Dalla sostenibilità dichiarata alla sostenibilità dimostrata: la fine del greenwashing come strategia comunicativa

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Di Mario Vacca Parma, 3 febbraio 2026 – Con lo schema di decreto legislativo di attuazione della Direttiva (UE) 2024/825, l’ordinamento italiano compie un salto di qualità decisivo nel contrasto al greenwashing e nella tutela della trasparenza ambientale. La sostenibilità, finalmente, esce dalla dimensione puramente promozionale per assumere la natura di impegno giuridico fondato su evidenze oggettive, verificabili e controllabili.

Con l’approvazione preliminare del provvedimento da parte del Consiglio dei Ministri il 5 novembre 2025, l’Italia si allinea al nuovo corso europeo della sostenibilità “dimostrata”, inaugurando un modello di accountability rafforzata in cui la comunicazione ambientale diventa parte integrante della compliance d’impresa.

La Direttiva (UE) 2024/825, adottata il 6 marzo 2024 e dedicata alla responsabilizzazione dei consumatori nella transizione verde, rappresenta il primo pilastro del nuovo diritto europeo della sostenibilità comunicata. Il suo obiettivo è chiaro: garantire che le dichiarazioni ambientali siano corrette, comparabili e fondate su prove scientifiche, superando definitivamente l’epoca delle affermazioni vaghe e autoreferenziali.

Il decreto italiano, predisposto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), recepisce questa impostazione e mira a contrastare in modo sistematico il greenwashing, inteso come l’uso di claim ambientali non dimostrabili, ambigui o fuorvianti a fini commerciali. Una pratica tanto diffusa quanto pericolosa, capace di minare la fiducia dei consumatori, disorientare gli investitori e falsare la concorrenza tra operatori economici.

Con la nuova disciplina, la dichiarazione di sostenibilità cessa di essere uno strumento narrativo di marketing per trasformarsi in un impegno giuridico pienamente dimostrabile. Ogni affermazione ambientale dovrà poggiare su dati verificabili, documentazione oggettiva ed evidenze scientifiche, ed essere potenzialmente sottoponibile al controllo delle autorità competenti.

La Direttiva 2024/825 si inserisce nel più ampio disegno del Green Deal europeo, in stretta connessione con la proposta di Direttiva sui green claims specifici, la CSRD e la CSDDD, delineando un vero e proprio mercato unico della sostenibilità verificata.

Lo schema di decreto introduce un sistema articolato di obblighi per le imprese che utilizzano dichiarazioni ambientali nella promozione di prodotti o servizi. Tra le principali innovazioni si segnalano:

  • l’obbligo di una valutazione tecnico-scientifica a supporto di ogni claim ambientale;
  • l’introduzione di procedure di verifica ex ante da parte di enti accreditati o terze parti indipendenti;
  • il rafforzamento dei poteri dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), con sanzioni fino al 4% del fatturato annuo;
  • l’obbligo di chiarire se il claim si riferisca al prodotto, al processo o all’intera organizzazione, evitando confronti e percezioni fuorvianti.

L’approccio è chiaramente risk-based e richiama la logica della due diligence già nota nel diritto europeo della sostenibilità: non basta dichiarare, occorre dimostrare di aver verificato.

Il principio cardine è semplice quanto rivoluzionario: ogni affermazione ambientale deve poter essere provata. Espressioni come “eco-friendly”, “sostenibile”, “ad impatto zero” o “climate neutral” non saranno più ammesse se non accompagnate da metodologie di misurazione trasparenti, analisi del ciclo di vita (LCA), indicatori comparabili e sistemi di tracciabilità affidabili.

La portata innovativa della disciplina non risiede tanto nella repressione del falso, quanto nell’introduzione di un vero onere della prova della verità ambientale. La sostenibilità non è più una promessa reputazionale, ma un dato tecnico che deve poter essere verificato in ogni sua componente.

Per i professionisti ed i consulenti d’impresa, ciò comporta un ampliamento delle responsabilità: la verifica dei claim ambientali dovrà essere integrata nei sistemi di governance ESG, nei controlli interni e nella reportistica di sostenibilità. Le imprese dovranno essere accompagnate non solo nella formulazione di messaggi conformi, ma nella costruzione di architetture documentali solide, in grado di resistere a verifiche e contestazioni.

Anche le PMI, pur con un approccio proporzionato, sono chiamate a un salto culturale: la veridicità delle informazioni ambientali diventa parte della loro accountability pubblica, al pari degli obblighi contabili e fiscali.

Non è un caso che, secondo recenti rilevazioni, il 94% degli investitori dichiari di non fidarsi pienamente dei bilanci di sostenibilità così come sono stati trattati fino ad oggi. Un dato che pesa come un macigno e che dimostra come l’abuso del linguaggio ESG abbia finito per svuotare di credibilità anche gli strumenti più nobili.

In questo scenario, il decreto sui green claims segna un cambio di paradigma: la comunicazione di sostenibilità si sposta definitivamente dal marketing alla compliance. Ciò che viene comunicato al mercato deve essere coerente, misurabile e verificabile, esattamente come avviene per i dati finanziari.

Il principio affermato dalla nuova normativa va oltre il solo tema ambientale. Lo stesso rigore dovrebbe valere per ogni elemento identitario utilizzato dall’impresa per attrarre consumatori e investitori: dal Made in Italy alla qualità delle filiere, dall’impatto sociale all’innovazione tecnologica.

Tutto ciò che un’azienda comunica come valore distintivo dovrebbe essere reso pubblico, tracciabile e correttamente rappresentato, evitando l’uso distorto o suggestivo delle parole. Perché la fiducia non nasce dalla promessa, ma dalla coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che si è davvero.

La Direttiva (UE) 2024/825 e il decreto italiano sui green claims segnano una svolta profonda: la verità ambientale diventa un requisito giuridico, non più un attributo reputazionale. Il mercato, come il diritto, non premia più chi si proclama sostenibile, ma chi è in grado di dimostrarlo con rigore, metodo e responsabilità.

Seguire scrupolosamente le linee guida della sostenibilità non è più solo una scelta etica: è un atto di correttezza verso il mercato, verso gli investitori e, in ultima analisi, verso il futuro.

Perché la sostenibilità, quando è vera, non ha bisogno di slogan. Ha bisogno di fatti.

(foto generata con AI)

La Bussola d’Impresa – Mario Vacca

“Mi presento, sono nato a Capri nel 1973, la mia carriera è iniziata nell’impresa di famiglia, dove ho acquisito la cultura aziendale ed ho potuto specializzarmi nel management dell’impresa e contestualmente ho maturato esperienza in Ascom Confcommercio per 12 anni ricoprendo diverse attività sino al ruolo di vice presidente.

Per migliorare la mia conoscenza e professionalità ho accettato di fare esperienza in un gruppo finanziario inglese e, provatane l’efficacia ne ho voluta fare una anche in Svizzera.

Le competenze acquisite mi hanno portato a collaborare con diversi studi di consulenza in qualità di Manager al servizio delle aziende per pianificare crescite aziendali o per risolvere crisi aziendali e riorganizzare gli assetti societari efficientando il controllo di gestione e la finanza d’impresa.

Un iter professionale che mi ha consentito di sviluppare negli anni competenze in vari ambiti, dalla sfera Finanziaria, Amministrativa e Gestionale, alle dinamiche fiscali, passando attraverso esperienze di “start-up”, M&A e Turnaround, con un occhio vigile e sempre attento alla prevenzione del rischio d’impresa.

Un percorso arricchito da anni di esperienza nella gestione di Risorse Umane e Finanziarie, nella Contrattualistica, nella gestione dei rapporti diretti con Clienti e Fornitori, nella gestione delle dinamiche di Gruppo con soci e loro consulenti. 

Nel corso degli anni le esperienze aziendali unite alle attitudini personali mi hanno permesso di sviluppare la capacità di anticipare e nel contempo essere un buon risolutore dei problemi ordinari e straordinari delle attività.

Il mio agire è sempre stato caratterizzato da entusiasmo e passione in tutto quello che ho fatto e continuo a fare sia in ambito professionale che extra-professionale, sempre alla ricerca dell’innovazione e della differenziazione come caratteristica vincente.

La passione per la cultura mi ha portato ad iscrivermi all’Ordine dei Giornalisti ed a  scrivere articoli di economia pubblicati nella rubrica “La Bussola d’Impresa” edita dalla Gazzetta dell’Emilia ed a collaborare saltuariamente con altre testate.

La stessa passione mi porta a pianificare ed organizzare eventi non profit volti al raggiungimento di obiettivi filantropici legati  alla carità ed alla fratellanza anche attraverso  club ed associazioni locali. 

Mi piace lavorare in squadra, mi piace curare le pubbliche relazioni e, sono convinto che l’unione delle professionalità tra due singoli, non le somma ma, le moltiplica.

Il mio impegno è lavorare sodo con etica, lealtà ed armonia.”

Contatto Personale: mvacca@capri.it

Profilo Professionale: https://www.gazzettadellemilia.it/economia/itemlist/user/981-la-bussola-soluzioni-d-impresa.html

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