Di Lamberto Colla Parma 24 maggio 2026 – “Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete [raccogliere] e i cavalli addestrati per terrorizzare il nemico di Allah e il vostro…” (Sura 8:60).
Questo insegnamento sembra che sia stato molto ascoltato dai terroristi islamisti che hanno fatto carneficine in ogni angolo d’Europa.
Tutti soggetti sani, come il 15enne che a Firenze è stato arrestato, dalla DIGOS, con l’accusa di terrorismo. Nelle chat di messaggistica intercorse con personaggi riconducibili all’estremismo islamista radicale il minorenne si era dichiarato pronto ad agire e aveva ricevuto istruzioni sulla tipologia di luogo da scegliere per compiere azioni terroristiche. Ma era pure recidivo. Infatti alcuni mesi prima era già stato colpito dalla misura cautelare del collocamento in comunità per lo stesso reato fino a quando, lo scorso marzo, il provvedimento era stato revocato e sostituito con il regime di messa alla prova.
Per fortuna questo era sano e finalmente finirà, speriamo, in carcere felice e contento di essere un reclutato dall’ideologia islamista e pronto, chissà a fare il martire.
Cosa diversa da quel povero italiano di seconda generazione verso il quale la sinistra, compatta e irriducibile, si è schierata a difesa sin dai primi istanti mettendogli pure a disposizione il magister legale che assiste anche la Francesca Albanese. L’avv. Fausto Gianelli è lo stesso che entrò nell’inchiesta della Dda di Genova sui presunti fondi destinati ad Hamas. Non come difensore di Mohammad Hannoun, ma di Abu Rawwa Adel Ibrahim Salameh, immobiliarista residente a Sassuolo, scarcerato dal Riesame dopo l’arresto.
Quella di Gianelli è una nomina che non è passata inosservata e sulla quale è intervenuto Carlo Giovanardi, ex ministro dei Rapporti con il Parlamento nel secondo governo Berlusconi. In una nota, ha posto l’accento sul profilo politico dell’avvocato, definendolo “noto sostenitore della causa palestinese e delle ali più radicali ed intransigenti dei movimenti che vogliono la distruzione di Israele”. Una scelta che, secondo l’ex ministro modenese, rischia di cambiare la lettura del dopo-attentato.
Ma chi è Salim El Koudri. Nato a Bergamo, figlio di immigrati marocchini, cittadino italiano e laureato. Nella sua impresa modenese di sabato scorso 16 maggio ha ferito gravemente cinque persone con la sua auto, quindi ha preso il coltello e correndo ha cercato di accoltellare altre persone in perfetto stile islamista, ma lui era pazzo, quindi è stato più un incidente che una operazione del terrore. Gli era stato diagnosticato, infatti, nel recente passato un “disturbo schizoide di personalità”.
Non tanto pazzo da richiedere una bibbia (forse per sputarci sopra) e un prete dichiarando pure di essere certo che quel giorno sarebbe morto.
Insomma un gran paraculo!
“L’attentato di Modena è un atto di TERRORE. L’attentatore ha emulato quella che è una tattica dello stato islamico, è la tattica dei 1000 tagli”, ci va già forte Fausto Biloslavo. E come il bravo giornalista di guerra la pensano in tanti, tantissimi in Italia.
Pazzo o no, quello è stato un attentato, premeditato di natura islamista. Manca solo la rivendicazione ufficiale per elevare l’azione a un martire fallito.
Tra l’altro corre voce che un testimone avesse ascoltato una sua conversazione con altri due personaggi, dove El Koudri si vantava che avrebbe ottenuto almeno 40.000€ e avrebbe dato un gran bello spettacolo.
Lo spettacolo Horror c’è stato in effetti il giorno seguente. Il secondo tempo dell’Horror show è cominciato subito dopo con l’alzata di scudi dei sinistri, responsabili morali e politici di quanto sta accadendo nelle nostre città e periferie.
Un alto senso di buonismo senza se e senza ma che va in una unica direzione: i protetti della sinistra.
Non importa che questi attentino alle persone innocenti, preferibilmente pallide e italiane da sempre, quelle che pagano le tasse per sostenere queste entusiasmanti “risorse boldriniane” che ci stanno regalando il miglior futuro essendo i migranti l’“avanguardia del nostro futuro stile di vita”.
Sinceramente preferisco restare un retrogrado!
Concludendo quindi la faccenda di El Koudri, la sua presunta e ben sostenuta pazzia gli consentirà di godersi i 40.000€ da libero cittadino dopo un periodo di “cure” fuori dagli istituti di pena.
Val la pena perciò ora di ricordare di un altro pazzo i cui familiari avevano isolato a mandato in esilio in Italia dagli USA e che noi abbiamo accolto come un grande artista cinematografico, concedendogli un finanziamento di circa 800.000 euro per un’opera cinematografica di un regista dal nome falso che poco dopo avrebbe massacrato la compagna e il figlioletto arrivando a insultare l’Italia una volta arrestato.
Si chiama Francis Kaufmann, finalmente arrestato in Grecia e sospettato dell’omicidio della compagna russa Anastasia e della figlia, entrambe trovate cadavere a Villa Pamphili, che, come anticipavamo, aveva ottenuto nel 2020 un tax credit di 863.595,90 euro per la produzione cinematografica di un film mai realizzato.
Si tratta, scrive Open, del film “Stelle della Notte” del regista americano, Rexal Ford, legato alla società maltese Tintagel Films Llc. Rexal Ford è proprio il falso nome utilizzato da Kaufmann durante il suo soggiorno a Roma. Il progetto del film si rivela dunque parte di un’elaborata messinscena, messa in piedi da Kaufmann con l’uso di un falso passaporto e documentazione fittizia. La notizia è riportata in esclusiva dal sito Open che evidenzia che i fondi pubblici erano stati disposti con un decreto del ministero dei beni Culturali del 27 novembre 2020, all’epoca guidato da Dario Franceschini, nel corso del governo Conte-bis.
Chissà invece quanto avrebbe dovuto penare un giovane regista, appena uscito dalla accademia, per ottenere un misero finanziamento di poche migliaia di euro. Tra domande, certificati, autocertificazioni, dichiarazioni di conformità e poi controlli sullo stato di avanzamento e controlli di gestione in itinere che devono essere fotocopia di quanto dichiarato in progetto, pena la riduzione o addirittura la restituzione del finanziamento.
Ma no, su Kaufmanm non si può!
Lui è pazzo quindi, guarda caso, ha già un piede fuori dal carcere. Infatti il processo è sospeso per consentire all’americano di curarsi fuori dall’istituto carcerario quando si renderà disponibile una struttura specializzata pronta ad accoglierlo.
E se il suo disturbo psichiatrico fosse una buona montatura? La fuga da una struttura del Servizio psichiatrico ospedaliero (Spo) di diagnosi e cura è sicuramente più semplice che da un carcere, soprattutto per uno che pazzo potrebbe non essere.
Attenzione, voi cittadini italiani che magari a fatica riuscite a pagare, sino all’ultimo scellino, le tasse, non azzardatevi a salire su un autobus senza il biglietto obliterato… La giustizia non Vi farà sconti!






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(Vignetta di Copertina a cura di Romolo Buldrini L’Aquila) – Altre vignette realizzate con AI.) –
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