Di Lamberto Colla Parma 14 giugno 2026 – A sei anni di distanza dalla pandemia da Sars Covid19, nella speranza che tutto fosse stato dimenticato, ecco che vengono lanciate nuove esche per vedere quanti pesciolini avrebbero abboccato. A parte qualche timorato di Dio che si è preoccupato di indossare la mascherina anche in auto, molti hanno iniziato a preoccuparsi ma non al punto da ritirarsi in casa in modo autonomo. Altri, molto meno ma molto più furiosi, hanno iniziato a opporsi per smontare, pubblicamente, le preoccupazioni emergenti.
La prima, come se fosse una sceneggiatura di un film dell’orrore, è stata agli onori della cronaca per diversi giorni, poi la notizia si è dissolta come neve al sole. Il riferimento è alla crociera da milionari in discarica alla periferia di Ushuaia, nell’estremo sud dell’Argentina con topi portatori di Hantavirus che, alla pari dei pipistrelli cinesi hanno, guarda a caso, abilitato il virus per aggredire gli umani. Ma già a fine 2025 c’era stato il tentativo di stimolare la sensibilità umana con il “Vaiolo delle Scimmie”.
Nel frattempo c’è il caso della Sardegna e l’ordine di abbattimento del capitale zootecnico, infetto e non, per la diffusione della Lumpy Skin Disease (LSD), o dermatite nodulare contagiosa. Si tratta in effetti di una patologia virale trasmessa dagli insetti (come zanzare e zecche) che causa febbre e noduli cutanei, il morbo non è trasmissibile agli esseri umani, ma comporta gravi perdite per il comparto zootecnico. Forse non tanto gravi posto che il servizio sanitario sardo ha chiesto l’abbattimento degli animali sani nelle aziende dove è comparsa la malattia.
Tante pillole di paura, giusto per tenere in tensione le emotività affinché la prossima batosta possa essere accolta con terrore, rigore e ubbidienza.
Intanto si sta diffondendo il timore delle zanzare OGM geneticamente modificate (prodotto dalla Fondazione Bill e Melinda Gates) per contenere la malaria ma lo stesso Burkina Faso ha interrotto questa sperimentazione. Anche in questo caso le reazioni non sono state particolarmente gravi.
E allora ecco che si alza il tiro e si insinua il sospetto che il terribile virus Ebola possa lasciare i Paesi Africani della Repubblica Democratica del Congo (RDC) e dell’Uganda e approdare altrove.
Insomma, l’infettivologia va sempre molto di moda ma non sembra ancora sufficientemente convincente e allora, nonostante il clima si sia enormemente modificato rispetto alla narrazione terrificante degli ultimi anni, ecco che si cerca di convincere la popolazione che il caldo è soffocante e che le temperature erano fuori standard anche in maggio. Ad allarmare sono le previsioni di temperature sahariane, 37-40 gradi, ma poi in effetti vengono registrate al momento temperature molto più nella norma salvo rarissimi casi. Grazie ai modelli previsionali è facile proiettare apici di calore e suggestionare la popolazione mettendo in allerta da eventuali danni alla salute.
La neve che i figli di “Gretina” di Al Gore non avrebbero mail più visto, invece, per fare loro dispetto, giusto questa primavera ha sommerso il centro Italia, e nelle scorse ore ricoperto il passo dello Stelvio.
Ma l’informazione, sempre attenta a non mollare l’osso emergenziale è uscita con l’ennesima classifica intimidatoria, seppure abbia dovuto, forzatamente, riposizionare la classifica al terzo posto per il caldo, pur sempre con parole devastanti. “Il 2025 è stato il terzo anno più caldo di sempre (secondo il report di Copernicus sul clima) e da 11 anni viviamo in un mondo a +1” e come scritto da “wired”, “lo stesso documento conferma come il 2025 sia stato l’undicesimo anno di fila in cui si è registrata una temperatura superiore di almeno un grado rispetto alla media.”

E noi, come polli d’allevamento, dobbiamo bere ogni informazione, ogni notizia, troppo abituati a credere ai main stream, alle TV che hanno, in un tempo remoto, diffuso credibilità, mentre oggi forzano le notizie, ne nascondono altre e lasciano in evidenza solo quelle utili ai loro padroni, agli “editori” del mondo.
E così, non appena comincia a trapelare la notizia di una vaccinazione sperimentale di polli con Vaccini mRNA, ecco i difensori della verità unica e pura irrompono negando. Negando la quantità di allevamenti coinvolti e abbassando il numero a soli 5 sebbene appartenenti alla medesima grande impresa del Nord Est, pur senza portare alcuna informazione sulla natura della tipologia di vaccino sperimentale introdotto, sottolineando solo la innocua sperimentazione.
Ma le preoccupazioni non viaggiano solo sui social della disinformazione, come molti vogliono fare credere.
In Veneto due consiglieri regionali hanno proposto una interrogazione lo scorso 1 marzo.
“Abbiamo presentato una interrogazione a risposta scritta sull’annunciata campagna vaccinale – sarebbe la prima in Italia – contro l’influenza aviaria. Abbiamo chiesto di sapere quale specifica tipologia di vaccino sarà utilizzata (vaccino inattivato tradizionale, vettoriale, nucleotidico, mRNA o altra tecnologia), di quale azienda e se la Regione Veneto ha già ottenuto le autorizzazioni nazionali ed europee. Si tratterebbe di un intervento il cui rischio va attentamente valutato per la salute animale e umana e generalmente per la sicurezza alimentare. Chiediamo alla Giunta veneta di rendere noti i protocolli di sorveglianza per distinguere animali vaccinati da quelli non vaccinati e quali ricadute si prevedono per la tracciabilità e commercializzazione dei prodotti alimentari. Chiediamo, inoltre, che si rendano pubbliche quali ulteriori misure di biosicurezza, controllo della densità degli allevamenti e programmazione produttiva accompagneranno la vaccinazione, al fine di ridurre strutturalmente il rischio di nuovi focolai.”
Ne danno notizia il consiglieri regionali di Resistere Veneto Riccardo Szumski e Davide Lovat.
“Dalle prime e frammentarie informazioni di cui disponiamo – spiegano i consiglieri – il piano coinvolgerà, in particolare nel veronese, 136 allevamenti di tacchini da carne e 64 allevamenti di galline ovaiole, con la somministrazione di oltre 14 milioni di dosi complessive e con un sistema di sorveglianza sanitaria ogni 30 giorni secondo le indicazioni dell’EFSA. Il Veneto diventerebbe la prima regione italiana ad adottare una campagna vaccinale nel settore avicolo, ma è necessaria la massima trasparenza anche perché là dove è stata già adottata – ad esempio in Francia – l’iniziativa ha suscitato grande interesse e apprensione nell’opinione pubblica e tra gli operatori della filiera in relazione alla sicurezza alimentare e alla trasparenza delle informazioni
Oggi le smentite hanno maggiori spazi delle opinioni dubbiose e auguriamoci che fra qualche anno non esca la smentita della smentita con la conferma che i complottisti avevano ragione, come già successo in recentissimo passato.
Nel frattempo molti avranno subito danno economici e di salute.
E noi avremo l’ennesima conferma di essere solo polli da sperimentazione e da spennare.
Per approfondire il progetto pilota consultare il Ministero della Salute a questo link

(Vignetta di Copertina a cura di Romolo Buldrini L’Aquila – Altre vignette da AI) –







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