra le trappole utilizzate per monitorare la mosca olearia.
Mi parla delle tre stazioni meteorologiche installate nei diversi appezzamenti, dell’analisi dei terreni dello studio delle varietà autoctone.
Ogni scelta viene compiuta osservando la natura prima ancora che il calendario.
Poi ci fermiamo davanti a un albero.
Non è un ulivo qualsiasi.
Ha più di mille anni.
Rimango qualche minuto in silenzio.
Pensare che quella pianta fosse già lì quando ancora Capri apparteneva a mondi completamente diversi dai nostri restituisce immediatamente il senso del tempo.
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche ne sta studiando il patrimonio genetico.
Prima l’identificazione della varietà.
Poi l’origine genetica.
Ora persino la ricerca dei migliori impollinatori.
È sorprendente osservare come la scienza moderna possa dialogare con un essere vivente nato oltre un millennio fa.
Gli uliveti recuperati si concentrano soprattutto nelle zone di Orrico, Mesola, Pino e Faro.
Qui vengono applicate tecniche agronomiche rispettose dell’ambiente, come il sovescio, che utilizza le essenze spontanee dell’isola per restituire fertilità al terreno senza ricorrere a pratiche invasive.
La filosofia è semplice.
Prima si cura il terreno.
Poi arriverà il raccolto.
Anche i numeri raccontano questa filosofia.
Nel primo anno di produzione furono ottenuti circa 3.500 litri di olio.
Nel 2024 si è arrivati a circa 5.000 litri.
Non sono cifre destinate alla grande distribuzione.
E non vogliono esserlo.
Qui la qualità viene prima della quantità.
L’olio viene prodotto seguendo il disciplinare della DOP Penisola Sorrentina e Isola di Capri.
Accanto alle varietà Frantoio, Leccino e Rotondella continua a distinguersi la Minucciola, autentica protagonista della tradizione olivicola caprese.
Passeggiando tra gli ulivi, immerso nei miei pensieri e pensando a quando questi alberi furono piantati dai contadini del luogo, mi accorgo che Attilio ascolta attentamente ogni parola sulle diverse varietà, salvo poi intervenire e ribattere con una competenza che mi fa capire quanto ne sappia più di me. Del resto, è medico ed esperto di antidoti ai veleni, se proprio lui non conoscesse la composizione di ogni alimento, non so quanto sarei tranquillo ad averlo accanto a tavola e nella vita!
Uno dei momenti più importanti nella crescita dell’associazione arriva quando l’olio viene valutato da Maria Luisa Ambrosino, capo panel del laboratorio della Camera di Commercio di Napoli.
Quel giudizio rappresenta una svolta.
I soci comprendono che il loro lavoro non sta semplicemente recuperando uliveti.
Sta dando vita a un olio di qualità capace di raccontare Capri attraverso il gusto.
Oggi, grazie anche alle indicazioni dell’agronomo Angelo Lo Conte, le olive vengono raccolte e trasferite immediatamente, con mezzi refrigerati, in un frantoio del Cilento.
Ogni socio mantiene separata la propria produzione.
Così ogni bottiglia conserva la propria identità.
Perché ogni uliveto ha una storia diversa.ù
Ma forse l’aspetto che mi colpisce maggiormente è ciò che accade fuori dagli uliveti.
L’associazione organizza passeggiate, giornate con il FAI, incontri dedicati alle scuole.
I bambini partecipano alla raccolta delle olive, piantano nuovi alberi, fanno merenda con pane e olio, imparano che il paesaggio non è qualcosa da consumare, ma un patrimonio da custodire.
Con il progetto Mamma Evo, fortemente voluto dal presidente Pierluigi Della Femina, ogni nuova mamma riceve un cofanetto dedicato all’olio extravergine, un gesto simbolico che accompagna idealmente il primo percorso alimentare del bambino nel segno della qualità e della tradizione.
Mentre lasciamo Pino de Monaci, mi volto un’ultima volta verso quei terrazzamenti.
Penso che il vero valore di questo progetto non sia soltanto l’olio che produce.
Il suo valore è aver dimostrato che un territorio può rinascere quando una comunità decide di prendersene cura.
Gli ulivi continueranno a vivere ancora per centinaia di anni.
La domanda è se noi sapremo essere, anche solo per una piccola parte della loro storia, custodi all’altezza della loro straordinaria memoria.
Ogni viaggio lascia un’immagine. Questa volta non porto con me soltanto il profumo dell’olio o il colore degli ulivi. Porto il sorriso di chi ha deciso che recuperare un albero significa recuperare un pezzo di storia. E forse è proprio questo il compito più bello dell’agricoltura: custodire il passato perché possa continuare a dare frutti nel futuro.






La Bussola d’Impresa – Mario Vacca
“Mi presento, sono nato a Capri nel 1973, la mia carriera è iniziata nell’impresa di famiglia, dove ho acquisito la cultura aziendale ed ho potuto specializzarmi nel management dell’impresa e contestualmente ho maturato esperienza in Ascom Confcommercio per 12 anni ricoprendo diverse attività sino al ruolo di vice presidente.
Per migliorare la mia conoscenza e professionalità ho accettato di fare esperienza in un gruppo finanziario inglese e, provatane l’efficacia ne ho voluta fare una anche in Svizzera.
Le competenze acquisite mi hanno portato a collaborare con diversi studi di consulenza in qualità di Manager al servizio delle aziende per pianificare crescite aziendali o per risolvere crisi aziendali e riorganizzare gli assetti societari efficientando il controllo di gestione e la finanza d’impresa.
Un iter professionale che mi ha consentito di sviluppare negli anni competenze in vari ambiti, dalla sfera Finanziaria, Amministrativa e Gestionale, alle dinamiche fiscali, passando attraverso esperienze di “start-up”, M&A e Turnaround, con un occhio vigile e sempre attento alla prevenzione del rischio d’impresa.
Un percorso arricchito da anni di esperienza nella gestione di Risorse Umane e Finanziarie, nella Contrattualistica, nella gestione dei rapporti diretti con Clienti e Fornitori, nella gestione delle dinamiche di Gruppo con soci e loro consulenti.
Nel corso degli anni le esperienze aziendali unite alle attitudini personali mi hanno permesso di sviluppare la capacità di anticipare e nel contempo essere un buon risolutore dei problemi ordinari e straordinari delle attività.
Il mio agire è sempre stato caratterizzato da entusiasmo e passione in tutto quello che ho fatto e continuo a fare sia in ambito professionale che extra-professionale, sempre alla ricerca dell’innovazione e della differenziazione come caratteristica vincente.
La passione per la cultura mi ha portato ad iscrivermi all’Ordine dei Giornalisti ed a scrivere articoli di economia pubblicati nella rubrica “La Bussola d’Impresa” edita dalla Gazzetta dell’Emilia ed a collaborare saltuariamente con altre testate.
La stessa passione mi porta a pianificare ed organizzare eventi non profit volti al raggiungimento di obiettivi filantropici legati alla carità ed alla fratellanza anche attraverso club ed associazioni locali.
Mi piace lavorare in squadra, mi piace curare le pubbliche relazioni e, sono convinto che l’unione delle professionalità tra due singoli, non le somma ma, le moltiplica.
Il mio impegno è lavorare sodo con etica, lealtà ed armonia.”
Contatto Personale: mvacca@capri.it
Profilo Professionale: https://www.gazzettadellemilia.it/economia/itemlist/user/981-la-bussola-soluzioni-d-impresa.html








































