Di Lamberto Colla Parma 7 giugno 2026 – Lo Zar umiliato. Alla presenza di 20.000 ospiti, in occasione dell’inaugurazione di un importante meeting economico asiatico, organizzato proprio a San Pietroburgo, la città natale di Vladimir Putin, droni ucraini colpiscono un bacino navale militare e un deposito di carburante.
Dopo circa 700 droni intercettati dai russi il giorno precedente, ecco che invece alcuni hanno raggiunto obiettivi sensibili della Federazione Russa. Solo poche ore prima, un drone ucraino aveva colpito un bus diretto in Crimea, 7 morti e 11 feriti, bersaglio che era stato preceduto da un edificio scolastico nella regione del Donetsk, oltre a un attacco alla centrale nucleare di Zaoprizhzhia, sotto il controllo dei militari della Federazione Russa.
Colpire la centrale nucleare, obiettivi civili e militari entro i confini della Federazione, sono stati atti di provocazione enorme che non potranno non lasciare strascichi, forse inimmaginabili per gravità.
Volodymyr Zelens’kyj, accerchiato da dissidenze interne, da evidenti casi di corruzione del suo entourage e ampi sospetti di commercializzare le armi ricevute in dono dagli alleati con il terrorismo di mezzo mondo che, per di più, si sommano al timore che l’alleato più potente non voglia più sostenerlo, sta alzando il tiro nel tentativo ultimo di obbligare i suoi sponsor occidentali a portare maggiori aiuti militari, in particolare vorrebbe urgentemente altri “patriot” statunitensi.
La figuraccia “mondiale” rilasciata a Putin, in occasione del Forum Economico di San Pietroburgo, è uno smacco che verrà lavato e rilavato dallo Zar Vladimir, c’è da scommetterci.
Dopo oltre quattro anni di guerra, il braccio di ferro tra Mosca e Kiev si combatte ormai ben oltre le linee del fronte. Se la Russia continua a colpire città e infrastrutture ucraine con missili e droni, l’Ucraina ha aumentato la portata e la frequenza delle operazioni contro obiettivi energetici, logistici, civili e simbolici all’interno del territorio russo.
Una dimostrazione che nessuna area russa potrà essere al sicuro.
Insomma, di fatto la dimostrazione che le richieste di Putin , avanzate sin da prima di entrare in Donbas nel 2022, avevano significato.
La NATO era troppo a ridosso della capitale della Federazione e perciò, pur acconsentendo che l’Ucraina entrasse in UE, ma mai avrebbe accolto l’ingresso nella NATO per non dover temere per l’incolumità nazionale.
Con i negoziati fermi e gli attacchi in aumento da entrambe le parti, il conflitto entra così in una fase sempre più estesa e imprevedibile e il rischio di sconfinamenti, del tipo di quello caduto in Romania alcuni giorni fa, è sempre più alto. Sconfinamenti per errore o simulati, la crisi potrebbe raggiungere apici pericolosissimi.
Sembra quasi che i leader europei facciano il tifo per intercettare una buona occasione per giustificare l’ingresso diretto nel conflitto con la Russia.
Mi auguro che così non sia… ma, “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si prende!”, come diceva un saggio politico della prima repubblica.









(Vignetta di Copertina a cura di Romolo Buldrini L’Aquila – Altre di SatiLeaks Gianfranco Colella e Altre vignette da AI) –
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